Saggi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Gareth Knight

Il tesoro delle immagini

 

di Giuseppe M. S. Ierace

 

Questo lavoro sulla tarologia venne originariamente pubblicato dall’inglese Aquarian di Wellingborough (Northamptonshire), nel 1986, come “The Treasure House of Images”, - medesimo titolo del Liber DCCCCLXIII (Thesauroy Eidolon) prodotto dal generale John F.C. Fuller (1878-1966), interessato alle discipline dell’Argenteum Astrum, tanto da approfondirne gli insegnamenti in “The Star in The West: a critical essay upon the works of Aleister Crowley” (1907), e di un successivo “Tarot Abecedarian: The Treasure House of Images” (1997) di Anthony R. Naylor, studioso, oltre che di Crowley, di Reuss e Spare, a cui ha dedicato “From the Inferno to Zos II: The Secret Language of Austin Osman Spare” (1995 ) e “Stealing The Fire From Heaven” (2002)  - in seguito è stato riedito negli Stati Uniti con una più generica e meno impegnativa intestazione, “Tarot & Magic”, finché, a distanza d’un quarto di secolo dalla sua prima apparizione, non fu adeguatamente ampliato per riunire e riassumere nei sei nuovi capitoli aggiunti le tante nuove conoscenze nel frattempo acquisite dall’autore, Gareth Knight, sotto il cui pseudonimo si cela il fondatore dell’Avalon Group, Basil Wilby, che ha cominciato il proprio addestramento iniziatico fin dagli anni ’50 in seno a un’associazione esoterica, la Fraternity of the Inner Light, derivata dall’Hermetic Order of the Golden Dawn, dal quale fu scorporata, tra il 1924 e il ’28, da Dion Fortune, al secolo Violet Mary Firth (1890-1946), per certi versi, destinata a essere considerata come la risposta femminile ad Aleister Crowley.

 

Il simbolismo cabalistico

 

Insieme con Walter Ernest Butler (1898-1978), per le edizioni Helios Books, nel 1962, Basil Wilby prepara un corso per corrispondenza sulla Qabalah pratica, dalla cui enorme popolarità sarebbe sorta la scuola misterica dei Servants of the Light, nonché, tre anni più tardi, il suo testo forse più importante e più letto: “A Practical Guide to Qabalistic Symbolism” (Vol. I: On the Spheres of the Tree of Life, e Vol. 2: On the Paths and the Tarot, rispettivamente 1965 e 1966), [figura 1] divenuto nel corso degli anni quasi un imprescindibile complemento del capolavoro di Dion Fortune “The mystical Qabalah” (1935). In virtù di questa pubblicazione, Gareth Knight ha acquisito fama e prestigio tali da valergli la reputazione di indiscussa autorità in materia di simbolismo cabalistico, tradizione misterica occidentale e magia rituale. Il suo approccio a quest’ultima è quello di chi la ritiene un’onerosa e vincolante disciplina spirituale e un serio e valido metodo di autorealizzazione. Con tali propositi, perciò, ha investigato molti ambiti del sapere iniziatico, dalla leggenda arturiana (The Secret Tradition in Arthurian Legend, 1983) o dal rosacrucianesimo e dai misteri femminili (The Rose Cross and the Goddess / Evoking the Goddess, 1985) ai sodalizi di studio delle saghe nordiche e fantastiche, come quello di John R. R. Tolkien (1892-1973), che gli ha ispirato: “The Magical World of the Inklings” (1990). Sentendosi molto vicino alle posizioni dell’autore de “Le lettere di Berlicche” (1942) e de “Le Cronache di Narnia” (1950-56), l’anglo-irlandese Clive S. Lewis (1898-1963), nonché del novellista londinese Charles W. S. Williams (1886-1945), affermatosi con “Tutte le santità di Eva” (1944) e “La discesa della Colomba” (1939), Basil Wilby ha sempre mantenuto stretti rapporti con il reverendo Anthony Duncan, il quale, in “The Christ, Psychotherapy and Magic” (1969), ha apertamente dichiarato il suo sincero apprezzamento, da buon cristiano, nei confronti dell’occultismo, con particolare riferimento proprio alla Qabalah. Il rilevante frutto di questa prospettiva si è concretizzato sei anni più tardi nell’importante “Experience of the Inner Worlds. A Course in Christian Qabalistic Magic” (1975).

