Saggi di Andrea Vitali

Da Etteilla a Knapp

Le influenze della Gnostica Dea

 

di Giuseppe M. S. Ierace

 

O World invisible, we view thee,/ O world intangible, we touch thee,/ O world unknowable, we know thee,/ Inapprehensible, we clutch thee!... Yea, in the night, my Soul, my daughter,/ Cry,—clinging Heaven by the hems;/ And lo, Christ walking on the water/ Not of Gennesareth, but Thames!” sono i primi e gli ultimi versi della controversa lirica “gnostico-ottimista” di Francis Thompson (1859-1907), “The Kingdom of God”, dalla quale è stata estrapolata la frase divenuta titolo del romanzo di Rosalie Matilda Kuanghu Chow, o Elizabeth Comber, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Han Suyin (1917-2012): “Love Is a Many-Splendored Thing”(1952).

 

La regalità magica, appannaggio del Santo Graal, anche nei Tarocchi di Johann Augustus Knapp (1853-1938), viene evidenziata dal seme di Coppe, e in particolare nelle carte di corte.

 

Osiride e Iside, Salomone e la Regina di Saba?

 

La coppa è qui chiaramente di forgia occidentale, un calice europeo, ma è come se ribollisse in tutta la sua potenza nelle mani dei sovrani, in specie della Regina, che non è affatto nera, egizia (Iside Melania), o etiope (Regina di Saba), come forse ci si aspetterebbe in un mazzo fondato sulla tradizione dei tarocchi occultistici, che ha fatto seguito all'apice di quel trend illuministico-massonico iniziato nel XVIII secolo. Le immagini, infatti, ricordano abbastanza le immagini del Rider-Waite, anche se sono dissimili da esse, sia nei dettagli sia nello stile. Insomma, Knapp vi unisce insieme il simbolismo dell'antico Egitto, cabbala, alchimia, astrologia ad altri sistemi, come pure era abbastanza comune che accadesse, in genere, nei Tarocchi esoterici.

 

L’inserimento dei Mandala

 

In più, a renderli davvero unici, l’illustratore v’aggiunse elementi estrapolati dalla tradizione orientale dei "Mandala", che qui compaiono sotto forma di piccoli simboli schematici, ricorrenti sul recto d’ogni carta, da affidare alla meditazione di ciascun lettore, il quale in ciò può provare a sviluppare le proprie intuizioni personali. E anche se si tratta d’una concezione proveniente da una tradizione buddista, i simboli riprodotti non sono affatto strettamente legati a quella religione.

 

Cromo-litograficamente, i colori sono il massimo di quanto potesse offrire la stampa artistica in quel momento. Le carte originali presentano dei vibranti viola [il color “malva” di Kenneth Grant (1924-2011)], ma poi, nella versione della più recente riproduzione, del 1970, per un qualche inspiegabile motivo, sono state ritoccate in scuro. I colori originali sono, quindi, in generale, più sottili e invitanti della successiva ristampa, dove, al confronto, appaiono tendenzialmente più sgargianti, ma al contempo maggiormente piatti.

 

Citazione della Colman Smith

 

I soggetti si strutturano sulla scorta dei disegni della Colman Smith, che ha curato l’illustrazione del Rider-Waite, ma stilisticamente possono considerarsi davvero del tutto originali, includendo elementi di quell’Art Deco caratteristica dell'epoca. Nel fine dettaglio, si può definire un vero e proprio capolavoro, anche se, per qualche verso, sembra poter avere anticipato uno stile fumettistico alla “Prince Valiant” di Harold Rudolf Foster (1892-1982).

 

Massoneria, Teosofia ed Hermetic Brotherhood of Luxor

 

Knapp era massone, di Rito Scozzese, dove ricopriva un alto grado, membro del Comitato esecutivo della Società Teosofica del ramo di Cincinnati (per il quale ha tenuto conferenze su temi come "Il settenario nell'uomo"), in ottimi rapporti con il presidente di quella sezione (Cincinnati Theosophical Society), dottor Jirah Dewey Buck (1838-1916), 33° della massoneria scozzese, affiliato (tra il 1885 e l’88) all’Hermetic Brotherhood of Luxor, amico personale di Helena Petrovna Hahn, od Olena Petrivna Blavats'ka, meglio nota come Madame Hélène Blavatsky (1831-1891), nonché autore di “Mystic Masonry: or, The Symbols of Freemasonry and the Greater Mysteries of Antiquity” (1911).

