Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

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Saggia Pazzia, Dilettevole Pazzia

L'Ordine dei Trionfi in un componimento sulla pazzia del 1607

 

Andrea Vitali, marzo 2011   

 

 

Pazzo, ben pazzo è quel, che, la PAZZIA;

Pazzamente dirà Pazzo esser Pazza;

Figlia è di buon furor, non di follia,

Ch'altrui fa saggio saggia, e non impazza;

S'impazza, impazza sol di frenesia,

Onde il saggio frà pazzi anco solazza:

Ognun dunque dirà; Pazzia mia saggia,

Saggio è nò, pazzo sì chi non t'assaggia 1.

 

Antonio Maria Spelta (1559-1632) fu storico, letterato e poeta, ricordato soprattutto per l'opera Historia de fatti notabili occorsi nell'universo, & in particolare del Regno de Gothi, de Lombardi, de i Duchi di Milano...dell'anno VL sino al MDIIIC. Nel qual tempo fiorirono i vescovi, che resero la Chiesa dell'antichissima, e real città di Pavia, le cui vite brevemente si narrano (Pavia, 1603). L'opera contiene le descrizioni delle entrate trionfali e degli apparati di Maria d'Austria, figlia di Carlo V, in Pavia nel 1581; quelle del Vescovo Alessandro Sauli nel 1594 e di Margherita d'Austria nel 1599 oltre a un capitolo sulle invasioni turche, la genealogia degli Imperatori e un elogio a Isabella Andreini celebre attrice dell'epoca 2.


Il suo componimento in due parti sulla saggia e dilettevole pazzia, pubblicata a Pavia nel 1607 3, attirò l'attenzione di molti, specialmente degli amici, compreso il suo editore 4 che nella dedica al conte palatino Cesare Crospelli premessa alla prima edizione, ritenne La Saggia Pazzia "ripiena di scientia, di dottrina, di documenti morali" e La Piacevole Pazzia più che gradita per i scelti concetti e per il modo con cui i vari effetti erano stati espressi.


Giovan Battista Strambico, anch'esso poeta, dedicò all'amico il seguente sonetto:


Saggio scrittore che con sacrato ingegno
a pien puoi dimostrar quale or sia
vera di tutto il mondo la pazzia
con vago stile e con sicuro ingegno.

 

Stessa manifestazione di plauso da parte di Francesco Bassi che gli dedicò il seguente madrigale:

 

Al Poeta Regio, et Historico Fedele

 

Tanto saggio, ed accorto

Hor’ vi scorgiamo in ver SPELTA

Gentile.

Chè in si leggiadro stile,

Mostrate la Pazzia di tutto ‘l mondo,

Ch’eterna fia di voi sempre la fama,

Cui ‘l vostro grido altier n’è dolce pondo,

E s’altri quella brama,

L’orme segua di voi,

Ond’ hà vita l’honor a’eccelsi Heroi.

 

Non si può certamente dubitare che l'editore non fosse entusiasta dello Spelta, dato che rincarò la dose scrivendo di lui "superba pompa d'arte, altero mostro di natura, autore di gran nome e di meraviglioso stile".

 

Al di là di questi elogi, Spelta rimane uno scadente scrittore, dalla lingua impura e dallo stile involuto, tanto che il testo risulta spesse volte di difficile lettura.


È innegabile che sia L'Hospidale de Pazzi Incurabili 5 di Thomaso Garzoni da Bagnacavallo (1586) che l'Elogio della Pazzia di Erasmo (1511) abbiano svolto una funzione ispiratrice. Dall'opera del Garzoni lo Spelta riprende il tema dell'Ospedale dove avrebbero dovuto farsi ricoverare i giocatori pazzi, mentre l'Elogio è stato saccheggiato in quanto ad argomentazione e concetti. Oltre a questo, è comune il principio che tutto ciò che gli uomini compiono è pazzia così come gioco di pazzia è la stessa vita. Lo Spelta, a cui va riconosciuta una più attenta analisi psicologica delle classi sociali coinvolte di quanto abbia compiuto Erasmo, è decisamente un cattolico a differenza dell'umanista olandese che non perde occasione per attaccare la Chiesa, i suoi ordini religiosi e la loro disciplina. Il cattolicesimo dello Spelta risulta eclatante proprio nell'argomento di nostro interesse: procedendo a elencare i Trionfi dei tarocchi iniziando dal Mondo, giunto alla carta della Temperanza salta a piè pari sia il Papa che la Papessa (come sappiamo la Chiesa non vedeva di buon grado tale inserimento in un mazzo di carte) passando direttamente alla figura dell'Imperatore, per poi elencare l'Imperatrice. il Bagatello e il Matto.