 

 

 

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Figura 1

 

 

La zizzania di Berlicche

 

Il Berlicche di C. S. Lewis sembra ritornare, insieme con l’eco dei versetti (13, 24-30) del vangelo di Matteo, nel commento alla XV lama presente nel testo di “Tarocchi e Magia. Il tesoro delle immagini” (tradotto da Mariavittoria Spina per le edizioni Spazio Interiore di Roma, 2017): « … Una delle maggiori vittorie del Diavolo è stata la diffusione della supposizione che non esista. O che, se esiste, sia una figura risibile e facilmente identificabile sulla scia della pantomima del re demonio. Comunque, il riconoscimento della presenza reale del male nel mondo non equivale a elevare la sua importanza al livello di Dio. Tutto del male non è creativo ma parassitario, una corruzione o distorsione delle funzioni sane e appropriate di un sistema vivente. Il male potrebbe anche essere una presenza minacciosa nel mondo, ma alla fine si ridurrà a niente, nel Nulla che è la Luce Illimitata che disperde ogni oscurità. Nel frattempo, i semi possono fiorire con il bene e dare frutto. Il fondamento della parabola della zizzania è che il grano cresce più alto delle erbacce. Provare a eliminare la zizzania durante la fase di crescita sarebbe un compito difficile e comporterebbe dei danni anche per il grano crescente. Tuttavia, al momento del raccolto, essendo cresciuto maggiormente, il grano può essere raccolto facilmente, lasciando la zizzania per le fascine da bruciare nel fuoco distruttore e purificatore della terra. Le figure rappresentate sulla carta indicano chiaramente una condizione di schiavitù, e gran parte del male potrebbe essere descritto come schiavitù… La libertà perfetta consiste nel vero servizio. Il male è presente non soltanto nel mondo, ma anche in ciascuno di noi. Non si deve temere di rischiare di evocare il Diavolo “immergendosi nell’occulto” o attraverso qualunque altro mezzo. La sua presenza è tanto vicina quanto quella di Dio, più del nostro stesso respiro, ma spesso prestiamo ascolto e diamo adito agli incitamenti del male invece che a quelli del bene. Ad ogni modo, la scelta rimane nostra. Non basta aggrapparsi alla scusa di essere stati istigati! Il segno della dualità appare sulle carte per significare il principio del male. Il riflesso demoniaco dell’Albero della Vita, ad esempio, ha al suo apice (o nel punto più basso) la sfera delle Teste Duali in Conflitto invece dell’Unico Grande Volto di Kether. Il Diavolo potrebbe in effetti aspirare a stabilire il principio del dualismo, una posizione pari a Dio o al bene… Analogamente, il pentagramma capovolto con le due punte in alto, significa la negazione del potere dello spirito sugli elementi. Waite dimostra la definitiva mancanza di potere del male rendendo possibile alle figure incatenate di togliersi il giogo dal collo. I prigionieri, come gli abitanti dell’Inferno dantesco, si trovano lì per libera scelta. Quando aborriamo davvero il male, smettiamo di farci governare da esso… Una delle grandi lezioni dell’occultismo più avanzato, e che più d’ogni altra è difficile imparare, è che il mondo che abbiamo attorno è un riflesso delle circostanze della nostra vita, e dello stato della nostra anima. Eppure spesso indietreggiamo davanti all’esecrabile faccia che ci mostra lo specchio del nostro ambiente, cercando di dare la colpa a tutti tranne che a noi stessi. È questo il confronto con il Custode della Soglia che, come il Diavolo e le sue vittime, è un’immagine di noi stessi.»

 

Da biografo di Dion Fortune a Mistagogo

 

Dopo essersi occupato della pubblicazione dei sedici numeri  di “New Dimensions”, finalizzati a trovare un’unità di intenti alle varie scuole esoteriche, Basil Wilby, con il “literary double” di Gareth Knight, continua a collaborare regolarmente sia con il bollettino della Inner Light che con la rivista Lyra, del gruppo Avalon, gestito adesso dalla figlia Rebecca, dove s’insegna come le tradizioni magiche trovino le loro radici nelle molte antiche mitologie e nei sedimenti esoterici delle principali religioni del mondo.

 

Dion Fortune ha investigato quegli aspetti che stanno alla base dei Misteri Occidentali per come ci sono pervenuti. A divenirne il principale biografo è stato Gareth Knight, addestrato proprio in quella Società della Luce Interiore da lei fondata (“Dion Fortune's Magical Battle of Britain”,1993; “Dion Fortune and the Inner Light”, 2000; “Dion Fortune and the Threefold Way”, 2002; “Dion Fortune and the Lost Secrets of the West”, 2006; “The Occult Fiction of Dion Fortune”, 2007; “Dion Fortune's Rites of Isis and of Pan”, 2013, sono tutti titoli che lo stanno a testimoniare). Mentre nella cerchia da lui stesso in seguito istituita, e ribattezzata nel 1999 The Avalon Group, si sono formati esperti in misticismo cristiano come nel moderno paganesimo, nelle tradizioni celtiche, arturiane e del Graal, quale Wendy Berg, autrice di “Red Tree, White Tree: Faeries and Humans in Partnership” (2010), “Gwenevere & the Round Table” (2012), “Polarity Magic: The Secret History of Western Religion” (scritto assieme a Mike Harris, nel 2003).

