Saggi di Andrea Vitali

Taroch a Milano nel sec. XVI

Su un Cheribizo e un fabbricante di carte da gioco

 

Nonostante la pestilenza del 1576 avesse procurato alla città di Milano considerevoli danni, grazie alla volontà e alla straordinaria energia dei Milanesi ben presto la prosperità tornò di casa. Prova di ciò è un poemetto semipopolare di anonimo in cui vengono descritte i doni dell'agricoltura, i prodotti del commercio e dell'industria che beneficiavano la città.


L'opuscolo, composto da otto carte non numerate (mm. 93 x 145) e acquistato presso un libraio romano per finire nelle collezioni della Biblioteca Nazionale di Brera (segnato 14.16. A 20/2), ha per titolo Il Cheribizo. Somario de tutte le Professioni & arte Milanese, Con diversi Sonetti in lingua rozza e Un' Eco (Milano, Giuseppe Meda, 1624). L'anno di stampa non coincide con quello della sua stesura in quanto nel componimento si fa riferimento (v. 7) all'ancora vivente incisore Annibale Fontana il quale morì nel 1587 (1).


                                                                      Cheribizo


                                   Frontespizio del Cheribizo come riportato nell'articolo del Novati (si veda in Note, n. 1)


Per lingua "rozza" dobbiamo intendere il vernacolo contadinesco bergamasco, più digeribile e comprensibile degli stretti dialetti dei territori milanesi. Elia Zerbini nelle Note storiche sul dialetto bergamasco (2), osserva giustamente che il "bergamasco" nelle composizioni e in particolare nelle commedie, dove autori non bergamaschi lo facevano parlare da qualche personaggio, risultava come un linguaggio ibrido, che ben poco assomigliava al vero vernacolo bergamasco, aggiungendo «che gli stessi poeti bergamaschi di questo secolo XVI non usarono il dialetto della città, bensì il "rustico" della Valle Brembana, forse ad esempio de' poeti milanesi, che a quel tempo imitavano le rozze favelle della vallata di Bregno e di Intra, o dei veneti, che adoperavano il rustico padovano, o pavan».


Il Cheribizo si presenta come un nuovo documento da aggiungere alle numerose opere composte per celebrare degnamente la ricchezza della città di Milano, di cui la prima è senz'altro il Carmen de Mediolano civitate (secolo ottavo) che vanta i pregi della Milano Longobarda, per poi continuare con gli scritti di Bonvesin de la Riva, di Pier Candido Decembrio, del Torre, del Moriggi, e di altri ancora.


L'esaltazione agiografica di Milano è descritta da un giovane innamorato di una contadinotta di nome Tonia che egli porta in giro per la città. Ma poco importano i monumenti e le memorie storiche che il giovane si guarda bene da far vedere alla ragazza: ella rimane stupita e abbagliata dalla prosperità materiale e dell'abbondanza, cose che la commuovono fino all'inverosimile. Mentre al Duomo non viene dedicato neppure un verso, vengono enumerate, una per una, le cinquantotto osteria della città, che rendono Milano una rivale non solo di Bologna "la grassa" e di Padova "che la passa", ma anche della Terra di Scansafatica, detta anche il Paese di Cuccagna. Dopo aver sciorinato dinanzi ai lettori i nomi di tutti questi luoghi di delizie, dove si trionfa, si gode e mai si invecchia "Là s'è lontan de tutti i guai / Fastidi, cruzi e di travai; / Là no fa mai cald né fregg, / L'omm in quel sit no 'l ven mai vegg;", il giovane porta Tonia al mercato laddove tutto ciò che ogni ghiottone sogna di mangiare, viene messo in vendita.

Scrive Francesco Novati che di questo componimento fece ampia disamina (3): «Certo, insieme all'esercito che segue le pedate della diva Poltronaggine, l'anonimo non trascura di passare in rassegna anche tutta l'operosa ed attiva popolazione che suda nelle officine a temprare le armi, a fabbricare i panni, a filare ed a tessere l'oro e la seta, a forar gli aghi, a ferrare le stringhe; ma, in fondo, tutte le sue predilezioni sono per il Verziere. E la conclusione vera di tutto il suo discorso è quella stessa che saliva, sotto forma di proverbio, alla bocca di quanti, spinti da curiosità o da bisogno, concorrevano sulle rive dell'Olona: "Solo in Milano si mangia"» (4).