 

Mentre nella Saggia Pazzia dominano la scena le passioni, tutte concepite come sagge manifestazioni della natura umana, nella Dilettevole Pazzia l'autore indulge sulle debolezze degli uomini: troviamo così messi a nudo gli innamorati, gli ambiziosi, i cacciatori, i maghi, i negromanti, gli indovini, gli alchimisti, gli astrologi, i pedanti, i privilegiati, i savi, i giocatori e altri ancora, su cui l'autore indaga con atteggiamenti a volte grotteschi a volte derisori.


Questi alcuni degli argomenti trattati nelle due parti dell'Opera:


Saggia Pazzia


Origine e benemerenza della pazzia
Le mille pazzie delle donne
la pazzia rende gli uomini arditi
La pazzia è strumento di onore e di gloria
La pazzia rende gli uomini felici
ecc.


Dilettevole Pazzia


Pazzia degli astrologi
Pazzia dei maghi, negromanti, indovini
Pazzia dei giocatori
Pazzia degli amanti
Pazzia dei privilegiati
ecc.


Venendo al testo, riportiamo di seguito un passo tratto dall'Origine e benemerenze della Pazzia che apre la prima parte dell'opera dedicata alla Saggia Pazzia.


"...Socrate quel gran lume di sapienza in terra, quando si levava dalla contemplatione delle cose celesti, non si sdegnava cavalcando una canna con piccioli fanciulli giuocare... 6. Domiziano, come riferisce Svetonio, soleva ogni giorno starsi un'hora appartato, e solo in un luogo, ò Camera Secreta, né ad altro   in questo tempo attendeva, che à prender Mosche, le quali dipoi infilzava con uno stiletto bene aguzzato; in guisa che dimandando un giorno su quell’hora uno, se alcuno era dentro con Domitiano, gli fù acconciamente risposto, che non vi era pur una mosca; accennando, ch’egli le havea uccise, e via gettate tutte” 7.

 

A coloro che ridevano di queste pazzie, così rispose lo Spelta:

 

“Gli Antichi, et di primo nome Scrittori lodarono chi le Mosche, chi le Febri, chi la Vecchiezza, et chi la Morte? Homero non cantò la guerra tra le Rane, et i Toppi?? Virgilio non lodò la Zanzara? Ovidio non celebrò il Pulce?... Et a nostri tempi non si sono ritrovati de gli ingegni elevati, i quali celebrarono la peste à tutti tanto odiosa? La Primiera 8, i Scacchi, i Carcioffi, il Formaggio, et altre cose? Se costoro considerassero quanto Imperio habbia la Pazzia nel Mondo, non pigliariano scandalo da questo mio discorso. Più tosto si maraviglieriano, che fin’hora non si sia scoperto alcuno, il quale habbia mostrato gratitudine, riconoscendo i molti beni, e piaceri, ch’ella apporta, meritevole d’Encomio, et applausi particolari...La quale [Pazzia] ci governa, sola le gravi cure, et aspri cordogli da noi discaccia; sola Huomini, et Donne contenta; altrimente sempre sarebbero miseri, et infelici, se la dolcezza di costei non temperasse l’amarezza di questa vita; alle volte facendosi far castelli nell’aria, et metter monti sopra monti, ascendendo d’un’humore in altro 9.

