Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Matto come persona falsa e di poco conto

Da vocabolari e pagine letterarie

 

Copyright Andrea Vitali  - © Tutti i diritti riservati 26 gennaio 2019

 

 

"E vissi a Roma sotto ‘l buon Augusto, / Al tempo degli Iddei falsi e bugiardi”

                           

Dante, Inferno, Canto Primo

 

 

Con quanto di seguito descritto ci proponiamo di chiarire gli apparenti diversi significati che identificano la parola ‘Taroco’ come persona falsa, da niente, di poco conto, e lo faremo attraverso il ricorso sia all’autorità dei vocabolari della lingua italiana che dei vari volgari regionali.

 

Sul significato di tarocco come matto, folle, sciocco nella sua accezione di cretino, idiota, abbiamo scritto in diversi nostri saggi (1). Ciò che ci preme è evidenziare nel particolare l’identità di significato di “falso, da niente, da nulla e di poco conto’ con il termine matto e quindi con la parola tarocco.

 

Falso deriva dal latino falsus dal significato di “non vero, corrotto, contraffatto” (2). Per il rapporto falso = matto abbiamo più volte scritto che nella tradizione italiana abbiamo, per esempio, l’espressione oro matto per definire l’oro falso (3). Ma come abbiamo oro matto così nella lingua italiana esistono altri lemmi esprimenti il significato di falso come matto, ad esempio la casamatta derivante, secondo il Vocabolario Treccani (4) “da casa matta, ovvero falsa casa (sec. XVI)” cioè “un edificio che ha l’apparenza di casa, ed è invece ben altra cosa”. Lo stessa vale per la Garzanti Linguistica che riporta: “Etimologia: da ‘casa matta’ nel significato di ‘casa falsa’ (5),

 

Le attribuzioni di ‘non vero, corrotto, contraffatto’ ben si adattano ai significati di oro matto e casamatta in quanto entrambi non sono veri, ma corrotti rispetto al valore originale, in pratica contraffatti.  

 

Nel Vocabolario Domestico Napoletano e Toscano abbiamo Falzo e Fauzo = Falso = Non vero, contraffatto (6).

 

Nel dizionario bergamasco il termine Mat è così descritto nel suo significato: “Carta che entra nel giuoco del tarocco e del cucco. Vale anche ‘Falso’ ma anche ‘Stravagante, bizzarro, balzano, pazzo, strano” e altro ancora (7).

 

Con trasposizione alla figura del matto o folle, questo possiede tutte le attribuzioni sopra elencate nel senso che si tratta di un uomo non vero, corrotto, contraffatto rispetto alla natura dell’uomo capace di intendere e ragionare, in quanto tarato nel cervello, corrotto in quello, dalla ragione contraffatta che lo porta ad essere inattendibile, alterato, inconsistente, come esplicitano i vocabolari italiani.

 

Nel dialetto bolognese abbiamo farlocco a significare appunto falso, bugiardo, ingenuo, fasullo e per estensione oggetto falso, taroccato, di poco valore (8). Occorre fra l’altro ricordare che in Piemonte la forma ferloch possedeva il significato di “chiacchierone, ciarlone ... che favella molto e senza fondamento” come ovviamente parlano i matti (9).

 

Da qui le espressioni “di poco conto” e da niente” attribuiti a questa categoria di persone, in pratica di nessun valore, come era l’oro matto, ma anche l’argento e ogni altro lemmo unito  all’attributo di matto, oltre alla casamatta, intesa quest’ultima, come abitazione.

