Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

I ‘Second Frutes’ di John Florio - 1591

Trionfi e Tarocchi in un’opera del più grande umanista del Rinascimento inglese

 

Saggio di Andrea Vitali, ottobre 2021

 

 

John Florio, noto anche come Giovanni Florio, nacque a Londra nel 1552 dal padre Michelangelo, un fiorentino convertitosi al protestantesimo. Poiché tale conversione l’aveva reso oggetto di persecuzione da parte della Chiesa Romana, si rifugiò in Inghilterra. Ritornato in Italia, in seguito all’avvento al trono di Maria I Tudor che intendeva sconfessare la religione protestante, portò con sé il figlio al quale vennero impartite le prime educazioni. Giovanni, tornato dopo diversi anni in Inghilterra, entrò nel collegio della Maddalena a Oxford come istitutore di Emanuele Barnes figlio del vescovo di Durham. Per molti anni fu membro di quel collegio insegnando lingue. Nel frattempo apprese il greco, l'ebraico, il latino e lo spagnolo. Nel 1583 strinse amicizia con Giordano Bruno in occasione di una sua visita in quella terra. Scrisse il dizionario italiano-inglese (World of Words, 1598) contribuendo alla crescita dei termini inglesi, affermandosi al terzo posto dopo Chaucer e Shakespeare. Tradusse Montaigne e Boccaccio (Il Decamerone) e alcuni studiosi gli attribuiscono opere di Shakespeare.

 

Nel 1578 vennero pubblicati i suoi First Frutes’ (Fruites in Inglese moderno) dove l’autore raccolse scritti giovanili, proverbî italiani e un breve trattato di lingua italiana. Dopo essersi trasferito a Londra verso il 1590, pubblicò i Second Frutes (1591), un manuale che arricchì di frasi idiomatiche italiane e di materiale linguistico vario. Quest’opera gli procurò il posto di maestro d’italiano presso Henr Wriothesley, conte di Southampton, protettore e amico di Shakespeare, rimanendo presso di lui stabilmente fino al 1597. Visse in seguito a Corte ammirato da molti e soprattutto dalla Regina Anna di Danimarca andata in sposa a Giacomo I, la quale gli affidò l’incarico di insegnare l’italiano e il francese al figlio Enrico, nominandolo gentiluomo straordinario e camerario privato. Purtroppo con la morte della Regina (1618), non potendo più contare su quella augusta protezione, fu costretto a vivere nell’indigenza. Morì a Fulham (Middlesex) nel 1625, lasciando la sua biblioteca, composta fra l’altro di numerosi manoscritti inediti, a William III conte di Pembroke. Florio fu un grande lessicografo, riconosciuto come il più importante umanista del Rinascimento inglese.

 

I Second Frutes (1591) (1) più raffinati del suo precedente First Frutes (1578), si presentano come un manuale di educata conversazione nonché un libro di testo per insegnare l'italiano agli inglesi e l'inglese agli italiani. Enfatizzò frasi e proverbi popolari inserendoli nel contesto delle azioni quotidiane, ritenendoli il mezzo maggiormente adatto a promuovere conversazioni aggraziate, colloquiali e idiomatiche. Per questo motivo ne riportò ben seimila nel ‘Giardino di Ricreazione’. Posto al termine dell’opera. Egli discute di scherma, tennis, critica letteraria e traduzione, soffermandosi inoltre sull’attualità menzionando St. Paul's, Paul's Wharf, London Bridge, London Exchange, le strade e i parchi della città, e ancora la Regina, Giordano Bruno, Sidney, Spenser, il conte di Southampton e numerosi altri ancora.

 

In questa girandola di trattazioni, non poteva mancare il gioco a cui dedicò il Quinto Capitolo descrivendo una partita al gioco della primiera, a un gioco da tavolo e a scacchi, ed elencando una serie di vari giochi fra cui alcuni di carte del suo tempo, fra i quali il Trionfetto e i Tarocchi.

 

Per quanto riguardo il primo di questi, di cui abbiamo scritto in un nostro saggio (2), mentre il quattrocentesco Ludus Triumphorum all’inizio del Cinquecento si modificò nelle regole divenendo il Ludus Tarochorum, con il termine di Ludus Triumphorum o di Ludus ad Triumphos come pure gioco dei Trionfini o dei Trionfetti (questi ultimi due caratterizzati da regole probabilmente diverse dal Ludus ad Triumphos), venne definito quel gioco in cui si utilizzavano esclusivamente le carte numerali e le carte di corte. Con il termine Trionfi - nome prestato ovviamente dalle 22 carte allegoriche dei tarocchi con potere superiore di presa - venivano designate le carte appartenenti al seme di briscola, determinato dallo scoprimento, prima dell’inizio di ciascuna partita, di una carta presa dal mazzo. Questa la descrizione che ne dà Pietro Sella nel suo Nomi Latini di Giuochi negli Statuti Italiani (sec. XIII-XVI) alla voce Ludus ad Triumphos, Triumphorum: “Giuoco di carte secondo il colore della carte, detta trionfo, scoperta al principio della partita”. 

 

Sembra che le regole di questo gioco di Trionfi, chiamato Triumpho Hispanico à Trionfetto (3), come esprime il nome, fossero state importate dalla Spagna. Sul Trionfo Spagnolo il celebre umanista Juan Maldonado descrisse in latino nel 1541, e con revisione nel 1549, il gioco e le sue regole attraverso un dialogo fra diversi giocatori. Tale dissertazione dal titolo Ludus Chartarum Triumphus (4), fu composta sotto l'influsso di un testo educativo sulle carte da gioco di Juan Luis Vives (amico di Erasmo) dedicato al giovane principe Carlos, dal titolo Ludus Chartarum seu Foliorum (1538?) (5). 

