Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Il Cannocchiale Aristotelico

Argutezza, Simboli e Tarocchi

 

Andrea Vitali, marzo 2006

 

 

L’Abate Girolamo Tiraboschi così scrive di Emanuele Tesauro (Parte Seconda - Tomo VIII) nella Storia della Letteratura Italiana del Cavaliere Abate Girolamo Tiraboschi, Consigliere di S. A.S. Il Signor Duca di Modena, dall’Anno MDC all’Anno MDCC, stampata a Modena nel 1793: “Il Conte Emanuele Tesauro, Patrizio Torinese, e Cavaliere gran Croce dell’Ordine de SS. Maurizio e Lazzaro, fralle moltissime opere di ogni argomento, che circa la metà del secolo diè alla luce, pubblicò ancora in Torino nel 1654. Il Regno d’Italia sotto i Barbari, opera in cui, come in tutte le altre, si scorge un Autore dotato di vivo ingegno, e che avrebbe potuto avere nella Repubblica delle Lettere onorevol luogo, se non si fosse del tutto abbandonato a’ pregiudizi del suo secolo” 1.


Il Tesauro, letterato e storiografo, nacque a Torino nel 1592 e morì nella stessa città nel 1675. Entrò nell’Ordine dei Gesuiti nel 1611. Scrisse diverse opere storiche fra cui i Campeggiamenti di Fiandre (1646) e l’epitome Del regno d’Italia sotto i Barbari (1654). Nel 1654 compose il Cannocchiale Aristotelico, il più importante trattato di retorica barocca, dove evidenziò e definì con chiarezza i rapporti che intercorrevano tra le forme privilegiate dai letterati e le innovative tendenze che la trasformazione del mondo stava imponendo alla mentalità degli uomini del Seicento.

 

 


                                                                        Emanuele Tesauro

 

L’espressione Cannocchiale Aristotelico è un ossimoro, figura retorica che consiste nell’accostare due termini in forte antitesi tra loro: in questo caso la filosofia classica aristotelica e la scienza moderna. Mentre la filosofia aristotelica - per la quale ogni cosa ha il suo posto all'interno di un sistema - utilizza il metodo deduttivo (da un'affermazione generale si spiega il particolare), la scienza galileiana, simboleggiata dal cannocchiale, utilizza il metodo induttivo, quello cioè dell’osservazione del particolare per giungere all’enunciazione di una teoria generale. In questo caso l’ossimoro assumeva il compito di avvicinare i due aspetti divergenti dando una veste accettabile ai metodi di ragionamento fondati sulla metafora che per l’autore rappresentava la figura retorica per eccellenza in quanto capace di collegare fenomeni lontani attraverso l’analogia che vi sta alla base.


Il titolo completo del trattato è Il Cannocchiale Aristotelico O sia Idea dell'Arguta et Ingeniosa Elocutione Che serve à tutta l'Arte Oratoria, Lapidaria, et Simbolica esaminata co’ Principij del Divino Aristotile Dal Conte & cavalier Gran Croce D. Emanuele Tesauro Patritio Torinese. Una straordinaria trattazione sui simboli che, favorendo la comprensione del pensiero degli uomini di quell’epoca, risulta degna di un’approfondita analisi.


Quanto di seguito riporteremo è tratto dall’edizione stampata a Torino nel 1670 2. I caratteri in stampatello e corsivo come ogni segno di interpunzione sono stati riportati come presenti nell'opera.


Innanzitutto, l’“Argutezza”, così come viene definita e che l’autore fa derivare da SCHEMATA = FIGURA, cioè “gesto vivace rappresentato da Figure attuose” 3. Cicerone chiamava le Argutezze “Gesti della Oratione”, una “poetica Imitazione” ottenuta tramite simboli e allegorie.


