Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

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La predizione con i Tarocchi

Significato e potenzialità dei tarocchi come simboli divinatori

 

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Di Andrea Vitali

 

Copyright Andrea Vitali  © Tutti i diritti riservati 2010

 

In molti mi hanno chiesto se esista una 'magia' dei Tarocchi, se essi siano in grado di prevedere il futuro di ogni aspetto del vivere quotidiano, e se attraverso essi possiamo comprendere le nostre problematiche esistenziali e tanto altro ancora. 

 

Iniziamo quindi con l’affermazione junghiana che vede i simboli manifestarsi come ricettori, conduttori e trasformatori di energia, tesi derivante dagli studi comparati sul pensiero del grande psicologo riguardante l'energia simbolica, studi elaborati dai più importanti analisti e in particolare dal Dott. Claudio Widmann, socio della nostra Associazione, grazie alla sua frequentazione con gli allievi del grande maestro.

 

Cosa significa ricettori?  Lo spiegheremo attraverso esempi.

 

Milioni e milioni di persone nel corso dei secoli quando hanno pensato, ad esempio, al Diavolo, gli hanno attribuito caratteristiche di malvagità, di caos, di disordine, di peccato, del grande oppositore di Dio, di cattiveria, di attrazione sensuale, di strategie nascoste, e tanto altro ancora. Ma potremmo prendere in considerazione anche altre forme simboliche non espressamente legate ai tarocchi, quali ad esempio ‘scritte’ o ‘formule’. Riguardo alle scritte, il mondo arabo ritiene che la parola morte nella sua forma scritta sia in grado di far passare i dolori causati da una storta. Centinaia di milioni di persone da secoli hanno creduto in tale potere poiché così è stato loro insegnato. In questo modo l’energia del loro pensiero ha caricato, in termine accademico ‘informato’, quella scritta che ha acquisito il potere di curare la storta. La scritta morte (in arabo) si manifesta quindi come ricettore e anche conduttore in quanto una volta ricevuta quell’energia la mantiene ovvero la conduce.

 

Un esempio personale sarà di ausilio per una maggiore comprensione: era il mese di febbraio  del 1980 quando per la prima volta entrai, in qualità di responsabile alla cultura, a Villa Rondinini, centro culturale nonché biblioteca del Comune di Brisighella. Ebbene, superato il gradino e aperta la porta presi una solenne storta al piede sinistro. Il male era atroce. Pensai fra me e me: “Siamo messi bene, non mi pare che questo sia di augurio per un buon lavoro”. Mentre mi stavo lamentando per essere stato così poco attento nei movimenti e per il dolore, il destino volle che entrasse un venditore ambulante, forse il primo nella storia del Brisighellese, un uomo di origine araba con tanto di cassettiera portatile dove teneva la sua merce. Appena vide che mi tenevo la gamba dolorante senza dire nulla la afferrò e cominciò a tirarla verso di sé. Al che naturalmente, non conoscendo il motivo di quella presa, io cercai di toglierla dalle sue mani e pensai: “Ma che cosa succede oggi? Ci mancava anche questo pazzo. Non andiamo per niente bene”. Ma il tempo di ragionare fu breve perché l’uomo, in una frazione di secondo, fece un gesto in corrispondenza della zona dolorante e quasi per incanto il dolore svanì. Pensate come rimasi: non avevo ancora iniziato ad occuparmi di tarocchi e il concetto di energia simbolica era distante ancora da me almeno cinque anni. Allora gli chiesi, stupefatto, cosa avesse fatto e se fosse un mago. Al che lui mi rispose sorridendo: “Ho scritto morte in arabo perché noi pensiamo che la parola morte nella sua forma scritta faccia passare il male della storta”. Accettai le sue valutazioni senza ribattere, pensando tuttavia che quell’uomo avesse dei poteri particolari e naturalmente acquistai tutto ciò che aveva da vendere.