 

Il rituale magico con le “immagini agenti”

 

Si tratta sostanzialmente d’un gruppo di lavoro che persegue la Grande Opera di vera e propria edificazione di ponti tra la terrena creazione materiale e la celeste dimensione spirituale. Nel prendere parte al rituale magico si sperimentano alcune delle forme appartenenti ai piani interiori, tra quelle impresse nell'inconscio collettivo, che possano essere veicolate da immagini stratificate da dinamiche tradizionali.

 

Dion Fortune ha definito la magia "l'arte di causare cambiamenti nella coscienza secondo la volontà". La capacità quindi d’estendere la consapevolezza dal mondo fisico ai livelli più intimi, celati nel microcosmo individuale. Secondo questa visione, in fondo, l’impegno magico verrebbe  raggiunto principalmente mediante una regolare meditazione. E difatti, l’obiettivo d’ogni autentica impresa misterica è pressoché semplicemente quello di conoscersi, come esortava la sapienza oracolare delfica: “gnōthi seautón”, il credo di Charles W. S. Williams: «Nessuno può fare molto più che decidere in che cosa credere», e la medesima riflessione di Gareth Knight sul XV trionfo dei Tarocchi, per come illustrato da Arthur Edward Waite (1857-1942) in quell’imposizione visibilmente debole da poter essere sfilata senza sforzo e dunque liberamente optata per puro arbitrio. [ figura 2]

 

 

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Figura 2

 

 

Non ci sono istigazioni quindi che possano valere da alibi per tale “caduta”, se non la volontà di trarre conoscenza spirituale dall’elemento materiale del frutto proibito.

 

La condizione umana

 

In “Attente de Dieu” (1941-2), Simone A. Weil (1909-1943) risolve questo punto controverso dell’orazione cristiana, traducendo in francese la supplica del “non indurci in tentazione” come “Ne nous jette pas dans l’épreuve”, una richiesta di “non metterci alla prova” utile a sedare l’ansia del futuro. Se al presente si può ricevere, infatti, il “pane quotidiano”, la vita ci riserva comunque imminenti mutamenti, senza nascondere l’eventualità di inaspettate perdite, nella drammatica consapevolezza, avvalorata dalla precedente esperienza veterotestamentaria di Giobbe, che sia sempre Dio stesso a "con-durre" (in-ducas, in latino, e in greco: eisenenkes, εἰσενέγκῃς) il gioco (ludus e ludibrium) dell’esistenza.

 

«Padre nostro che fosti nei cieli,/ solitaria è la via che conduce a Te;/ e a stento dopo lungo cammino/ potremo giungere alla nostra meta.», declamava Charles W. S. Williams. E difatti l’originale preghiera del Pater hēmōn (Πάτερ ἡμῶν) marca un andamento quasi schematico che, in base all’assioma cabalistico “Daemon Est Deus Inversus”, registra all’inizio l’opposto di ciò che rivela alla fine, nel genitivo greco ponērou (πονηροῦ), ablativo latino malo, che non distinguono chi potrebbe rappresentare il vero, unico, “tentatore” (il Maligno) da un concetto astratto (il Male), o dalla prova del frutto proibito (in latino sempre malum, mela). Si tratta d’un timore che, nonostante tutto, nutre il paradossale compimento della fede, ossia credere fermamente che non si realizzi ciò di cui più si ha paura.

 

I destini incrociati

 

In “The Greater Trumps” (1932), Charles W. S. Williams fornisce forse una delle più raffinate interpretazioni della magia degli Arcani, o dei Grandi Trionfi, sotto forma d’un singolare romanzo, forse richiamato un po’ da “Il castello dei destini incrociati” (1969) del nostro Italo Calvino (1923-1985). Nell'universo evocato da Charles Williams, la stregoneria è tuttora temibile, e il soprannaturale va combattuto con le sue stesse armi. Eppure, sotto questa crosta fantasiosa e suggestiva si cela un profondo messaggio cristiano, gnostico, meticolosamente e a lungo meditato, da iniziato rosacruciano qual era.