 

Etidorhpa Aphrodite

 

Nel sud ovest dell'Ohio, Knapp collabora con altri esoteristi, come il Dr. Thomas Milton Stewart, autore di “The Symbolism of the Gods of the Egyptians and the Light They Throw on Freemasonry” (1927). Ma il progetto più importante che vi realizza sarebbe stata la serie di illustrazioni preparate per il romanzo allegorico e utopico, [sulla scia di “The Coming Race” di Edward George Earle Bulwer-Lytton (1803-1873)], un po’ fantastico, o meglio tra il fantascientifico e lo pseudoscientifico: “Etidorhpa, or the end of the earth: the strange history of a mysterious being and the account of a remarkable journey” (1895), scritto da un mistico, alchimista, farmacologo e appassionato di medicine “eclettiche”, John Uri Lloyd (1849-1936), tra l’altro, suo carissimo amico.

 

Etidorpha non è altro che l'inversione del nome "Aphrodite". E il ribaltamento dei nomi corrisponde a un capovolgimento tipico dell’atto magico, con l’esplicito intento d’invertire i rapporti della normalità d’un mondo ordinario, senza però escludere a priori un carattere simpatico che ne propizi il sovvertimento, o viceversa, di riflesso, in esso si accresca. Probabilmente, Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) sarebbe rimasto parecchio colpito da ciò che poi diverrà argomento chiave degli scritti e delle conferenze di Manly Palmer Hall (1901-1990).

 

Manly P. Hall

 

Hall invitò a Los Angeles la seconda moglie di Knapp, la Dr.ssa Laura C. Brickley, esperta in medicine alternative (o, come si diceva allora, “eclettiche”), a tenere delle lezioni in tema di anatomia occulta. I coniugi Knapp trovano la California di loro gradimento, e John August viene subito assunto nel reparto pubblicità dei Thomas Ince Studios, primo studio cinematografico di Hollywood.

 

Oltre alla più famosa loro collaborazione, “The Secret Teachings of All Ages” (1928), Knapp e Hall hanno lavorato insieme su diversi altri libri, tra cui “The Initiates of the Flame”, “The Ways of the Lonely Ones: A Collection of Mystical Allegories”,  "The Lost Keys of Freemasonry or The Secret Of Hiram Abiff”,  "Shadow Forms: A Collection of Occult Stories”, “The Phoenix”.

 

Da questo fitto elenco si deduce che uno dei maggiori studiosi delle tradizioni misteriche nel XX secolo, come Manly P. Hall, ha molto apprezzato Knapp non solo come artista e illustratore dei suoi progetti editoriali, ma anche come un fraterno studioso d’esoterismo e compagno di viaggio sulla via mistica e iniziatica. Questa loro ulteriore collaborazione nell’ambito dei Tarocchi, ci rende edotti della straordinarietà dell’impegno profuso in quello che non si può sbrigativamente considerare un comune mazzo di carte da gioco.

 

Gnostic Society

 

A Los Angeles, Knapp avrebbe illustrato anche "The Adorers of Dionysus”, di James Morgan Pryse (1859-1942), fratello del fondatore, nel 1928, della Los Angeles Gnostic Society, "dedita a promuovere lo studio, la comprensione e l'esperienza individuale della Gnosi".

 

Dal 1963, ne è stato direttore Stephan A. Hoeller, scrittore, conferenziere e, in quanto Vescovo  della Ecclesia Gnostica, esponente di punta dello gnosticismo quale pratica religiosa, posta soprattutto in relazione alla psicologia del profondo di Carl Gustav Jung (1875-1961).

 

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Le nozze di Cana

 

Il Re e la Regina di coppe delle carte di corte “Knapp” sembrano quasi citare la concezione eretica delle nozze di Cana (Giovanni 2, 1-11), durante le quali si sarebbe in realtà celebrato lo sposalizio tra Gesù di Nazareth, o meglio il “nazireo”, e non quello con la Chiesa, in senso metaforico, bensì il connubio reale con Maria Maddalena.