 

Per quanto riguarda invece le frasi energetiche vi dirò che nel mondo ebraico sono numerosissime le espressioni da enunciare per togliere i mali. Ne troviamo diverse, ad esempio, nel celebre Testamento di Salomone. Se una persona soffre di emicrania, sarà sufficiente metterle le mani sopra la testa e dire a voce alta Gabriel serra Barsafel, dove Gabriel, cioè l’arcangelo Gabriele, è stato caricato con il potere di togliere quel tipo di dolore, mentre il diavoletto Barsafel è stato caricato come responsabile di quel dolore, ma con un potere molto limitato. Va da sé che poiché il potere più grande prende il sopravvento su quello di meno valore, Barsafel viene reso impotente attraverso il verbo latino sero che significa chiudere, serrare.

 

Questa frase-rituale passò dal mondo ebraico a quello romano dato che la frase ci è stata trasmessa in latino, denunciando con ciò il suo uso anche nella Roma dell’antichità.  Attenzione comunque che si tratti di un mal di testa non dovuto alla cervicale poiché in questo caso il diavoletto da sconfiggere sarà un altro.

 

Ritornando al potere del simbolo quale ricettore, conduttore e trasformatore di energia abbiamo così anche capito il significato di ‘trasformatore’ in quanto con il suo potere è in grado di trasformare l’energia.

 

Quando le cosiddette streghe facevano segni particolari su certe zone del corpo di un ammalato e recitavano rituali che portavano alla guarigione del paziente, significa che quei gesti e quei rituali erano stati caricati da milioni di persone in tempi remoti con il particolare potere di guarire una data malattia o una certa parte del corpo. A parte le cosiddette herbarie, cioè quelle che curavano tramite le erbe, le altre signore che guarivano con gesti e parole non conoscevano il motivo per cui quei rituali erano efficaci: curavano e basta e per loro questo era sufficiente.

 

Infatti Jung giunse ad affermare che il simbolo è in grado di far scaturire dal profondo delle intuizioni di carattere superiore che si manifestano senza che venga messo in moto da parte nostra un atteggiamento di carattere razionale.

 

Ricorrerò per questo sempre a una mia esperienza personale. Era il 2002 quando, da responsabile artistico dello Sposalizio del Mare di Cervia, una manifestazione che trae la sua origine nel lontano Quattrocento, divenni amico con il sindaco della città di Spalato con cui Cervia aveva stretto un rapporto di scambio culturale in occasione di quella manifestazione. Ad evento concluso, l’Amministrazione volle ringraziare il sindaco per tutte la cortesia e la disponibilità dimostrata. Così venne allestito presso la sala riunioni dell’Assessorato al Turismo un rinfresco a cui parteciparono artisti, amministratori e le impiegate di quell’ufficio. Mi misi in fila per salutare, o meglio abbracciare il sindaco per il quale provavo un sincero affetto. Cosa che feci per poi ritirarmi per lasciare agli altri la stessa opportunità. In quel momento mi cadde dalle mani il cellulare. Sentii un forte colpo. Mi chinai e presi il cellulare augurandomi che non si fosse rotto. Funzionava ancora. Allora, come è mia abitudine, lo lasciai scivolare nel taschino della camicia, ma il caso volle che la camicia che indossavo quel giorno non avesse la tasca. Così il telefonino cadde di nuovo e questa volta si frantumò in numerosi pezzi facendo un forte rumore. Mentre stava accadendo tutto questo stavo guardando il sindaco di Spalato e senza che io pensassi a nulla mi arrivò nella mente questo messaggio: “Succederà qualcosa al Sindaco”. Ovviamente nessuno di noi e mi auguro che non lo pensiate di me, sarebbe così ‘cretino’, come dico ai miei allievi, da ritenere che con la caduta di un cellulare qualcuno potrebbe soffrire. Mi rivolsi allora alle impiegate dell’ufficio dicendo che forse sarebbe potuto succedere qualcosa al Sindaco senza spiegarne il motivo. Immaginatevi le signore, che intrapresero gesti scaramantici dicendomi che ero un po’ fuori di testa. Sta di fatto che quando l’autista del Sindaco si immise sulla statale Adriatica senza fermarsi allo stop, la macchina su cui viaggiava venne investita da un Golf di lughesi (Lugo è un paese del Ravennate). Il Sindaco venne portato all’Ospedale Bufalini di Cesena con diverse costole rotte e molteplici contusioni e lacerazioni muscolari. Stette ricoverato per tre mesi e più. 

