Saggi di Andrea Vitali

Il Castello di Malpaga

Gioco di Trionfi o Cartomanzia con i Trionfi ?

 

A Bartolomeo Colleoni (1395-1475), che  aveva servito la Repubblica di Venezia in qualità di Capitano Generale, il Governo della città offrì nel 1455 la facoltà di scegliere, quale dimora, un castello che fosse situato al confine fra la stessa Repubblica e il Ducato di Milano, così da poter intervenire in caso di attacchi da parte degli Sforza.

 

Il Colleoni preferì invece acquistare dal Comune di Bergamo il Castello di Malpaga per 100 ducati d’oro. Con l’invenzione della polvere da sparo, poiché il Castello non poteva certamente considerarsi alla stregua di baluardo difensivo, il Colleoni innalzò le sue mura,  lo munì di un secondo fossato e ne fortificò le porte d’accesso. Per le sue truppe fece costruire abitazioni, e stalle per i cavalli. In poco tempo assunse l’aspetto di una vera cittadella fortificata dominata al suo centro dalla residenza del proprietario, definita un “bello palazo” dal Marin Sanudo: “Malpaga castello habitato olim dil Cap. generalle bergamasco, nunc di Alessandro de Martinengo, conductor de 100 cavalli ne l'exercito, è quadro, à do man di fosse; la prima con mure di là et di qua, et dentro atorno é tutto stalle; poi per un altro ponte levador, con fosse di acqua, é il castello, bello palazo con camere e salle adornato; ivi è il Capitaneo retracto; à una torre dove si fa la guarda: à zardin magnifico” (1).

                            Castello di Malpaga



Il Castello, divenuto quasi una reggia grazie all’intervento di celebri artisti di probabile provenienza borgognona, che ne affrescarono stanze e saloni, divenne così una specie di ‘delizia’ dove cacce, tornei, banchetti e quant’altro di piacevole erano all’ordine del giorno. È rimasta famosa, fra le altre, la visita che nel 1474 Cristiano I, Re di Danimarca, in viaggio da ‘pellegrino’ verso Roma accompagnato dal Duca di Sassonia, fece al Colleoni il quale, per rendergli omaggio, gli andò incontro con 500 cavalieri. Altri celebri personaggi ospitati del Colleoni furono Borso d’Este, Francesco Sforza e Carlo il Temerario, duca di Borgogna.

 

Dopo la morte del Colleoni, il nipote Alessandro Martinengo incaricò il Romanino e il Fagiolino, famosi artisti del tempo, di affrescare  la corte e il salone dei banchetti. Fu in questo periodo (1520) che la  celebre visita di Re Cristiano e di quanto accadde nei giorni d’ospitalità venne immortalata nel Salone d’Onore. Un vero capolavoro. Il Romanino affrescò anche una parete del cortile con la Battaglia di Riccardina, che vide il Colleoni perseguire il suo personale sogno della ‘gloriosa impresa’ al comando di truppe estensi, pesaresi, forlivesi e in parte fiorentine contro i Medici di Firenze, alleati con gli Sforza, gli Aragonesi e i Bolognesi di Giovanni II Bentivoglio. La battaglia, passata alla storia come uno dei maggiori scontri del sec. XV in Italia, fu vinta dal Colleoni.

 

Anche se non di pregevole fattura appaiono di un certo interesse alcuni affreschi seicenteschi al piano superiore del ‘palazo’, con la raffigurazione di diverse virtù, fra cui una Temperanza, e il Tempo, quest’ultimo con ali e stampelle, una versione iconografica che ritroviamo nella figura dell’Eremita nelle Minchiate e nei Tarocchini di Bologna.