Venendo al testo, ad un certo punto troviamo un elenco pressoché interminabile di tutti i mestieri della Milano del tempo: fra questi anche i fabbricanti di carte e di tarocchi (v. 189):


e chi fa calzador, e chi sonai,
chi fa cart e taroch, e chi di dad,
chi fa le invedriate, e chi di redi,
chi fa manganador, e chi balon,
chi partis l'or fina e chi fa saz,
chi bat l'or da filà e chi foiet;
etc, etc


"e chi fa scarpe, e chi sonagli,
chi fa carte e tarocchi, e chi dadi,
chi fa le vetrate, e chi le reti,
chi con il mangano stira le sete, e chi i palloni,
chi separa l'oro fine e chi assaggia l'oro, [tecnica utilizzata per conoscerne la qualità]
chi batte l'oro per renderlo adatto a costruirne fili, e chi ne fa dei fogli,
etc, etc"


Poiché del periodo in cui il Cheribizo venne composto e cioè prima del 1587, non si hanno nominativi sicuri di produttori di carte da gioco in Milano, a parte un certo Caimo che più tardi, fra il 1640 e il 1660 acquistò "L'Impresa della fabbricazione, vendita e introduzione dagli stati forestieri in questo, delle carte da gioco" (5), si ritiene utile citare quel "Paulinus de Casteleto" che venne menzionato nel Bullettino dei Civici Musei Artistico ed Archeologico di Milano (III, 3, pag. 17), in un articolo riguardante numerose carte da gioco dei secoli XV, XVI e XVII rintracciate nel Castello Sforzesco, fra cui un due di denari sul quale è stampato il suo nome assieme alla data 1499 (6). 


                                                                         Due di denari


Il Novati, in occasione di sue ricerche presso l'Archivio Notarile di quella città, portò alla luce due atti notarili riguardanti tale fabbricatore, stipulati il primo nel 1513 e il secondo cinque anni prima, detti Rogiti Birago dal notaio che li redasse (7). Quello del 1508 riguarda la sottoscrizione di un accordo per uno scambio di matrici atte a stampare carte da gioco che il Paulinus fece con un certo Gaspar de Bexana e il secondo del 1513 venne stretto con un Bartolomeus de Puteobonello, abitante come il Paulinus presso Santa Tecla, per dare maggiore impulso alla propria azienda.


Poiché questi atti notarili, riportati integralmente dal Novati nel suo articolo di cui alla nota 6, non furono in seguito mai dati alle stampe, riteniamo, calcando quanto già allora scrisse il celebre erudito "porgere un non inutile contributo alla storia di quelle che dir si potrebbero le industrie milanesi del libro", ripubblicandoli qui così come restituitici dal letterato.


                                                                                                         I

Imbreviatura mei Jo: Marci de Birago filii domini magistri Gabrielis p. e. p. s. Marcelini.


          MV octavo indictione XIIIª (sic: supra secunda) die mercurij octavo mensis novembris Paulinus de Casteleto filius quondam Jacobi p. h. p. s. Tegle Mediolani parte una et Gaspar de Bexana filius quondam domini Steffani p. c. p. s. Andree (?) intus mediolani parte altera.
          Voluntarie etc.
          Et omnibus modo etc.
          Fecerunt et fatiunt infrascripta pacta et conventiones inter dictas partes attendenda etc. sub pena etc. bona fide etc. in hunc modum vide licet.
          Imprimis quod dictus Paulinus teneatur et obligatus sit dare et seu mutuare tot de illis formis quas habet et habebit dictus Paulinus pro stampando cartas pro ludendo ad omnem requisitionem dicti Gasparis et eas forma (sic) sic mutuatas dicto Gaspari postquam ipse adoperavit et quod non voluerit amplius de illis adoperare et seu stampare. Quod tunc et eo casu teneatur et obligatus sit restituire in illis statu et gradu prout erant tempore quo mutuata erunt dicto Gaspari sub pena infrascripta. Et dictus Gaspar teneatur et obligatus sit dare et numerare dicto Paulino de presenti libras octo imper. quas dictus Paulinus confessus fuit recepisse etc. a suprascripto Gaspari ibi presenti etc. qui dit etc. et etiam Gasparinus (sic) teneatur et obbligatus sit dare alias libras octo imper. Ad festum nativitatis domini nostri yhu Xpi proxime futurum. Et hoc pro gaudimento dictarum formarum per dictum Paulinum dicto Gaspari ut supra.
          Quare dicte partes promiserunt etc. atendere etc. sub pena florenorum viginti quinque valoris sold. XXXII pro floreno dandorum et solvendorum per partem non atendentem alteri parti atendenti etc. nichilominus etc.
          Renuntiando etc.
          Et cum pactis executivi etc. vivissimo etc.
          Datum in Brolleto novo communis Mediolani presentibus pro notariis Jacobo de Birago filio dni Antonii p. t. p. s. Eufemie intus Mediolani et Marco Antonio de Coldinariis filio dni Girardi p. c. p. s. Carpofori intus Mediolani ambobus etc.
          Testes Io: Angelus de Cantono f. q. magistri Gullielmi p. v. p. s. Victoris ad theatrum Mediolani notus; Symon de Grasselis f. q. d. Jo: Andree p. r. p. s. Nazarii in brolio Mediolani et d. Antonius de Birago f. q. dni Petri p. t. p. s. Eufemie intus Mediolani omnes etc.


                                                                                                         II

Imbreviatura mei Joh: Marci de Birago filii quondam domini magistri Gabrielis
           p. c. p. s. Marcelini Mediolani.