 

Quanto ho descritto è ciò che Jung chiamò segni, cioè informazioni improvvise che solo il simbolo è in grado di far suscitare, e il simbolo in questo caso si manifestò come il rumore del telefonino caduto a terra.

 

Non vi mai successo di provare una simile sensazione, un’improvvisa informazione di cui vi siete stupiti al solo riceverla perché in quel momento stavate pensando assolutamente ad altro? Se vi è successa è perché avete visto o udito qualcosa a cui non avete fatto caso e quella cosa si è manifestata come un simbolo che ha fatto scaturire in voi quel particolare segno.

 

Per ricondurre quanto espresso fino ad ora al contesto dei tarocchi occorre pertanto conoscere i veri significati dei simboli, dove per veri si intende i significati con i quali i simboli presenti nelle carte dei tarocchi sono stati informati nei secoli da milioni di persone.

 

Inoltre, colui che si approccia alla lettura dei simboli dei tarocchi dovrà necessariamente tenere presente una metodologia. Questo si rende necessario perché dovrà instaurarsi, in occasione della scelta delle carte, un rapporto di sinergia fra il suo pensiero, riferito a situazioni o persone a cui fare costante riferimento mentale, e il valore dei diversi simboli delle carte, affinché siano scelte quelle che corrispondono esattamente alla situazione richiesta.

 

In questo modo i simboli risultanti metteranno in luce la realtà del presente e quanto potrebbe succedere al consultante in base allo stato attuale.

 

I simboli vedono ancora oltre perché sono in grado di captare non solo l’energia del consultante, ma anche quella che riguarda le persone o le situazioni a cui il consultante ha pensato nel mescolare e scegliere le carte. Fra i tanti esempi vi parlerò di un’amica che mi chiese se fosse il caso che sua figlia, presente alla seduta, scegliesse di sposarsi in autunno o nella primavera successiva. Pronta la casa, pronto il vestito da sposa, insomma nessun problema. Dalle carte scelte in tre diverse stese riferite sulla domanda posta, mi resi conto di non vedere alcun matrimonio, cosa di cui informai la madre. Dopo alcuni giorni l’amica mi telefonò dicendo che il futuro sposo aveva parlato con sua figlia dicendole che non aveva più intenzione di sposarsi perché aveva incontrato un’altra persona di cui si era innamorato. I simboli avevano visto ben chiaramente questa situazione: non l’innamoramento verso un’altra donna, ma che non ci sarebbe stato alcun matrimonio della figlia con quell’uomo. La ragazza cadde dalle nuvole, poiché all’orizzonte non si profilava alcun problema, anzi era convintissima che il suo fidanzato l’amasse veramente molto.

 

La tesi junghiana che afferma che ‘il futuro è preparato nell'inconscio già molto tempo prima e perciò può essere indovinato dai chiaroveggenti’ (Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni e riflessioni) deve essere in qualche modo ampliata, riferendoci a una serie di possibilità future ancora non dispiegate alla mente cosciente del consultante.Potrei portare innumerevoli esempi in proposito oltre a quello citato.

 

Passando ad altro, occorre dire che il motivo per cui gli Arcani Minori hanno un minimo peso rispetto ai Maggiori è che ai primi non sono stati attribuiti nei secoli precisi e continui significati. Chiunque sarebbe in grado di attribuire qualche significato al Papa, alla Luna o al Sole, ma nessuno, a parte gli esperti, potrebbe esprimersi sul Quattro di Spade o sul Cinque di Bastoni e così via.

 

Il simbolo va letto nel suo reale significato, scegliendo fra i diversi quello aderente alla vicenda richiesta dal consultante. La lettura delle carte diritte e rovesciate corrisponde ad una moda che si riferiva ai giochi cartomantici fatti in società, giochi da salotto, oppure a certe visioni dell’esoterismo che nulla hanno a che vedere con l’atteggiamento junghiano dell’energia simbolica. Se visitando un museo ci accorgessimo che un quadro è capovolto avviseremo senz’altro i custodi della situazione. Non valuteremo quel quadro dandogli significati opposti da quanto si conosce solo perché in quel momento risulta rovesciato.