Così scrive l’autore a questo proposito “Questa è ARGUTEZZA, Gran Madre d’ogni ingegnoso Concetto: chiarissimo lume dell’Oratoria, & Poetica Elocutione: spirito vitale delle morte Pagine: piacevolissimo condimento della Civil conversatione: ultimo sforzo dell’Intelletto: vestigio della Divinità nell’Animo Humano. Non è fiume sì dolce di facondia; che senza questa dolcezza, insulso e dispiacevole non ci rammembri: non sì vago fior di Parnaso, che dagli horti di lei non si trapianti: non sì robusta forza di Rettorico Entimema 4; che senza questi acumi, non paia rintuzzata & imbelle; gente non è sì fiera & inhumana; che all’apparir di queste lusinghevoli Sirene, l’horrido volto con un piacevol riso non rassereni: gli Angeli stessi, la Natura, il grande Iddio, nel ragionar co gli Huomini, hanno espresso con Argutezza, ò Verbali, ò Simboliche, gli lor più astrusi & importanti secreti. Ma non solamente per virtù di questa divina Pitio 5, il parlar degli Huomini Ingegnosi, tanto si differentia da quel de’ Plebei; quanto il parlar degli Angeli, da quel degli Huomini: ma per miracolo di lei, le cose Mutole parlano; le insensate vivono: le morte risorgono: le Tombe, i Marmi, le Statue; da questa incantatrice degli animi, ricevendo voce, spirito, e movimento; con gli Huomini ingegnosi; ingegnosamente discorrono. Insomma, tanto solamente è morto, quanto dell’Argutezza non è animato” 6.


Nel Capitolo II, riguardante le Cagioni Instrumentali. Delle Argutezze Oratorie, Simboliche, & Lapidarie l’autore spiega le varie tipologie di Argutezze:


“L’intelletto humano inguisa di purissimo specchio, sempre l’istesso & sempre vario; esprime in se stesso, le imagini degli Obietti [oggetti], che dinanzi à lui si presentano: & queste sono i Pensieri, Quinci, siccome il discorso mentale, altro non è che un ordinato contesto di queste Imagini interiori: così il discorso esteriore altro non è, che un’ordine di Segni sensibili, copiati dalle Imagini mentali, come Tipi dell’Archetipo. Ma di questi Segni esteriori, altri son Parlanti, altri Mutoli, & altri Compositi di muta facondia, & di facondo silentio. Segni PARLANTI son quegli i quali, ò con Vocali, ò con iscritte parole espongono alla luce il concepito pensiero. Segni MUTI sono le Imagini delle Parole; altri espressi con Movimento, quai sono i CENNI: & altri con alcuna imitazione artificiosa degli Obietti medesimi, come le Figure pinte, ò scolpite. Finalmente de’ Concetti Mentali, e Parlanti, e Mutoli, altre forme di Significationi si vanno ogni dì fabbricando dalla industria humana, che qui chiamiamo COMPOSITI: in quella guisa che dall’Agricoltore col variare inserti, varie & pellegrine forme di fiori & di frutti giornalmente si partoriscono….In sei maniere dunque sì può significare una Impresa, & qualunque detto arguto & figurato: cioè; per mezzo del concetto mentale & Archetipo; per via della humana voce; per via di scritti caratteri; per via di cenni; per via di rappresentazioni dell’Obietto; & finalmente per una maniera mescolata di queste maniere; ecc” 7.


Di seguito l’elenco dei Corpi Figurati descritti dall’autore e suscettibili di essere rappresentati negli Emblemi, nelle Imprese o in qualsiasi altro modo simbolico:


“Non vi è genere niuno di CORPI NATURALI VISIBILI, che non habbia servito à famosissime Imprese, registrate nelle Stampe, & lodate: Fra’ Corpi Celesti, habbiamo il Sole, di Filippo secondo: la Luna, di Henrico secondo: La Stella, del Marchese di Pescara. Ecc.


Non solamente i parti della natura, ma quegli ancora dell’Arte sua rivale; che CORPI ARTIFICIALI si chiamano; con molta laude si veggono da quest’Arte delle Arti, non pur fra le Medaglie, ma fra le Imprese riferiti; & dalla fama ritrombati per le Academie. Le Colonne, di Carlo Nono: il Tempio, del Marchese del Vasto: il Laberinto, di Consalvo Perez: ecc.