 

Ma nella categoria dei matti vanno ancora incluse quelle persone che seppur savie non vengono considerate all’altezza di capire più in là dei propri interessi. Ne abbiamo un esempio, fra tutti, in Dante laddove nella Divina Commedia (10) scrive:

 

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.          60

E quel che più ti graverà le spalle,
sarà la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;            63

che tutta ingrata, tutta matta ed empia
si farà contr’ a te; ma, poco appresso,
ella, non tu, n’avrà rossa la tempia.             66

 

Qui, per gente ‘matta’, non si deve intendere persone incapaci fisiologicamente di ragionare, ma al contrario persone di una certa intelligenza non tuttavia in grado di comprendere l’alto valore delle cose e delle persone, limitati in un ragionamento finalizzato al solo interesse personale. Si trattava di persone dall’animo ‘malvagio, scempio ed empio’, adirati con Dante perché pensavano che il poeta li avvesse traditi (11).

 

Venendo ad approfondire il significato di empio, uno dei suoi significati è di persona contraria alla religione o alla morale, matti per la chiesa del tempo. infatti, dicendo ciò, non possiamo dimenticare l’insegnamento religioso del tempo che considerava matti tutti coloro che conducevano una vita all’insegna della negazione delle virtù (12).

 

“Chi non fa conto delle ricchezze spirituali è un gran pazzo. Chi non si cura delle gioie [donate dal Cristo] è un gran stolto. Chi non fa conto dell’oro, e delle gemme, è un gran matto. O pazzi, ò stolti, ò matti dunque più di tutti matti; stolti, e pazzi, poi che non fate conto delle vere ricchezze, gioie, gemme, & oro così pregiato e così fino. Tù vedi, figliuolo, quanto è matto questo mondo. Quanto sono sciocchi gli uomini mondani” (13).

 

Insomma, ripetiamo, si trattava di uomini di poco conto, da niente che non comprendevano, che non ragionavano, da cui l’attributo a loro indirizzato di matti.

 

Matti sono ancora, nella tradizione linguistica italiana, secondo il concetto dell’incapacità di ragionare, le persone che vengono gabbate, turlupinate, come sono nella realtà i veri matti dal punto di vista psichico, facili prede di infide persone ragionevoli: “tu dirai, io havea data tal buono consiglio al tale, il quale se ne ha fatto beffe, & mi truffa, & beffa dietro, come s’io fussi matto” (14). Di qui il significato di gonzo, sprovveduto, persona che è facile truffare o derubare (15).

 

Una frase tratta da un testo di moralità del Settecento, che confronta l’atteggiamento  di un Principe con quello di un qualunque signore, mette sullo stesso piano il significato di matto con quello di poco cervello e di alcun valore: “Gran differenza è tra la vita del Principe grande e d’un Signore ordinario: perche il primo stando ritirato nel suo Palazzo, crede il popolo, che sia occupato nell’amministrazione del Regno, e cresce con ciò il rispetto in lui, quantunque stia ozioso e viva male. Ma il Signor ordinario, che sta ritirato, è tenuto per matto, o almen di poco cervello, e di niun valore” (16).

 

Persone di poco conto, matte o ritenute tali, come abbiamo osservato, che la nostra letteratura ha identificato in alcuni passi come ‘Re / Regine da Tarocchi’. Mentre per quanto riguarda l’espressione ‘Re da Tarocchi’ si rimanda al nostro saggio omonimo (17), riportiamo di seguito un passo di un romanzo ottocentesco riguardante la Regina Isabella II di Spagna:

 

A MADRID

 

Isabella inginocchiata nel suo Oratorio, mezzo addormentata, medita sospirando.

 

“Don Carlos!... Don Miquel ... Oh! chi è morto è morto.... Ma don Juan è vivo? Madonna Santa! Eran due, ed or son tre.... No, che non è così: eravamo in tre, io qui a Madrid, Robertino a Parma e il mio povero Cecchino a Napoli, ed ora non ci son che io. Ma questa è una tragedia francese! Ed io non sono più buona a nulla pe' miei parenti borboneschi! Oh rabbia, son proprio una regina da Tarocco io!” (18).