 

L’insieme delle carte scelte apparirà come una scrittura da decifrare collegando i diversi significati dei simboli fra loro. In occasione di questo tipo di lettura potrebbe giungere alla nostra mente un messaggio, quello che Jung chiama segno, come sopra abbiamo evidenziato. Quando un segno giunge sarà allora possibile interrompere la lettura grammaticale, perché il segno è rivelatorio per intuizione. 

 

Non è questo il luogo per dilungarsi oltre su quanto espresso, ma occorre sapere che poiché l’interpretazione dei simboli corre il rischio di essere condizionata dai pregiudizi e dall’emotività (ottimismo o pessimismo) del consultante, la metodologia di lettura conosce varie tecniche per togliere queste influenze.

 

Abbiamo scritto precedentemente che la conoscenza dei significati dei diversi simboli espressi sulle carte devono essere ben conosciuti da chi si approccia a essi, significati che non possono essere inventati o desunti da ipotesi. Né tanto meno occorre far propri i significati che l’esoterismo e l’occultismo Sette-Ottocentesco attribuirono ai simboli poiché quei valori sono stati determinati da qualche migliaia di persone, e non dai milioni e milioni di individui. Inoltre gli esoteristi fornirono alle figure impresse nelle carte significati di gran lunga diversi da quelli che il popolo aveva loro attribuito nei secoli. Per l'interpretazione simbolica delle carte Jung non poté disporre del considerevole apparato storico, critico, iconologico che a partire dal secondo dopoguerra, e con progressivo incremento negli ultimi decenni, ha gettato nuova luce sulle origini e lo sviluppo delle carte e dei loro significati simbolici. Egli attinse la sua conoscenza dell’argomento dagli esoteristi dell’epoca, in particolare da Papus. Così se da un lato Jung affermava che il simbolo viene "informato" dai significati ad esso attribuiti da milioni e milioni di persone, d'altra parte egli interpretò i simboli dei tarocchi in base a quanto nel periodo in cui visse se ne poteva ipotizzare il valore. Solo recentemente, ad esempio, è avvenuta la scoperta, da parte dello scrivente, del significato del Bagatto (ovvero il Mago, il Giocoliere, come viene a volte definito), un significato attribuito in tutta Europa a quel personaggio dal Quattrocento. Gli esoteristi, Papus compreso, non conoscendolo gli attribuirono significati basati su ipotesi che ritennero realistiche facendo fra l'altro riferimento al mazzo di Marsiglia realizzato dalle edizioni Grimaud. Questa la spiegazione di Jung del Bagatto così come raccolta verbalmente da Hanni Binder, un suo collaboratore, da cui si evince una derivazione dei significati tratti da scritti di Papus:

 

Il Mago (Il Bagatto)

 

"Il Mago ha nella mano destra una palla d’oro, nella sinistra un bastone [bacchetta]. Il cappello forma un otto [simbolo dell’infinito]. La disposizione delle mani mostra a destra attività, a sinistra passività. Segno di forza, stabilità, sé. Tiene tutti i simboli di fronte a sé".

 

La considerazione di forza e di stabilità non può essere accettata e questo proprio in base a quanto Jung affermava: nessuno, nell'intera Europa, ha mai "informato" qualunque mago, o prestigiatore o bagatto come vogliamo chiamarlo, con tali qualità. Ma come ho scritto, Jung visse in un periodo in cui gli studi sul simbolismo dei tarocchi erano appena agli albori e quindi non poteva conoscere le attribuzioni date a quell'immagine dal punto di vista simbolico. Jung prese inoltre a modello la carta di un mazzo particolare, quella delle edizioni Grimaud, ma se avesse preso in considerazione altri mazzi, dove la figura del Bagatto appare diversa, non avrebbe potuto offrire lo stesso significato. L'interpretazione simbolica deve basarsi sul personaggio rappresentato in senso generale, estraniandolo dal contesto dei tarocchi: parlando del Bagatto occorre valutarlo secondo le caratteristiche attribuitegli nei secoli dall'immaginario collettivo, un immaginario veicolato innanzitutto dai poteri laici ed ecclesiastici. 