           MV XIII indictione prima die lune decimo mensis Januarii.
           Bertolomeus de Puteobonelo filius quondam domini Mafei p. h. p. s. Tegle Mediolani parte, et Paulinus de Casteleto filius quondam domini Jacobi p. h. p. s. Tegle Mediolani parte altera.
           Voluntarie etc.
           Et omnibus modo etc.
           Fecerunt et fatiunt infrascripta pacta et conventiones etc. bona fide etc.
           Imprimis quod dictus Bartolomeus teneatur et obligatus sit dare et consi­gnare ditto Paulino omnem quantitatem cartarum, pro ludendo, cartonos et pa­piros pro fatiendo de illis cartis pro summa et usque ad summam et val­lorem librarum centum sexaginta duarum et soldorum decem imperialium, prout apparet ex lista una per dictas partes facta et deposita penes dominum Joh. Antonium de Marliano de voluntate dictarum partium. Et hoc per totam diem crastinam proxime futuram. Et item dictus Bertolomeus dimitere et re­laxare apotecham unam et de loco uno posteriori de quibus dictus Bertolameus est investitus a Bernardino de Turate una cum aliis bonis ad annos novem incepturos in festo sancti Michaelis proxime preterito citra et amodo in antea ad computum respectu tantum dicte apotece et loco posteriori florenorum quadra­ginta valloris sol. XXXII imper. pro floreno, solvendorum pro medietate dic­tarum partium, videlicet Bertolomeus flor. viginti et dictus Paulinus alios flor. viginti omni anno durante presens (sic) instrumentum. Et dictus Paulinus teneatur et obligatus sit accipere dictas cartas et ut supra pro pretio dictarum librarum centum sexaginta duarum et soldorum decem itnper. prout in dicta lists continetur et exercendo amodo in antea (1) dictam artem fatiendi dictas cartas et ut supra. Et quod de lucro et delucrum sit communi (sic) inter eas partes et comuniter dividatur. Ed hoc quibuslibet tribus mensibus in quibuslibet tribus mensibus dictus Paulinus teneatur et obligatus sit reddere bonam rationem de lucro et delucrum que (?) exierit de dicta carte in quibuslibet tribus mensibus ut supra. Et ipse partes sint ad suum beneplacitum de tribus mensibus in tribus mensibus habeat durare presens instrumentum pactorum et non prout dicte par­tes (sic) placuerit. Et que res seu carte descripte in dicta lista ut supra dictus Bertolomeus retinuit et retinet in se dimidium dictarum cartarum et ut supra pro securitate crediti sui.
          Et quod in fine presentis dictus Paulinus teneatur et obligatus sit restituere ditto Bertolomeo totidem de illis cartis pro pretio prout in dicta lista continetur pro antedictis libris 162. sol 10˚'' imp.
          Renuntiando etc.
          Quare promisserunt etc.
          Et cum pactis executivis etc.
          Insuper dicte partes iuraverunt etc. habere ratum etc. et non contravenire etc.
Actum in brolleto nova communis Mediolani presentibus pronotariis Martino et Marco Antonio fratribus de Coldirariis filiis quondam domini Girardi p. c. p. s. Carpofori intus Mediolani notis etc.
          Testes suprascriptus dominus Joh. Antonius de Marliano filius quondam domini Jacobi p. c. p. s. Carpofori intus notus; Petrus Jacobus de Birago filius quondam Antonii p. t. p. s. Eufemie intus Mediolani, Albertus de Montorfano filius quondam domini Donati p. h. p. s. Tegle Mediolani omnes etc.


(1)
Qui è sovrapposto un in

Note


1
- Cfr: Francesco Novati, Milano prima e dopo la peste del 1630 secondo nuove testimonianze, in "Archivio Storico Lombardo", Milano, 1912. Il Cheribizo di anonimo venne riportato integralmente dal Novati.
2 - Op. citata nel testo, Bergamo, 1886, pagg. 33 e sgg.
3 - Francesco Novati, op. cit, pag.11.
4 - Francesco Scoto nel suo Itinerario d'Italia, Padova, Mattio Cadorini, 1654, a pag. 66 così scrive: "È cosa meravigliosa di veder la gran copia, che quivi si ritrova delle cose per il vivere, et altri bisogni; et tengo per fermo che in nessun'altra parte d'Europa vi sia tanta quantità di robbe da mangiare et che con più basso prezzo si vendano, sicome in questa; laonde si dice per proverbio. "Solo in Milano si mangia".
5 - Collezione Gride 12 / 256, Milano, Biblioteca Trivulziana.
6 - Cfr: Francesco Novati, Per la fabbricazione delle carte da giuoco in Milano sugli inizi del sec. XVI, in "Archivio Storico Lombardo", Anno XXXV, Serie Quarta, Fasc. XVIII, Milano, F.lli Bocca, 30 giugno 1908, pag. 434-438, e Alberto Milano, Carte da Gioco Milanesi dal XV al XX sec. Storia, Fabbricanti, Curiosità (Il Meneghello, Milano - Il Solleone, Lissone), catalogo della mostra presentata presso la Biblioteca Nazionale Braidense dal 22 al 30 settembre 1980, pag. 10.
7 - Questi atti seguivano ad un ulteriore datato 1494 riguardante un accordo stipulato con un giovane della città che doveva imparare a dipingere carte presso il magister Paulinus. Riportato da: Alberto Milano, op. cit., pag. 10. 

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