 

Riguardo i tarocchi, essi vengono chiamati dal Florio “terestriall triumphs” ovvero trionfi terreni.

 

Il volume è composto da una Epistola Dedicatoria (The Epistle Dedicatory), seguita da diversi Capitoli nei quali alle pagine in lingua italiana seguono quelle in inglese in forma alternata, cioè pagina per pagina. Al termine Florio riportò il suo Giardino di Ricreatione, “Nuovamente posto in luce”, così descritto nel frontespizio: “Giardino di Ricreatione nel quale crescono fronde, fiori e frutti, vaghe, leggiadri e soavi, sotto nome di seimila Proverbij, e piacevoli riboboli Italiani, colti e scelti da Giovanni Florio, non solo utili, ma dilettevoli per ogni spirito vago della nobil lingua Italiana” (6)

 

Il Capitolo sul gioco è incentrato su un dialogo fra tre personaggi, Antonio, Samuele e Crusca, i quali, dopo aver deciso di intrattenersi in qualche gioco e deliberato di evitare i ridotti perché nidi di malfattori tanto che lo stesso Diavolo si sarebbe ben guardato di andarvi per impossessarsi di qualche anima dato che avrebbero truffato anche lui, iniziano a discorrere su quale gioco trascorrere il loro tempo.

 

Riportiamo di seguito la parte del Capitolo di nostro interesse dove la versione in italiano è seguita da quella in inglese, ricordando che quest’ultima, come l’italiano, è scritta nella lingua del tempo.

 

Dal “Capitolo Quinto fra Antonio, Samuele, e Crusca servitore, nel quale si ragiona del giuoco, e di molte cose a ciò pertinenti, e si descrive una partita a Primera, una al tavogliere, & una a scacchi, con la natura del giuoco degli scacchi”.

 

A. A punto, ma vogliam’ andar' a giuocar' a qualche ridotto?

S. Il diavol non c'andrebbe a torre un anima dannata.

A. Io son quasi del vostro parere.

S. Ivi non praticano che barri, giuntatori, e mariuoli.

A. Dite furbi, affrontatori, uccellatori, e truffatori.

S. Tra quali sempre bisogna lasciar del pelo.

A. Si, perche col lor gergo o lingua furbesca ci fanno star ogni uno.

S. La qualità del tempo a punto ci invita a giuocare.

A. Giuochiamo dunque qui senz'andar dove si tien giuoco.

S. A che giuoco giuocate più volontieri?

A Io non sono più affettionato a l’uno che a l'altro.

S. Pure, a che sete solito giuocare il più?

A. Secondo i tempi e le compagnie, io soglio tal volta giuocar’ alla palla, a scacchi, al   tavogliere, alle carte, a tarocchi, a dadi, alle borelle, agli ossoli, alle piastrelle, et al ballone.

S. Ci vuol la vita d’un’huomo ad imparar tanti giuochi, ma che giuoco giuocaste alle carte?

A. A primera, al triumphetto, a cala braghe, et carica l’asino, ma giuoco piu per spasso, che per cupidità di denari.

S. Orsu giuochiamo a primera dunque (7).

 

A. Iust, but shall we goe plaie at some common dycing house?

S. The divel himself, would not go thether to fetch a damned soul.

A. I am almost of your opinion.

S. None but coggars, cozners, and baraters use there.            

A. Nay, none but rascals, ruffins, chetors, and professors of legerdemaine.

S. Among whome a man must ever loose some thing.

A. Yea marie, for with their pedlers french, they will, cozen everie body.

S. The qualitie of the time requires us to plaie.

A. Let us the plaie here, rather than goe to anie gaming houses.

S. What game doo you plaie at most willinglie?

A. I am no more affected to one, than to another.

S. Yea, but what doo you plaie at moste?

A. According to the weather, and the company, sometimes I play at tennis, at chesse, at tables, at cardes, at terestriall triumphs, at dice, at bowles, at nine pins at quoites, and at the ballone.

S. A man had neede spend his whole life time, to learne so manie games, but what game doo you plaie at cardes?

A. At primero, at trump, at laugh & he downe, and at lodam, but I rather plaie for sport, thanf or covetousnes of monie.

S. Go to, let us plaie at primero then (8).

 

Note

 

1 - Florios Second Frutes, To be gathered of twelve Trees, of divers but delightsome taste to the tongues of Italians and Englishmen. To which is annexed his Gardine of Recreation yeelding six thousand Italian Proverbs, London, Printed for Thomas Woodcock dwelling at the Black-beare, 1591.

2 - Trionfi, Trionfini e Trionfetti.

3 - Agostino Maria del Monte, Latium Restitutum seu Latina Lingua in veterem restituta splendorem, Roma, 1720. Dissertazione sulla voce “Ludo”, Parte Seconda, Libro Quinto, p. 554.

4 - Testo originale con traduzione in Inglese al link:

http://books.google.it/books?id=eZtJKRjBUgMC&pg=PA22&dq=Ludus+Chartarum+Triumphus&hl=it&ei=OvpNTa3iPISgOvXD-Ds&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CCwQ6AEwAA#v=onepage&q=Ludus%20Chartarum%20Triumphus&f=false
5 - Questo il passaggio in cui Vives cita il gioco dei Trionfi: "Quo luso ludemus? Triumpho Ispanico, et distributor retinebit sibi indicem chartam, si sit monas, aut imago umana". 

6 - In Londra Appresso Thomaso Woodcock, 1591.

7 - Florios Second Frutes, op. cit., p. 66.

8 - Ibidem, p. 67.

 

Copyright Andrea Vitali  © Tutti i diritti riservati 2021