 

Fornirò quindi di seguito i significati più importanti del Bagatto e dell’Appeso, deducendoli dal reale valore attribuito a questi personaggi nei secoli dalla popolazione dell'intera Europa.

 

Il Bagatto

 

Dal primo documento conosciuto che riporta i nomi degli Arcani e che risale alla fine del Quattrocento, il Sermones de Ludo (Predica sul Gioco), il Bagatto viene chiamato El bagatella e definito con l’espressione "est omnium inferior" (è fra tutti l’inferiore), a significare la sua minima valenza nell'uso ludico, valutazione che coincideva con il personaggio rappresentato, un "bagattegliere", un prestigiatore, considerato di infimo stato, una persona vile.  Bagatella è infatti una parola italiana nata proprio all’inizio del Quattrocento e ancora utilizzata ai nostri giorni, che significa "cosa di poco conto". Possiede inoltre altri due significati: gioco di prestigio - di bussolotti e inganno - e frode e in tal senso venne utilizzati in campo letterario da diversi autori italiani fra cui l'Aretino, l'Ariosto, e il Vasari.   

 

La Chiesa del tempo condannò i prestigiatori poiché essi guadagnavano il loro pane tramite un lavoro in cui si usavano trucchi, e la falsità di chi operava bagatelle, sia si fosse trattato di un prestigiatore o di un maestro di inganni, venne ad essere accomunata alla falsità dell’avversario di Dio, per eccellenza il nemico di ogni virtù.

 

Ma c’è di più poiché la Chiesa chiamò con il nome di ‘Bagatella’ un particolare peccato, che era quello di ragionare nel seguente modo:  “Senz’altro se non andrò a messa tutte le domeniche, se non mi confesserò regolarmente, se qualche volta non osserverò il digiuno quaresimale, etc., per queste bagatelle [cioè cose di poco conto]  Dio non mi manderà certamente all’Inferno” definendo quindi tale peccato con le seguenti parole: “Si chiama Bagatella il peccato che degrada maggiormente la natura umana, che la snerva, che l’acceca, che spogliandola della sua nobiltà e di una sua fierezza legittima, l’asservisce alle sensazioni più umilianti. È ben a ragione che il Saggio ci avverte che l’uomo insensato commette il crimine alla maniera di una burla. Quasi ridendo lo stolto commette peccato. Proverbi, X,23)”.

 

Questo concetto attraversò i secoli tanto che anche ai nostri giorni, seppure con rare frequentazioni, il ‘peccato-bagatella è ancora menzionato. Un esempio: il 19 novembre 1998 apparve sull’Espresso un'intervista del prof. Luigi Lombardi Vallauri, ordinario di Filosofia del Diritto all'Università di Firenze, secondo il quale ammettere l'esistenza dell'Inferno da parte della Chiesa Cattolica risulta una "colossale ingiustizia….invece che rieducare il reo, come sarebbe giusto, l'Inferno lo condanna a una pena eterna, senza scampo. …l'Inferno cattolico è una pena troppo smisurata in rapporto alle colpe commesse" perché si può andare all'Inferno per "peccati-bagattella", come un bacio tranquillo sine periculo pollutionis [cioè ‘senza pericolo di emissione del seme’].

 

Inoltre da bagatella derivano i termini bagattato, significante 'rovinato', e bagattare cioè 'rovinare qualcuno o qualcosa', come troviamo già in epoca cinquecentesca.

 

Quindi cosa pensava la gente di un prestigiatore o del “bagatella in senso generale?