 

Il miracolo della mutazione dell’acqua in vino è rimasto alla base del credo religioso eucaristico della transustanziazione che si ripeterebbe ogni volta nel calice della messa cristiana. Dopo la crocifissione, comunque, la nuova Sacra Famiglia, invece di rivivere la precedente “fuga in Egitto”, sarebbe espatriata clandestinamente a Marsiglia, giusto la città che ha poi legato il proprio nome alle carte di Claude Burdel (1751) e di Grimaud.

 

Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln avrebbero imbastito un’opera d’arte di ipotesi e di controverse improbabilità, “The Holy Blood and The Holy Grail” (1982), solo  trent’anni fa, con un ritardo di più di mezzo secolo rispetto ai Tarocchi di Johann Augustus Knapp, che in essi avrebbe profuso tutte le sue conoscenze gnostico-iniziatiche.

 

Un Sacro Romano Impero “Teocratico”

 

Nel difendersi dalle accuse di pseudo-storicità, Baigent, Leigh e Lincoln hanno sostenuto, in un’intervista a The New York Times (22 February 2004), una certa insufficienza di fondo nell’attenersi scrupolosamente a vicende ufficialmente accertate ("it is not sufficient to confine oneself exclusively to facts"), e che soltanto una sintesi intuitiva può scorgere il tessuto unitario e coerente sotteso a ogni questione storica ("synthesis can one discern the underlying continuity, the unified and coherent fabric, which lies at the core of any historical problem").

 

A reclamare polemiche sono le ambiguità di cui non si riesce ad appurare abbastanza, oppure è proprio un’accuratezza di informazioni a rendere ogni cosa discutibile?

 

In ambito esoterico divengono discriminanti le folgorazioni!

 

Come Saul sulla via di Damasco

 

Intuition is not mere perception, or vision, but an active, creative process that puts into the object just as much as it takes out” (C.G. Jung, CW VI , par. 610).

 

Si dice esistano differenti modalità magico-sciamaniche, di inaugurare, “iniziare”, essere iniziati e di “iniziarsi”: illuminazione, presentimento, comprensione immediata. Poi, ci sono le relazioni stabili e gli incontri fortuiti con intuito e presagio. Allorquando ci s’imbatte in un insegnamento, o una pratica, la prima difficoltà è proprio quella di poter discriminare fin da subito se vi sia contenuta una verità o quanto meno un qualche valido motivo per cui ci si possa sentire coinvolti.

 

A volte, anche scoprire d’essere stati traditi, o ingannati da 'bugie', ha valore iniziatico, nel momento in cui si dovrà decidere se abbandonare drasticamente e definitivamente la strada intrapresa o continuare ugualmente il lavoro avviato, nonostante i dubbi insorti a riguardo. Ma, se in seguito si scoprisse che la menzogna contiene una verità più grande, e altrimenti inaccessibile, affrontare il tradimento, o inganno, assumerebbe una duplice ulteriore valenza, offrendo nuove più ampie opportunità di discernimento su cui concentrare quelle ambivalenti potenzialità impreviste negli altri casi, che solo una definitiva “conciliazione degli opposti” può superare in una proposizione che già si trova al di là della dimensione della verità e della menzogna, del bene e del male.

 

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Società Guelfia

 

L’obiettivo della confraternita occulta del Priorato di Sion, di cui parlano Baigent, Leigh e Lincoln, non sarebbe stato dissimile da quello protrattosi sino ai tempi del risorgimento italiano nella Società Guelfia, e cioè l'istituzione d’un Sacro Romano Impero, teocratico, magari sotto forma di "Stati Uniti d'Europa", politicamente e religiosamente unificato dal culto d’un Grande Monarca di stirpe merovingia, e pertanto in grado d’occupare contemporaneamente sia il trono imperiale d'Europa, sia la Santa Sede.

