Saggi di Andrea Vitali

Laudabiles et Vituperabiles

Giochi lodevoli e biasimevoli nelle prediche di Roberto da Lecce, sec. XV

 

Roberto Caracciolo (frate Roberto da Lecce, ca. 1425-1495), dapprima osservante, poi conventuale, fu stimato ai suoi tempi uno fra i più famosi predicatori francescani, assieme a Giacomo della Marca e Giovanni da Capestrano. Inizialmente predicò in Italia settentrionale, in Lombardia e nel Monferrato la Crociata su incarico di papa Callisto III, poi nel Veneto, a Bologna, a Genova e a Roma, mentre dal 1470 la sua presenza è testimoniata dalle fonti nell’Italia meridionale, sia a Napoli, dove intrattenne legami con la casa d'Aragona, sia nella sua città natale. Da Sisto IV venne nominato vescovo d'Aquino nel 1475.


Se la sua eloquenza destava incredibili entusiasmi, è difficile rendersi conto, dai suoi sermoni in lingua latina e in volgare, dei motivi di questa grande attrattiva, considerazione che d’altronde si estende alla quasi totalità dei predicatori medievali.


Giuseppe Maffei a tal proposito scrive: “Ma per qual ragione i predicatori riscuotessero allora tanti applausi, noi nol possiamo dire: anzi, se leggiamo le prediche di San Bernardino da Siena, di Fra Roberto da Lecce, del Beato Alberto da Sarziano, di Fra Michele da Carcano, e di altri, de' quali ci narrano gli scrittori di que' tempi che traevano ad udirli le città e le provincie intere, noi facciamo le più alte maraviglie; perchè que' loro discorsi sono aride tantaferate piene di barbari modi scolastici, e di citazioni d'autori sacri e profani. Questo fenomeno si può spiegare in parte colla santità della vita de' predicatori; ma non tutti furono santi; onde si dee credere che una voce soave e canora, un'azione viva ed energica, una forte declamazione supplissero al difetto dell'eloquenza, e facessero profonda impressione sulle rozze menti del popolo. Ed in questa opinione ci conferma un fatto narrato da Erasmo di Rotterdam intorno a Fra Roberto da Lecce famoso predicatore. Costui salito un dì sul pergamo a predicar la crociata, dopo l'aringa, trattasi di dosso la tonaca, si mostrò vestito da capitano, esibendosi a condurre egli stesso le truppe (Erasmus, Eccles, Libro 5). E che mai si richiede di più per illudere il popolo, e volgerlo ove più aggrada?” (1).


Comunque sia, fra Roberto da Lecce fu ritenuto in odore di santità tanto che, quando il suo sepolcro venne aperto due secoli dopo la morte, il corpo fu trovato “incorrotto, trattabile e spirante soave fragranza” (2).


Celeberrima rimase la predica, pronunciata in Campidoglio nel mese di settembre del 1448, in una Roma oppressa dalla pestilenza. Il suo eloquio, che servì a riappacificare numerose persone, venne così esaltato da Giovanni Gioviano Ponzani: “Nemo post Paulum Tarsensem melius Robertus Lyciensi divina tractavi eloquia”. Ma il buon frate fu oggetto di una calunnia che molti autori, parlando successivamente di lui (3), non smentirono: se divenne talmente celebre come predicatore Apostolico tanto da far dire al Volterrano “ut omnes in eadem arte, & pronuntiationem, & gestus eius imitari conarentur. Proemiandi, exclamandi, commiserandi, digrediendi, epilogandi novus quasi Orator divini verbi modum saeculo monstravit” (4), dallo stesso fu accusato di condotta contraria ai costumi religiosi e al suo incarico da vescovo. Così infatti scrive lo storico: “Matronarum deinde certatim eum adeuntium concursu, atque libidine paulatim illectus, vesanus coepit esse. Praesul postremo factus in patria, senex inter concubinas decessit”. In parole povere il Volterrano scrive che da vecchio iniziò a frequentare donne di facili costumi. Tale asserzione fu comunque condannata non solo dal clero, ma dal popolo tutto.  