 

Nel Primo Capitolo Dell’Origine, et Progressi della Pazzia, l’autore illustra tutte le qualità positive della Pazzia in grado di portare somma allegrezza e felicità agli uomini:

 

“I Poeti, à quali si può dar fede per haver sempre havuta gran dimestichezza, & commertio con la Pazzia; massime i Toscani, che più de’ Latini le sono famigliari, & sì fattamente, che quando sono gonfi di quel suo furore, escono fuori di se; Vollero, che quella fosse figlia di Plutone; il quale dalla vana, & superstitiosa Gentiltà fù tenuto Dio delle ricchezze, & haver potestà sopra la guerra, & gli imperi del mondo; Né piacendogli, ch'ella havesse conformità alcuna con Minerva Dea della Sapienza nata di Padre senza Madre, la fecero figlia non pur di Plutone; mà della gratiosa, & piacevole Dea della Gioventù, nata nell'Isole fortunate; Dove la fatica non si ritrova, le infermità non hanno luogo, la vecchiezza fugge, i travagli non si conoscono, le miserie sono sbandite, gli affanni non cruciano; Ma l'Allegrezza signoreggia, i piaceri trionfano, i contenti giubilano, i diletti si godono, le consolationi abondano, i spassi non mancano. Dove sono Viole d'ogni sorte, Rose senza spina, Herbe odorifere del continuo, Alberi frondosi, carichi di frutti soavissimi; Dove in somma l'eterna Primavera sempre fiorisce. Di modo tale habbiamo à dire, che la Sig. Pazzia è nobilissima sì per la parte del Padre, come della Madre, della Patria, & da quanto si desidera à formar una persona illustre. La quale non tantosto fù al mondo, che ridendo con festa, e giuochi, riempì l'humano genere di allegrezza estrema, che prima se ne stava dolente, e mesto, malinconico, & severo. Et per tenerlo in solazzo, & piaceri continui, s'accompagnò subito con Venere, & con Bacco, con le delitie, con la voluttà, con l'adulatione; sì potente al mondo; sprezzando ogni disturbo, fatica, & impaccio, scordandosi d'ogni molestia, & datasi à tutte le sorti di piaceri. Con la qual compagnia si fattamente ella s'è obligato il mondo tutto, che non è persona, la quale non debba riconoscere si gran beneficio dalla Sig. Pazzia ricevuto” 10.


Nella seconda parte del componimento dedicata alla Dilettevole Pazzia, troviamo la Pazzia dei Giocatori in cui l'autore, dopo l'inevitabile condanna del gioco d'azzardo, procede con un elenco di ben sedici vizi che dal gioco promanano. Fra questi, come nono il peccato contro la misericordia; il decimo è l'usura; l'undicesimo è il disprezzo della Chiesa, "perche non istima le prohibitioni di quella"; il dodicesimo è lo scandalo perché “Molti si guastano vedendo gli altri giuocare"; il tredicesimo la bugia e lo spergiuro poiché "spesse volte, dice di haver vinto, & havrà perduto per vantarsi”; come quattordicesimo l'odio "perche quello che perde , s’accende d’odio contra colui, che l’hà vinto, & gli hà vuotato il borsino”; il quindicesimo è l'infedeltà, "l'inganno che si commette, numerando malamente, & e computando"; il sedicesimo e ultimo è la collera "perché il giocatore va in stizza, maledice, & biastema Dio, & i Santi”. Concludendo con: “Qualche volta si dà de’ pugnali nella vita per disperatione, si tira la barba, si ranca i capegli, dà della testa su la tavola, fa altre pazzie, gionto à casa batte la moglie, i figli, bestiale con tutta la famiglia”.


Prosegue poi raccontando la storia di un arciere che volle punire Dio per aver perso al gioco:


"Si legge d’un certo Sagittario, ò Arciero, il quale havendo giuocato; & perduto andò in gran colera, & caricò l'arco, e lo scocco alla volta del cielo, come che volesse vendicarsi con Dio. Ed ecco che la frezza à basso tutta tinta di sangue fresco, & cadde avanti il volto di colui. Il quale vedendo questo miracolo, si pentì, contrito, & confesso non volse mai più giuocare, & emendò la sua vita” 11.