 

La carta della Ruota viene suggerita come Tavola sulla quale mettere in movimento le altre figure dei Tarocchi. Tra il Giudizio e la Luna, l’ignudo ermafrodita del Mondo introduce al sentiero che conduce a Yesod (fondamento), dove l’angelo della XIV lama rimescola le acque della vita e della morte.

 

La Torre è posta all’incrocio tra il sentiero che unisce Yesod a Tiphareth (Bellezza) e quello tra Netzach (Vittoria) e Hod (Splendore). Lo scenario suggerito ricompone un rituale in cui la mobilità delle figure infonde potenza archetipica ai piani interiori che si vanno maturando spiritualmente.

 

La Scala di Giacobbe

 

Questa stessa composizione viene impiegata da Dion Fortune nella formulazione di un esercizio denominato “Ascesa dei Piani”, seguendo una semplificazione del percorso iniziatico dei sentieri centrali dell’Albero della Vita. Il quale andrebbe inteso nel senso d’una sintesi del programma cosmogonico, offrendo pertanto un tracciato discendente alle creature per giungere alla loro attuale manifestazione. Ma, nello stesso tempo un cammino di risalita, attraverso cui ritornare all’origine, coincidente con la meta di tutti e cioè quell’unità nel “grembo del Creatore”. Il diagramma cabalistico rilegge il sogno di Giacobbe (Genesi 28, 12) d’una scala sulla quale avviene un costante andirivieni, in entrambi i sensi, delle molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione. Così, lungo quelle rampe, che s’inerpicano con la medesima modalità delle spire del Serpente della Sapienza, riportate nel disegno dell’Asso di Spade, e ancor più suggestivamente nelle carte ideate da Gareth Knight, s’accresce e s’espande la coscienza universale. [figura 3]

 

 

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Figura 3

 

 

Un Rosa+Cruciano ludibrium (o ludus)

 

Basil Wilby gli arcani disegnati da Pamela Colman Smith (1878-1951), i cosiddetti Rider-Waite, li confronta con quelli decorati da David Williams per Dion Fortune, finché non decide di rispristinare le corrispondenze simboliche stabilite originariamente in seno alla Golden Dawn, progettando un suo proprio mazzo di tarocchi esoterici da far illustrare al disegnatore olandese Sander Littel. Nel 1984 viene invitato a condurre dei seminari di studio sul tema presso l’Hawkwood College, istituzione accademica impostata sui principi dell’antroposofia. In quell’occasione si assume il compito di dimostrare la duttilità, e insieme la complessità, dell’iconografia degli Onori, o trionfi, che possono essere impiegati come metodica di attivazione del potenziale immaginativo attraverso il loro uso rituale, divinatorio, o mediante la meditazione, affinché il pensiero analogico si ricolleghi a quella dimensione archetipica di cui potrebbero certamente costituire delle sicure chiavi d’accesso. Formula a questo punto un suo diagramma taro-cabalistico in cui riconoscere le corrispondenze tra gli arcani maggiori e i sentieri dell’Albero della Vita, da Malkuth (Regno) a Kether (Corona), attraverso il Velo di Paroketh, che divide la triade sephirotica mediana di Ghevurah (Forza), Chessed (Amore) e Tiphareth (Bellezza) dall’inferiore, attraverso quel "campo delle mele sante", cromatico per il valore simbolico dei colori rosso, bianco e verde. Più in basso, al centro, Yesod (fondamento), sospesa in perpendicolare a Malkuth.

 

Sui sentieri verticali che fiancheggiano la sfera centrale dell’equilibrio (Tiphareth) e che permettono la comunicazione tra la dimensione spirituale e il mondo della forma, e quindi al nostro medesimo livello, umano, si trovano da un lato l’Appeso e dall’altro la Ruota della Fortuna. Nel rivolgersi verso l’alto, però, il capovolgimento dell’Appeso lo rende una figura eretta, sulla soglia d’una porta d’accesso, mentre la Ruota manovrata dalla Fortuna appare come la giostra di Arianrhod, la dea lunare argentea, la cui festività coincide con Halloween, che guida gli spiriti dei defunti verso il ciclo delle rinascite. La mutata prospettiva, da arturiana tavola rotonda la trasforma nel coperchio della vera di un pozzo in cui ristagnano le acque di Yesod.

 

Intraprendendo il viaggio nella coscienza superiore ci si imbatte nelle guide associate ai due sentieri emergenti dalla sfera dell’armonia (Tiphareth): l’Eremita, traghettator d’anime, quasi alato Caronte o Barinthus, il Manannán mac Lir (figlio del mare), féth fíada, possessore del mantello dell’invisibilità; e un’imparziale Giustizia, la quale dalla sua costellazione (Vergine) regge quella di Bilancia. Questa riconoscibile Astrea prende il posto della polena sulla prua della barca del suo compagno nocchiero.