Di nostro interesse, in quanto viene citato il gioco dei Trionfi, è una predica facente parte del Quaresimale Padovano del 1455 (5). Prima di riportarla, risulta utile introdurre la tematica del gioco trattata dal frate, iniziando con una considerazione sul concetto di superstizione nella fede nella sua accezione di “cattiva religione” (6) atta a distinguere i comportamenti superstizioni da quelli irriverenti. Alla prima categoria appartenevano le pratiche religiose giudicate non ortodosse e per questo criticate diffusamente dai predicatori: fra queste troviamo casi particolari di culti verso i santi, l’eccessiva credulità nei confronti delle false reliquie e dei predicatori eretici.

 

Agli atteggiamenti irriverenti appartenevano l’entrare in chiesa con animali o portare con sé le proprie insegne, il chiacchiericcio e soprattutto il giocare a carte il giorno di Natale (7). Così San Bernardino si esprime al riguardo: “Il terzo comandamento di Dio, si è: Memento ut diem sabbati sanctifices (8). - Che tu ti ricordi di santificare il dì di festa - la quale e ordinata dalla santa Chiesa di guardare: come sono tutte le domeniche e le feste del nostro Signore e della sua gloriosa Madre e degli Apostoli, e tutte l'altre feste comandate dalla santa Chiesa; ed eziandio le feste particulari che sono comanda­te da' Vescovi a quegli che sono sotto il suo vescovado, posto che non si guardino altrove. E nota che guardare le feste si è: non operare alcu­na cosa per guadagno temporale, o per altro fine che non sia spiritua­le. (...). Contr'a questo comandamento fanno tutti quegli che nel di della festa spendono il tempo in giuochi e in balli e in canti e in andare alle taverne e in parlare parole disoneste, e in pigliare diletti e piaceri mondani, e simil vanitadi. (..). Contr'a questo comandamento fanno ancora quegli che, nel di della festa comandata, non odono la Messa intera, se già non hanno legittima scusa (...)” (9).

 

Il gioco d'azzardo, come abbiamo evidenziato in diversi nostri articoli (10), era sempre esecrato, specialmente se praticato in occasione di festività consacrate, come la notte di Natale: “Et tu o qui tenes locum ad ludendum in domo tua, in die Nativitatis, et fastis solemnibus, tu es particeps omnium peccatorum et malorum, quae ibi fiunt ..”; “Multoties patres suns causa, quod filii fiant luxuriosi, quia dant eis pecunias maxime in festis Nativitatis, ut ludant, et fiant gulosi” (11).

 

Poiché le attività ludiche si associavano a comportamenti socialmente pericolosi, come l'ubriachezza, le risse, i disordini e, soprattutto, la bestemmia, esse vennero regolate secondo una precisa normativa, espressa in un sermone di Roberto da Lecce, con la distinzione fra Ludi Laudabiles e Ludi Vituperabiles:

«Dico ergo quod primi ludi vocantur làudabiles et hiis duobus distinguuntur modis, quia aliqui sunt spirituales et aliqui tem­porales. Ludi spirituales sunt quando fit aliqua representatio alicuius devotionis: aut Passionis, vel Assensionis, aut Anuntiationis que (...) fieri in ecclesia possunt (...). Florentie similia valde bene fiunt, vidi Assensionem Ihesu Christi fieri taliter quod non reputatum fuisset cor humanum quin se tenerime commovisset; profecto fuit stupenda devo­tio. Recordor quod inter quosdam devotos facta fuit representatio obe­dientie Abrae, ubi valde, ploratum fuit. Secundi sunt ludi temporales quando videlicet aliqui quendam honestum ludum capiunt, ut ait "Interpone tuis interdum gaudia curis" (...). Secundo inveniuntur ludi vituperabiles, qui absque peccato numquam fieri possunt. (...). Item astiludendo semper mortaliter peccas, ut exemplo de torneamentis, ludendo ad brachia, ubi aliquotiens frangunt se brachia, spatulam, tibias, vel quocumque alio ludo ubi est periculum. Item ludi vitupera­biles o destructores temporalium bonorum sunt triumphorum ac car­tarum, qui non causa ludi, sed lucri causa fiunt, quoniam bursam vacuant, et ibi Deus, Virgo Maria ceterique sancti paradisi blasfeman­tur. (...). Item aliquando ad azarum ludunt, et iuvenis cum his se assuefacit, dum postea efficitur, se abstinere non potest» (12).