Continuando nella disamina, l'autore elenca la pazzia nella speranza della vittoria, la perdita di denaro, il desiderio di rivincita e altro ancora, per giungere alla seguente conclusione: "Perciò non mi pare che costoro [i giocatori] siano degni di essere ammessi fra i pazzi piacevoli, quieti e contenti, dei quali intendo trattare, ma che meritino piuttosto di essere confinati coi furiosi nell'ospizio dei pazzi, per esservi custoditi e curati della loro frenesia" 12.


Inizia a questo punto il discorso più interessante in quanto lo Spelta, oltre a riportare un elenco dei giochi malfamati, fra cui i tarocchi 13, stila di questi ultimi il loro ordine, simile a quello riportato dal Garzoni nella sua Piazza Universale 14, fatta eccezione per la mancanza del Papa e della Papessa per i motivi sopra espressi.


"Qui [nell'Ospidale di San Vicentio a Milano], à suo piacere havranno tempo di giuocare alla morra, à dadi, alle carte, ò siano communi, ò Tarocchi, ne’ quali si veggono danari, choppe, spade , bastoni, dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, l’asso. Si potranno specchiar 15 nel Rè, nella Regina, nel cavallo, nel fante, nel mondo, nella giustitia, nell’Angelo, nel sole, nella luna, nella stella, nel fuoco, nel diavolo, che gli porti; nella morte, che gli levi dal mondo; nell’impiccato suo simbolo, ò ritratto; nel vecchio, nella ruota, nella fortezza, nell’Amore, nel carro, nella Temperanza, Nell’Imperatore, nell’Imperatrice, nel Bagatello, nel Matto suo fratello; potranno, se voran mutar cibo, pigliar le carte fine, con i cuori, con i fiori, con le picche, che in questi giuochi infami sogliono passar il tempo questi mal consegnati hora in publico, hora in secreto, giuocando à Trionfetti, à trappola, à flusso, alla bassetta, a cricca, al trenta al quaranta, al trent’uno, all’herbette, à banco fallito, à chiamare, à primiera, alla doppia, à salandrone, à bazzica, alla carta del mercante, à trè, due, asso, à dar cartaccia, al cede bonis, & altri, come scrivono quelli, che di simil arte trattano” 16.

 

Ordine dei Trionfi citati:


Mondo
Giustizia
Angelo
Sole
Luna
Stelle
Fuoco
Diavolo
Morte
Impiccato
Vecchio
Ruota
Fortezza
Amore
Carro
Temperanza
Papa                           (assente)
Papessa                      (assente)
Imperatore
Imperatrice
Bagatto                     
Matto                         


Lo Spelta riporta poi due exempla di dannati all'inferno a causa di questo vizio, motivandone l'inserimento con le parole "poiché gli esempi giovano molto, non tacciamo quanto dovrebbe spaventarli e allontanarli dal gioco". Di questi riportiamo il secondo in quanto rappresentativo dell'attributo Perditorum raptor assegnato al Diavolo nella carta omonima del Tarocco Leber del XVI secolo 17:


“Si legge anco, che in Colonia fù un certo, il quale tutto era dedito al giuoco, massime de dadi; di modo che giorni, & notti non faceva altro, che giuocare, & quando andava à torno havea sempre seco una borsa di danari, & quando incontrava qualch'uno l'invitava al giuoco, nel quale era fortunatissimo. Sentite di gratia. Una notte andò il diavolo à casa di costui informa apunto di giuocatore, & barro; havendo seco un taschetto di scudi sotto l'ascella postosi à sedere misse sù la tavola denari alla grande, & faceva assai del liberale, e splendido. Piglia i danari, tira, & vince, tira, fà punto buono, guadagna, nè mai una buona mano vidde colui, ch'era solito vincere gli altri, perche egli fù vinto, & perdè quanti denari havea con quello, che d'astutie non cede à creatura alcuna. La dove in colera disse il bravo, ò per dir meglio barro: Saresti mai il Diavolo? Et rispondendo il Diavolo, basta, basta, suonano i Matutini, bisogna andar fratello, & lo pigliò con impeto, lo portò sù per i tetti, lo trascinò in maniera tale, che lasciò le budelle sopra i coppi. Che cosa venisse del corpo, non si sà, nè mai s'è potuto ritrovare dove lo gettasse. La mattina furono vedute le intestine sopra la casa, & sepolte nel Cimiterio. Però sarete ben pazzi da dovero, se non vi proporrete di lasciar quella mala pratica tanto nuociva alla vostra casa, à voi medesimi, che per il giuoco perdete l'anima, il corpo, & la robba insieme.  18.