 

Sul sentiero trasversale sopra Tiphareth, a guardia del Logos, nelle sembianze di giovinetta, sta Fora, o Una, la cui Forza promana dall’eternità, proprio nell’atto di domare quel Leone dell’alchimia in grado d’ingurgitare il sole ed eclissarlo. E, nella costellazione corrispondente, Re, o Regolo, è stato l’originario marcatore dello zodiaco.

 

I due sentieri dipendenti da Chokmah (Sapienza) vengono rappresentati dall’Imperatore (Melech) e dal Sommo Sacerdote (Zadok), che insieme esprimono l’accostamento a Melchizedek, il quale finisce con l’assimilare l’aspetto del traghettatore. Mentre, la coppia subordinata a Binah (Intelligenza) subentra ad Astrea, nelle lame degli Amanti  e del Carro, ovverossia quella combinazione dell’Amore e della Vittoria alata, che sempre una Venere è, anche per come viene assegnata alla Sephirah di Netzach (appunto, Vittoria).

 

Lasciata la superficie delle acque, si entra nell’etere cosmico della Conoscenza, di Daath. Il sentiero trasversale che l’unisce alla Sapienza di Chokmah è sorvegliato dall’Imperatrice, la visione dell’aspetto femminile di Dio. Una Grande Madre che invita a rifletterci nel suo specchio.

 

È questa la “visione del dolore” che fornisce la superiore consapevolezza spirituale di Binah e sancisce il compimento dell’oracolo delfico (gnōthi seautón, γνῶθι σεαυτόν). Il riservato temenos d’un tale giardino edenico ospita il divino artefice d’ogni ludus e ludibrium, Giocoliere ed Ermete Trimegisto nella carta del Mago, lato maschile del progenitore d’ogni cosa vivente. Il suo altare è il Cubo dello Spazio, a questo punto, direttamente offerente l’immediata visione del volto di Dio.

 

La tavola rotonda stellata, giostra di Arianrhod o Ruota della Fortuna, adagiata a mo’ di tettoia sul pozzo di Yesod, si scoperchia, facendo ricadere in frantumi, ma in realtà  “volare” verso l’alto, i pezzi che tratteneva nascosti della Torre, anch’essa rovesciata, dopo essere stata colpita dal fulmine spirituale, permettendo così la liberazione dei prigionieri che v’erano rinchiusi, insieme con le figure presenti nella XIII e XV lama, tutti finalmente svincolati dalla schiavitù dell’illusione. A precipitare nell’unica vera realtà della dimensione celeste anche la Terra del Giudizio finale, le carte dei luminari (Sole e Luna), e della Stella, e mattutina e vespertina, Venere.

 

Con in mano la rosa dei misteri, il Matto, in compagnia del cane (Anubi, o Cerbero), rivelatore delle vie della devozione, s’immerge allora nell’immagine dell’Universo per prendere il posto dell’effigie androgina al culmine del trionfo cosmico, tra le stelle regali che quadripartiscono il moto annuale del sole attorno alla terra. Regolo, per il Leone, Antares per lo Scorpione, Fomalhaut per l’Acquario e Aldebaran per il Toro, ovvero quel tetramorfo, equiparato in Malkuth, il Regno di “questo” Mondo, alla presenza divina (Shekinah), rievocata dai Tarocchi nel personaggio della Somma Sacerdotessa.

 

Bibliografia essenziale

 

Calvino I. Il castello dei destini incrociati, in “Tarocchi - Il mazzo visconteo di Bergamo e New York”, FMR, Parma 1969

Fortune D. The mystical Qabalah, Williams & Norgate, London 1935

Ierace G. M. S. Il mazzo di Waite, http://www.letarot.it/page.aspx?id=482

Ierace G. M. S. Uroboro: da Serpente dei Sapienti ad Asso di Spade, http://www.letarot.it/page.aspx?id=659

Knight G. A Practical Guide to Qabalistic Symbolism (Vol. I: On the Spheres of the Tree of Life, Vol. 2: On the Paths and the Tarot), Helios Bk., Toddington, Cheltenham, Glos. (UK) 1965-1966

Knight G. Tarocchi e Magia. Il tesoro delle immagini, (prefazione di Emanuele Mocarelli, trad. di Mariavittoria Spina), Spazio Interiore, Roma 2017

Savio D. La carta del mondo. Italo Calvino nel Castello dei destini incrociati, ETS, Pisa 2015

Williams C. W. S. The Greater Trumps, Victor Gollancz, London 1932