 

Il buon frate suddivide i Ludi Ludabiles in due categorie: Spirituales e Temporales. Gli Spirituali consistevano nelle sacre rappresentazioni, momenti di devozione collettiva allestite all’interno delle chiese su temi inerenti alla vita del Cristo come la Passione, l’Ascensione, l’Annunciazione. Il predicatore riporta quale esempio una Ascensione allestita a Firenze, capace di suscitare le più forti emozioni negli animi, assieme ad una rappresentazione di Abramo.  

 

Gli argomenti affrontati dalle sacre rappresentazioni vertevano non solo sulla vita del Cristo, ma prendevano in considerazione anche santi e profeti. Non si deve credere che in questi ludi l’elemento liturgico svolgesse il ruolo principale: si trattava al contrario di un vero e proprio spettacolo, con una drammaturgia ben sviluppata dove gli interventi dei solisti e i dialoghi (per la maggior parte cantati), i cori, le musiche eseguite con una grande varietà di strumenti e un suggestivo apparato scenografico, creavano atmosfere di straordinario pathos e attrattività. Ludus in latino, Play in inglese, Jeu in francese, Sacra Rappresentazione in Italiano: una forma di spettacolo che, sviluppatasi dalle forme responsoriali della messa, si configura come il primo e vero intrattenimento teatrale del medioevo. Assieme a Le Trois Maries (Le Tre Marie), la Visitatio Sepulchri (La visita al sepolcro) e le numerose storie dei santi (La Nuit de Saint Nicholas, Historia Sancti Emmerammi, Ludi Sancti Nicolai, Le Jeu des Pèlerins d’Emmaüs, ecc), la più nota sacra rappresentazione è senza dubbio il Ludus Danielis, la cui messa in scena prevedeva un apparato di musiche straordinarie accanto a imponenti scenografie (13). Veri e propri spettacoli quindi, ospitati all'interno delle chiese e allestiti con il concorso degli abitanti. 
 

Da quanto il predicatore dice sui Ludi temporales "Interpone tuis interdum gaudia curis" (Divertimenti da interporre ai tuoi affanni), comprendiamo che si trattava di passatempi innocenti, momenti di relax da trascorrere divertendosi.

 

I Ludi vituperabiles erano invece giochi che la Chiesa considerava esecrabili e che condannava in quanto fons peccati. Fra questi, i tornei dove si potevano subire mutilazioni in varie parti del corpo (braccia, spalle, gambe, riferisce il monaco) e ogni forma di ludus che poteva comportare pericolo per il corpo. Altri giochi pericolosi, non per il corpo, ma per l’anima erano quelli delle carte, Trionfi compresi (14), dei dadi e dei giochi d’azzardo in generale in quanto “distruttori dei beni temporali”, capaci di rendere vuota la propria borsa, ma soprattutto istigatori di blasfemie nei riguardi di Dio, della Vergine Maria e dei Santi.

 

Il finale della predica consiste nella tipica condanna dei giocatori, con l’usuale invito a rinunciare a questa forma di peccato: “O lusores ribaldi, o lusores pessimi, o lusores a Deo maledicti, o lusores blasfermatores Dei et contra omne bonum morigeratum vivere, faceti malum finem, et diabolus vos portabit, si a predictis vos non abstinebitis” (O giocatori ribaldi, o giocatori maledetti da Dio, o giocatori bestemmiatori di Dio e contrari ad ogni buon morigerato vivere, farete una brutta fine e il diavolo vi porterà con sé, se non vi asterrete dai giochi che ho sopra citato” (15).