 

Una persona che usava trucchi

Una persona poco affidabile

Una cosa, persona o situazione di poco valore

Un peccatore, e di conseguenza un colpevole (in riferimento al peccato Bagatella)

Una persona che giocava (da giochi di prestigio)

Una persona che lavorava (la gente riteneva infatti che quello che faceva il prestigiatore fosse per lui un vero e proprio lavoro, anche se condannato dalla Chiesa)

Una persona che per lavorare, e quindi per vivere, si dava da fare, si muoveva

Una persona, una cosa rovinata o persona che poteva rovinare qualcuno o qualcosa

 

Questi dunque i significati che milioni di persone hanno attribuito nei secoli alla figura del Bagatto:

 

1 - Persona poco affidabile, che fa trucchi

2 - Cosa, persona o situazione di poco valore

3 - Essere colpevoli, peccatori

4 - Lavoro, lavorare

5 - Giocare, gioco

6 - Muoversi, movimento, mettersi in moto, darsi da fare (muoversi per, muoversi con, muoversi verso)

7 - Persona o cosa rovinata (da Bagattato o Abbagattato, in Toscana Acciabattato) o che può rovinare qualcuno o qualcosa (da Bagattare o Abbagattare

 

Per comprendere ancor più queste attribuzioni si legga il saggio iconologico Il Bagatto e il saggio El Bagatella, ossia il simbolo del peccato

 

L'Appeso

 

Nel medioevo, ma anche precedentemente, si appendevano per un piede tutti coloro che tradivano il governo o i loro superiori. Anche Mussolini venne appeso, anche se per ambedue i piedi, in quanto considerato traditore della patria. Si tratta quindi di una pena che percorse i secoli. Il primo termine che oggi ben conosciamo con il quale questa carta venne chiamata fu appunto Traitor, cioè il traditore.

 

Ma cosa pensava inoltre la gente quando vedeva una persona appesa per un piede nelle pubbliche piazze di tutta Europa? Certamente che soffriva, che si trovava in una situazione di sacrificio e ancora che in quella posizione sofferente vedeva il mondo capovolto o ribaltato. Inoltre, poiché disconoscere il proprio Creatore adorando altri Dei o non adorarlo affatto, si configurava come un vero e proprio tradimento, l'immagine dell'Appeso suggeriva all'uomo di ricorrere alla virtù della Prudenza, poiché l'uomo che possedeva tale virtù sapeva che tradire il proprio Dio significava la morte dell'anima.

 

Questi sono quindi i significati da attribuire alla carta dell’Appeso:

 

1 - Traditore, tradire

2 - Sofferenza, sacrifici

3 - Vedere le cose in modo diverso da quello che sono in realtà in quanto ci si trova in una situazione sofferente

4 - Ribaltare le situazioni, le proprie azioni

5 - Prudenza, essere prudenti 

 

Per la disamina storica dell'Appeso quale pena inflitta ai traditori si legga il saggio iconologico L'Appeso oltre ai saggi Il Traditore e Genia di traditori.

 

Di seguito riporto quanto Jung scrisse sul potere dei simboli riguardanti la loro capacità di prevedere un possibile futuro:

 

“Il futuro è preparato nell’inconscio già molto tempo prima e perciò può essere indovinato dai chiaroveggenti”.
Da:  Erinnerungen, Träume, Gedanken von C.G. Jung (Ricordi, Sogni e riflessioni), in collaborazione con Aniela Jaffé, Walter Verlag Zürich und Düsseldorf, 1961.

 

"Queste [le carte dei tarocchi] sono una sorta di idee archetipiche, di natura differenziata. I Tarocchi in sè esprimono il tentativo di rappresentare i componenti ordinari del flusso dell’inconscio, e perciò sono adatte ad un metodo intuitivo che ha lo scopo di comprendere il flusso della vita, forse anche predire eventi futuri, eventi che si presentano in ogni caso alla lettura delle condizioni del momento presente". Da: Vision: Notes of the Seminar given in 1930-1934 by C.G. Jung (Visioni: note del seminario tenuto nel 1930-34 da C.G. Jung) a cura di Claire Douglas, in due volumi, Bollingen Series XCIX, Princeton University Press,  Princeton, New Jersey, 1997.

 

Jung si fermò a queste considerazioni, vedendo nel simbolo un mezzo in grado di profetizzare un possibile futuro sulla base delle energie del presente. 