Anzi perche la Natura liberamente scarsa, molte cose dona agli huomini, & niega gli occhi; che CORPI MATERIALI INVISIBILI nominiamo: questa li dona in maniera, che non pur giovino, ma anche si vaggiano. Tai sono i Venti soffianti contro la Face, di Ottaviano Mangoni; i quattro Venti, del Conte Achille Lodrone: la Sfera del fuoco 8, di Andrea Bolani: ecc.

 

Ma più trionfa la sua possanza: peroche ancor le cose che non han Corpo; con prestigioso incanto di questa salutevol Maga [L’Argutezza], lo prendono: come ACCIDENTI ET SOSTANZE ASTRATTE: Virtù e VitijArti e Scienze: Tempo, Fortuna, e Morte: SpiritiAngelie Demoni", ecc.

 

Ma tutte queste cose pur’hanno fondamento reale. Aggiugnivi quelle, che l’Intelletto solo imaginando si fabrica: come le IMMAGINI FAVOLOSE de’ Poetastri; iquali, dove da questa simbolica Maestra siano ammaestrati; ancor sognando insegnano; & mentendo dicono vero. Tai furono fra gli Emblemi Argo, Icaro, Faetonte: & fra le Imprese celebrate, il Vello d’Oro, del Duca di Borgogna; il Pegaso, del Dolce: l’Atlante 9, di Sforza Pallavicino: l’Hercole che atterra i Leoni 10, del Duca Alberto di Baviera. ecc.

 

Anzi, tanta è la fecondità di quest’arte; che Mostri tanto monstruosi non generò ò la libidine degli ‘ngegni; ò la lascivia dell’Africa nelle sue calde arene: quanti ella ne partorisce ne’ marmi, e dentro agli Scudi. Tai CORPI CHIMERICI & monstrosi furono l’Onoandro Huomo-Asino nelle piramidi Egittiane: il Gorgonio Donna-Vipera nello Scudo di Pallade: la Sfinge Donna Leonenello Scudo di Polinice:la Chimera Drago-Capro nel Cimier di Turno: ecc.” 11.

 

Vediamo ora come tutti questi corpi potevano essere rappresentati:

 

“Hor tutti questi Corpi con sei DIFFERENTI MANIERE si possono mettere davanti agli occhi; per orditura di Simboli Arguti, & d’Heroiche Imprese: cioè, con un Tipo DIPINTO, con un Tipo SCOLPITO: con un Prototipo MORTO: con un Prototipo VIVO: con un PERSONAGGIO rappresentativo: con un’ATTIONE rappresentativa" 12.

 

Dopo aver appreso le diverse tipologie di oggetti rappresentabili e il modo di raffigurarle veniamo ora ai tarocchi. Riportiamo di seguito il passo in cui l’autore discorrendo dei “Simboli Compositi” di carattere “Muto” nel Capitolo II dedicato alle “Cagioni Instrumentali dell’Argutezza” introduce i simboli dei Tarocchi e degli Scacchi. La disamina sugli Scacchi è stata riportata in quanto, secondo le nuove e affascinati indagini di Lothar Teikemeier, i tarocchi sarebbero nati come una elaborazione di questo ultimo gioco 13.