                                                         Temperanza

                                                                           Temperanza (Affresco, sec. XVII)


                                               il Tempo

                                                                                  Il Tempo (Affresco, sec. XVII)


Sempre al piano superiore diversi affreschi quattrocenteschi risultano interessanti per la loro iconografia che rimanda, solo per alcuni dettagli, ad elementi presenti nelle immagini dei Trionfi, come la bottega di un calzolaio, che ricorda quella dell’orefice nei cosiddetti “Tarocchi del Mantegna”, l’allegoria di una ipotetica Venezia Trionfante, seduta in trono e incorniciata nel retro da un panno in parte simile a quello che abbellisce la carta della Papessa, e la figura di un contadino il cui cappello ricorda l’Otto rovesciato, simbolo dell’infinito, che caratterizza il cappello del Bagatto di tanti tarocchi esoterici.

                                                                 
                                                    Calzolaio
                                                                      
                                                                      Bottega di calzolaio (Affresco, sec. XV)


                                              Venezia Trionfate

                                                                       Venezia Trionfante ? (Affresco, sec. XV)


                                                               Contadino

                                                                              Contadino (Affresco, sec. XV)


Fra le altre figure dipinte sul legno del soffitto presente nella loggia superiore, merita attenzione la quasi certa allegoria di Aristotile e Fillide (2) e l’immagine di una Prudenza con una nobildonna che si guarda allo specchio.


                                 Aristotile

                                                                
                                                                  Aristotile e Fillide (Pittura su legno, sec. XV)


                          Prudenza

                                                                             Prudenza (Pittura su legno, sec. XV)


Ma la nostra attenzione è stata soprattutto attratta da un affresco, visibile in una delle stanze sempre al piano superiore, purtroppo in cattivo stato, che rappresenta nobildonne al ‘gioco’ delle carte. 


                                                        Donne con carte

                                                              Dame al 'gioco' dei Trionfi (Affresco, sec. XV)


Data la grandezza delle carte, disegnate nei loro contorni, è lecito presupporre che si tratti di Trionfi. Ciò che ha destato il nostro interesse non risiede nel fatto che dame giocassero a Trionfi, pratica più che ovvia dato il periodo, ma il vedere che solo una di queste, cioè la dama posta centralmente, è stata raffigurata con le carte in mano. Sembrerebbe che possa averle anche l’ultima donna raffigurata a sinistra di chi guarda, ma non è possibile esserne certi. 


                          Donna centrale

                                                                          Dama centrale con in mano le carte


Se queste dame sono state dipinte mentre giocano a Trionfi, è ovvio che le altre donne, poste lateralmente e leggermente dietro a quella centrale, fungono da spettatrici. Ma se non giocassero a carte, a quale altro gioco potrebbero essere intente? Diana Romagnoli, che ci ha accompagnato in questa visita, ha notato che la posizione delle altre carte non utilizzate e dipinte più in basso, rispecchia il modo con cui le carte venivano ‘lasciate a riposare’, cioè in forma di croce, quando erano utilizzate per una lettura cartomantica. Una posizione tipica nella tradizione popolare italiana ancora a volte utilizzata. 


                                                          Carte in croce

                                                                                     Posizione delle carte a croce


Ovviamente, dopo l’approfondito saggio di Ross Caldwell sulla storia della cartomanzia in cui attesta che fino ad oggi non sono stati trovati documenti certi che quest’arte profetica fosse praticata nel XV secolo (3), un dubbio rimane riguardo questa nostro alternativo suggerimento. Purtroppo il cattivo stato dell’affresco non permette la formulazione di altre ipotesi (4).

Note

1 - Marin Sanudo, Itinerario per la Terraferma Veneziana nell'anno MCCCCLXXXIII, Padova, Tipografia del Seminario, 1847, pag. 82.
2 - Per il significato allegorico di questo insieme si legga il saggio La Temperanza
3 L'autorevole saggio si trova nel volume curato da Andrea Vitali Il Castello dei Tarocchi. 

4 -  Ringraziamo Mauro Benedetti, partner dell'Associazione, per averci comunicato l'esistenza di questo affresco.

 


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