 

Trattando della Pazzia de' Gloiosetti, & Ambitioselli,  Spelta sottolinea che coloro si vantavano di possedere chissà quali qualità, in realtà erano dei buoni a nulla che di più ritenevano che gli altri non fossero che tarocchi, cioè degli stupidi:

 

“Quando un Pollone và in furia, non la grandeggia sì bene, quanto costoro ne’ circoli per farsi tenere bei Cervelli. La dove questi cervellini ambitioselli vanno à vela à più potere, alzati dal Garbino [il vento Libeccio] della gloria per dritto, & per traverso. Uno saprà con gran fatica metter insieme quattro versami, & si terrà un Vergllio, overo un’Ariosto. Havrà à pena imparato l’Alfabetto Greco, & vorrà essere tenuto un’Isocrate, riputandosi saper tanto, che gli altri siano tarocchi” 19.

 

Poiché tutti gli ambiziosi si credono degli Alcidi mentre al contrario vengono reputati dei pigmei nonché 'matti da tarocco', riportiamo l'invito dell'autore agli ambiziosi di mutare atteggiamento, per abbracciare la vera Sapienza.  

 

Dalla

 

"PAZZIA DE GLORIOSETTI, & AMBITIOSELLI"

 

Cap. XVII

 

"Ma ricordatevi, che l’ambitione è un male sottile un morbo acuto, un veleno segreto, una peste occulta, una bottega d’inganni una madre d’Hipocrisia, una nodrice, d’Invidia, un'origine di vitij, una Tarma di santità. Ella accieca j cuori, da i remedij, cerca l'infermità, dalla medicina il male.

 

Di ferro il petto crudo più che Marte

     Vaga di se come l'Uccel di Giugno,

     Che vagheggìa il thesor suo d'ogni parte.

Questa insolente par, che mai alcuno

     Lodar non possa, e pertinace vogli

     Farsi adorar con voti da ciascuno.

Vanità gloriosa alteri orgogli,

     Iattantia, elation, fasto alterezza

     Son de le corne sue tristi germogli.

Puzzale il muschio altrui, suo sterco apprezza

     Cercando ne le pompe esser veduta

     Risplender purpurata in grande altezza.

Questa ignorante bestia non saluta,

     Salvo con qualche maestà d'un cenno,

     Loquace in comandar, in pregar muta.

A Dio Pigmei, che vi tenete Alcidi,

     E matti da tarocco vi stimiamo.

     Deh ritornate hormai a’ vostri lidi.

O ciechi menti non mai manche, ò lasse

     Di bramar il soverchio, ò mondo vile,

     Che con la mente à cose oscure, et basse.

Dunque arma il tuo buon’animo virile

     De la vera sapienza, et di quel poco

     C’hai vivi lieto, ò spirito gentile" 20.