CAGIONI INSTRUMENTALI - CAPITOLO II

Delle Argutezze Oratorie, Simboliche, & Lapidarie 


“Finalmente dalla stessa fonte procede quanto han di piacevole & d’ingegnoso i GIOCHI MUTI; rappresentanti alcuno heroico argomento. Tal’è quel de Tarrochi; degno concetto di barbaro ingegno: dove tu vedi mescolatamente arruffarsi ogni persona del mondo con sue divise, Ricchi col Denaro, Ebri con la Tazza, Guerrieri con la Spada, Pastori con la Mazza. ImperadoriPrelatiAngeliDemoni: quasi il Giocatore impugnando un mazzo di carte habbia il Mondo in pugno: & il giocare, metaforicamente altro non sia che mettere l’universo in confusione; & chi più ne ruina, è il vincitore. Ma il Gioco più heroico ed arguto; anzi bellica scuola, è quel degli Scacchi; dove in breve Campo di battaglia, ti si parano davanti duo eserciti squadrati, l’un di Bianchi Assiri; l’altro di Mori Africani: & ecco Re, Reine, Huomini d’arme; Cavailleggieri; Torreggianti Elefanti; e Fanti: al cenno di due Giocatori, quasi Mastri di battaglia, fronteggiare, assalire, stare in guato, sorprendere, scorrere, soccorrere, accozzarsi, coprirsi, far prigioni, e tuorli dal mondo: infino à tanto, che sbaragliate le squadre avverse, & arrestato il Re (à cui solo si concede la vita) non si termini con faticosa, ma dolce vittoria, un conflitto senza sangue, ma non senza stizza del perditore, Gioco apunto partorito dal bellico intelletto di Palamede 14 in mezzo alle Greche tende, per combattere contra l’otio: onde non dei stupire, se del cervel di Giove nacque una Pallade armigera; poiche dal cervello di un Soldato son nati eserciti. Hor questo Gioco qual cosa è; senon un Simbolo heroico, una continuata metafora? Dove que’ piccoli simulacri, animati dalla viva mano; allegoricamente rappresentano un conflitto degl’ingegni; & hanno il moto per Motto. Siche il Giocatore si trasfigura ne’ personaggi figurati da quegli armigeri legni: & nelle nostre imagini vive la mente del Giocatore” 15.


Tarocchi e Scacchi appartengono quindi, secondo l’autore, agli Argomenti Eroici; sono simboli Muti (immagini delle parole) e sono Composti. Scrive a proposito di questi ultimi: “Nell’ARGUTIA COMPOSITA si confondono due ò più, delle semplici Argutie…; così l’Argutia la quale in sostanza altro non è che una poetica Imitatione; col mescolamento delle maniere MUTOLE con le PARLANTI, & di queste, ò di quelle intra loro; partorisce una numerosa & varia, ma graziosissima prole di Simboli; molti de’ quali anche hoggi son più conosciuti per veduta, che per proprio nome, appresso i letterati” 16.

 

Note


1.
In Modena, Presso la Società Tipografica, MDCCXCIII. [1793], p. 384

2. Torino, per Bartolomeo Zavatta, M.DC.LXX. [1670].

3. Ibidem, p. 4.

4. La pitonessa Pitia, oracolo di Delfi. Qui sta a significare che l’Argutezza può fare magie.
5. Aristotele nella Retorica la definisce un'argomentazione in forma di sillogismo nella quale una delle premesse non è certa, ma solo probabile.

6. Il Cannocchiale Aristotelico, cit. nel testo, p. 1 
7. Ibidem, pp. 15-16.

8. Si tratta della Sphaera Ignis, raffigurata nel Trionfo della Torre.

9. Atlante è raffigurato nel Trionfo del Mondo dei Tarocchi Siciliani.

10. Ercole nell’atto di combattere contro il leone Nemeo è raffigurato nel Trionfo della Forza dei Tarocchi Colleoni-Baglioni.

11. Il Cannocchiale Aristotelico, cit., pp. 26-29.

12. Ibidem, p. 30.

13. Lothar Teikemeier, che ha argomentato la teoria 5 x 14 riguardo la genesi dei tarocchi, ha espresso l'opinione che il gioco degli scacchi sia stato determinante per lo sviluppo dei tarocchi. Pagina web Trionfi.com.  

14. La credenza che il gioco degli scacchi fosse stato inventato da Palamede sotto le mura di Troia era ancora viva nel Seicento.

15. Il Cannocchiale Aristotelico, cit., pp. 57-58.

16. Ibidem, p. 39.

 

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