 

Quanto abbiamo scritto sarà probabilmente difficile da comprendere da parte di persone non di lingua italiana; occorrerebbe che questi avessero studiato filologia italiana per capire ogni sfumatura della nostra lingua. Certamente una persona di lingua anglosassone, francese o tedesca faticherà a identificare il termine ‘falso’ o l’espressione ‘di poco conto’ con una parola che significa anche “pazzo” o "insano". Lo stesso vale per la nostra parola tarocco, con senso di insano, frenetico, irrazionalmente arrabbiato, sciocco, stolto, fesso, falso, di poco conto, da niente, di nessun valore - tutto espresso dall'unica parola 'matto'.

 

Note

 

1 - Si legga al riguardo il saggio Tarocco sta per Matto con i rimandi ai singoli saggi di interesse.

2 - Giuseppe Manuzzi, Vocabolario della Lingua Italiana già compilato dagli Accademici della Crusca, Tomo primo, Parte Seconda, In Firenze, Appresso David Passigli e Soci, MDCCCXXXVI [1836], Voce Falso, p. 1250.

Antonio Lissoni, Frasologia Italiana, Ridotta in Dizionario Grammaticale e delle Italiane Eleganze, Rifatta da capo…colla giunta di molte lezioni le quali dopo sapute le regole della grammatica e conosciuto il valore delle parole insegnino agli studiosi di entrar nello spirito della lingua affine di usarla sia ne’ suoi sensi naturali sia ne’ suoi traslati con proprietà di voci e con buon gusto ed eleganza, Seconda Edizione, Milano, dalla Tipografia Pogliani, MDCCCXXXVI [1836], p. 406.

3 - Si legga al riguardo il saggio Il significato della parola Tarocco.

4 - Treccani.it, Vocabolario online, Voce Casamatta

5 - Garzanti Linguistica, Online, Voce Casamatta.

6 - Basilio Puoti, Vocabolario Domestico Napoletano e Toscano, Napoli, Libreria e Tipografia Simoniana, 1841, p. 156.

7 - Antonio Tiraboschi, Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni, Bergamo, Tipografia Editrice Fratelli Bolis, 1873, p. 782.

8 - Bologna Blog University, online, Tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera ‘F’, Prima Parte, Voce Farlocco. / V: Sapere, online, Dal Vocabolario Italiano, Voce Farlocco

9 - V. Sapere, op. cit.

10 - Paradiso, Canto XVII

11 - Questi versi, nel Paradiso di Marte, parlano dei guelfi bianchi, con i quali Dante aveva partecipato a due assalti contro i guelfi neri che avevano conquistato Firenze. Dante li aveva avvertiti di aspettare fino alla primavera del 1504 per un terzo attacco. Lo fecero, ma il poeta si separò dalla compagnia. I suoi ex amici attaccarono Firenze nell'estate del 1305 ma furono sconfitti. Apparentemente accusarono Dante sostenendo che fosse in combutta con i neri.

12 - Si legga al riguardo il saggio iconologico Il Matto (Il Folle)

13 - F. Bartolomeo da Saluthio, L’Innamorato di Giesù, In Roma, Appresso Bartolomeo Zannetti, 1614, pp. 114-115.

14 - Battista da Crema [Il nome dell'autore a carta A7r], Opera utilissima, della cognitione, et vittoria di se stesso, Stampata in Venetia per Bartholomeo detto l'Imperadore & Francesco suo genero, 1548, Libro Quinto, Della Cognitione et Vittoria dell’Ira, p. 98.   

15 - V. Sapere, op. cit.

16 - Scelta d’alcuni Avvertimenti Morali finora inediti di Monsignor Cesare Speziano già Vescovo di Cremona, in Ludovico Antonio Muratori, “La Filosofia Morale esposta, e proposta a i giovani”, In Napoli, Nella Stamperia di Carlo Cirillo, MDCCLIV [1754], p. 16 della “Scelta d’alcuni Avvertimenti” in fine libro.

17 - Si legga il saggio Un Re da Tarochi - 1584

18 - La Cicala Politica, Anno II°, Num.10, Milano, Domenica 3 febbrajo 1861.