 

Ad un giornalista che mi chiese se i tarocchi posseggono una coscienza, risposi affermativamente. Il simbolo è potenza e l’insieme dei 22 simboli - numero che nella numerologia mistica di quasi tutte le civiltà rappresenta l’unione fra la terra e il cielo, fra l’umanità e il divino, fra il sensibile e la realtà superiore -  esprime un potere e un’energia straordinaria.

Come si manifesta questa coscienza?

Rispondo  a questa domanda con una domanda da porre agli scettici. “Come mai in tre stese consecutive di carte riferite ad una medesima domanda, sono uscite le stesse carte, cosa fra l’altro che succede molto spesso?”. Potrei anche riportare un’esperienza vissuta ultimamente in occasione di uno stage sui tarocchi da me tenuto a Taranto per diversi psicologi della Gestalt, una corrente psicologica incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza. Ebbene, dopo aver proceduto ad una particolare stesa basata su una reale domanda posta da uno di questi medici, la discussione che ne seguì ebbe come oggetto la carta del Folle, uscita per ultima e che risultava fondamentale per la decifrazione della problematica espressa dal consultante. Nella ripetizione della stesa intesa a verificare l’esattezza della stesa precedente, la carta del Folle uscì per prima. Poiché insegno che se l’ultima carta della prima stesa esce come prima nella stesa di verifica il significato espresso dalla prima stesa viene confermato, uno dei presenti esclamò “Si tratta di un caso, è una probabilità che può succedere”. Allora feci mescolare di nuovo le carte al consultante e gli chiesi di pensare ad un numero da 1 a 22 (il numero degli Arcani Maggiori) e di prendere dal mazzo la carta che corrispondeva al numero scelto: il Folle. “Strana coincidenza” fu la risposta.

Non pago, feci mescolare ancora una volta e aprii a ventaglio le carte davanti al consultante dicendogli di sceglierne una: il Folle. Un applauso sorse spontaneo in tutti i presenti che grazie a quelle ‘strane coincidenze’ avevano inteso cosa volesse dire Jung quando affermava che nessuna carta esce mai a caso e soprattutto compresero che l’uscita continua della carta del Folle testimoniava la percezione che i Tarocchi possedessero una coscienza. Quella era la carta che doveva uscire e quella uscì.

 

Gli scettici potranno ribadire che si è sempre trattato di un caso, cosa che a me pare altamente improbabile, ma certamente questi vorranno verificare l’attendibilità di queste mie asserzioni. Poiché di Tommasi è pieno il mondo, li invito a studiare a fondo i tarocchi, la loro simbologia e la loro traduzione in termini cartomantici per potersi dare una risposta.

 

Non esistono giorni fausti o infausti per leggere i tarocchi, né è necessario scegliere le carte con la mano destra o la sinistra. L’unico rituale, se così vogliamo chiamarlo, consiste nella necessità di non tenere le gambe incrociate quando si scelgono le carte e questo perché qualsiasi incrocio di gambe o braccia determina un atteggiamento di chiusura delle energie. Un atteggiamento che gli antichi conoscevano molto bene tanto da adottare, in diverse situazioni, un atteggiamento opposto: nel Sachsenspiegel ovvero libro delle leggi formulato a Dresda nel XII secolo, i giudici, nel momento di emettere il loro verdetto, vengono raffigurati con le gambe incrociate, ‘posizione prescritta come segno esteriore di calma e sicurezza di giusta valutazione’ in quanto con quell’incrocio veniva impedito che qualsiasi pensiero estraneo potesse interferire nelle loro decisioni.  

 

Concludo ricordando che non occorre possedere una particolare predisposizione per imparare a leggere i tarocchi né chissà quale cultura: si tratta di una capacità che si sviluppa man mano osservando i simboli. Loro grande prerogativa è quella di sviluppare l’intuito in coloro che li frequentano, un intuito che non deve essere inteso finalizzato esclusivamente alla sola lettura dei simboli delle carte, ma per ogni circostanza del nostro vivere quotidiano.