 

Note


1
- Giuseppe Maffei, Storia della Letteratura Italiana, Terza edizione originale, nuovamente corretta dall’Autore e riveduta da Pietro Thouar, Volume Primo, Firenze, 1853, pagg. 221-222.
2 - Giuseppe Maffei, Op. cit., pag. 508.
3 - Erasmo, Eccles. seu de ratione concionandi, Liber III, pag. 818-821.
4 - L’elenco di questi autori, assieme alle indicazioni bibliografiche come di seguito descritte, furono riportate, seppur con biasimo, dal P. F. Casimiro Romano dell’Ordine de’ Minori in Memorie Istoriche  della Chiesa e Convento di S. Maria in Araceli di Roma, Roma, 1736, pagg.420-421: Erasmo Roterodamo [da Rotterdam]: Eccles. seu de ratione concionandi, Liber III, pag. 818-821; Raphael Volat. [Volaterrano=Volterrano], Antrop., Liber XXI, Lugduni, 1557, pag. 632; Luca Vaddingo, Annal. Minor., Tomo V, Edit. Lugduni, pag. 566 e sgg; Teofilo Rainaudo, De sobria frequentatione mulier, per sacros homines, Tomo XII, pag. 244; P. Eusebio Gonzales, Cronica Serafica, pag. 294.
5 - Thierry Depaulis per primo evidenziò la predica, successivamente inserita da Lothar Teikemeier nel sito http://www.trionfi.com/ nella sezione riguardante la documentazione sui Trionfi http://trionfi.com/etx-lecce-padova-1455#lecce)/). Poiché la citazione riportata dal Depaulis riguarda esclusivamente la frase dove viene menzionato il gioco dei Trionfi, è parso utile approfondire maggiormente l’argomento riportando per intero la trattazione svolta dal frate, facendone nel contempo relativa disamina.
6 -  Sull’argomento si veda Marina Montesano, Supra acqua et supra ad vento: superstizioni, maleficia e incantamenta nei predicatori francescani Osservanti, Italia, sec. XV, Roma, 1999, pag. 29.
7 - Cfr: Roberto da Lecce, Come si debba fare l’orazione a Dio, in Siena 1425, predica XXI.
8 - Deuteronomio, 5,12
9 - San Bernardino da Siena, De confessione “Renovamini”.
10 - Si vedano i saggi Il Gioco delle Carte e l'Azzardo, San Bernardino e le Carte da Gioco, Trionfi permessi - Trionfi proibiti.
11 - San Bernardino da Siena, Seraphim, 1423, predica XXXIII e XII.
12 - Roberto da Lecce, Quaresimale Padovano 1455, predica III.
13 - La sua prima esecuzione in tempi moderni ebbe luogo nel 1958 presso la Romanesque Hall al Cloisters, la sezione medievale del Metropolitan Museum of Art di New York, a cura dell'Ensemble di musica antica New York Pro Musica, allora diretto dal musicologo Noah Greenberg. La drammaturgia originale, completamente rispettata, previde la partecipazione di 15 attori-cantanti, due cori nei ruoli di satrapi e soldati, e 10 musicisti.
14 - Riguardo i Trionfi, il predicatore dice inoltre “Item scio in illis triumphis et Papam et cardinales depictos esse”, cioè “Vedo anche che in quei Trionfi vi sono dipinti Papa e cardinali”, ovvio riferimento alla carta del Papa dove in alcuni casi, come nei successivi e cosiddetti Tarocchi di Carlo VI, due cardinali sono raffigurati seduti ai lati del Sommo Pontefice. Evidentemente il buon frate avrà fatto riferimento, per questa sua asserzione, ad un mazzo o a più mazzi di tarocchi non sopravissuti.
15 - Roberto da Lecce, Quaresimale, op. cit., predica III.


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Andrea Vitali