 

Nel Capitolo VII laddove l’autore tratta della Pazzia de gli Astrologi, sempre sotto l’argomento ‘Pazzia Dilettevole’, troviamo di nuovo i tarocchi.  Come per il caso precedente, vengono considerati tarocchi quindi dei matti, coloro che si affidano agli astrologi. Dopo una trattazione sulla falsità scientifica dell’Astrologia, lo Spelta così continua: “Né questo si dee tacere, che à gli Imperadori Filosofi Medici, & Poeti furono publici honori decretati, e statue inalzate; ma a sorte niuna d’Astrologo questa carezza fù fatta. Se bene Plinio scrive, che à Beroso per veri pronostici predicationi furono fatte statue con la lingua d’oro; Sé Beroso predisse cose vere, non le predisse per osservatione Celeste, mà per altro, come le Sibille. Che dite Signori Astrologi con i vostri Pronostici, Tacuini, & Lunarij pieni di tante menzogne, ricchi di tante bugie, che fanno star le persone melānconiche, predicendo il mal’ànno, che venga à quelli, che vi danno credito: Dè miei quattrini nō spenderete. Sono ben tarocchi, quelli che vi danno fede” 21

 

Note


1. Anton Maria Spelta, La Dilettevole Pazzia. Sostegno de’ Capricciosi, Solazzo de’ Bislacchi, Pastura de’ Bizzarri. Dal Signor Antonio Maria Spelta Poeta Regio, Posta alla Mostra, Ad utile de ‘Cervellini, & a ritegno de’ Cervellazzi. Con due Tavole, Una de’ Capitoli, l’altra delle cose notabili. Aggiuntavi la Pazziazza Furiosa de’ fratelli discordi, Libro Secondo, In Venetia, Appresso Marc’Antonio Somasco, MDCIX [1609], s.n.p. Sonetto d'apertura: Il Folletto bizzarro, con sottotitolo "Dalla Rocca Incantata di Circe Maga Furiosa alli sig. Protomastri, & Arcisavii.

2. Oltre che attrice, fu poetessa e scrittrice. Insieme al marito Francesco Andreini, recitò nella Compagnia dei Comici Gelosi che nel 1589 fu invitata a rappresentare La Pazzia di Isabella a Firenze in occasione del matrimonio fra Cristina d'Aragona e Ferdinando I de' Medici.

3. La Saggia Pazzia, Fonte d'allegrezza, Madre de' Piaceri, Regina de' Belli Humori Dal Sig. Antonio Maria Spelta Poeta Regio, Posta in campo; A difesa delle persone piacevoli, et à confusione degli Arcisavi, e Protomastri. Opera Morale di molta curiosità, & ammaestramento di ogni sorta di persone; Con due tavole, l'una de' capitoli, l'altra delle cose Notabili, Libro Primo, In Pavia: appresso Pietro Bartoli, Ad Instanza d'Ottavio Bordoni Libraro, MDCVII. [1607].

4. Ottavio Bordoni.

5. Disamina di quest'opera in LHospidale de Pazzi Incurabili - 1586.

6. Sul significato della canna in riferimento al Folle si legga il saggio Il Folle sul Gambero (Online fra breve).

7. La Saggia Pazzia, cit., Prefatione dell’Autore, pp. 2-3.

8. L'autore fa qui riferimento al componimento del Berni Capitolo del Gioco della Primiera (1526). Si veda al riguardo I Tarocchi in Letteratura I. 
9. La Saggia Pazzia, cit., pp 3-4.

10. Ibidem, pp. 7-8.

11. La Dilettevole Pazzia, cit. p. 73.

12. Idem.

13. Assieme ai tarocchi, anche il gioco dei Trionfetti a cui abbiamo dedicato uno specifico articolo.

14. Salvo qualche omissione, l'elenco riprende pedissequamente quello citato dal Garzoni. Si veda in proposito il saggio Trionfi, Trionfini e Trionfetti
15. L'utilizzo del verbo specchiarsi era stato utilizzato con riferimento ai Trionfi del Petrarca dal Burchiello in un suo sonetto. Si veda I Tarocchi in Letteratura I.
16. La Dilettevole Pazzia, cit., pp. 74-75.

17. La carta Leber del Diavolo è stata riportata nel saggio iconologico relativo a questo Trionfo. 

18. La Dilettevole Pazzia, cit., pp. 77-78.

19. Ibidem, p. 121.

20. Ibidem, pp. 123-124.

21. Ibidem, p. 47.


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