 

Gennesareth

 

In “The Jesus Scroll” (1972) di  Donovan Joyce Maxwell (1910-1980), Yeshua ben Ya'akob ben Gennesareth risulta essere stato riconosciuto come l'ultimo legittimo re asmoneo di Israele, presente durante l'assedio romano di Masada (all’epoca della rivolta ebraica del 66-74 d. C.), descrittosi ottantenne, sposato con Maria Maddalena, padre di almeno un(a) erede avuto(a) da lei, ma soprattutto miracolosamente sopravvissuto alla crocifissione.

 

Il suo nome, tradotto, suona esattamente Gesù, figlio di Giacobbe di Gennesareth (giardino di ricchezze), a nordovest del lago omonimo, di Tiberiade o mar di Galilea (Kinnereth), a metà strada tra Cafarnao, il paese di Pietro, e Magdala, la città d’origine della sposa, nel matrimonio di Cana. Da quest’ultima provenivano invece Simone lo Zelota, e Natanaele, identificabile con l’apostolo Bartolomeo.

 

Naphtali

 

Questo “giardino di ricchezze” (“i territori a occidente e a mezzogiorno”, Deuteronomio 33, 23) era stato assegnato proprio alla tribù Kinnereth (Joshua 19:35), oppure nella forma plurale Kinneroth (Joshua 11:2), originata dal sesto figlio di Giacobbe, il secondo avuto da Bilhah, Naphtali (che vuol dire: la mia lotta).

 

Simile a una cerva veloce è Naphtali che pronuncia discorsi eloquenti” (Genesi 49, 21).

 

Secondo l’apocrifo dei Dodici Patriarchi, visse fino all’età di 137 anni. Con la famiglia emigrò in Egitto (Genesis 46:24), e il suo clan vi rimase fino all’Esodo. Secondo Genesi (46:24), avrebbe avuto quattro figli: Iacseel, Guni, Ieser e Sillem. Mentre non viene riferito il nome delle sue mogli, o “vedove”. Una delle quali, in base alla leggenda massonica, sarebbe stata madre di Hiram, appunto “figlio della vedova” di Naphtali.

 

Maria Maddalena

 

Nietzsche ci ha lasciato scritto che ogni civiltà necessita di miti e un loro impoverimento o assenza si son sempre tradotti in una clamorosa perdita o grave carenza culturale. Ma, nel perdere il mito di Maria Maddalena, non tanto la nostra visione maschilista, quanto quella ecclesiastica, non avrebbe ben valutato l’eventuale danno, considerando esclusivamente un probabile guadagno.

 

Certo non vi è alcuna citazione estratta dalle scritture per identificare Maria di Magdala come prostituta pentita o femme fatale dai lunghi capelli color rosso Tiziano. L'unica caratteristica che spiccherebbe su di lei sarebbe proprio il “fatto” di non poter essere identificata né come “madre” o “moglie” di nessuno. Maria di Magdala, semmai, viene distinta da una Maria madre, paradossalmente “vergine” (per altri, solo primipara), e, forse, proprio in ragione di questa mancata “identificazione”, presenta sicuramente quell'audacia di riuscire a stare completamente da sola, come “persona”, di fronte a chiunque.

 

La chiesa non ha saputo gestire questa figura per quello che è, né per quello che sarebbe potuta essere, non avendo colto l’occasione di comprendere appieno il mondo femminile delle pari opportunità, a garanzia d’una più generale uguaglianza sociale. Inoltre, Maria Maddalena va vista quale palese antecedente dell’evangelizzazione (almeno da un punto di vista strettamente etimologico), dunque la prima apportatrice della “buona notizia” della resurrezione.

 

Per l’accesso a un nuovo livello di coscienza, la Maddalena è divenuta allora una chiave di volta, “pietra di colmo”, angolare, che da altri sarebbe stata scartata, rigettata, disprezzata (Matteo 21:42), perché di scandalo (Marco 8, 33). Riconoscerla quale membro, a pieno titolo, di quella comunità rivoluzionaria creata da chi, in effettivo anticipo sui tempi, considerava tutti alla stessa stregua, le restituisce il pieno possesso d’analogo valore di soggetto unico, in cui il divino scorre con il medesimo grado d’intensità, come è successo con gli altri discepoli, fratelli o cugini che fossero, come Pietro, Giacomo, Giovanni, senza escludere neppure lo stesso Giuda, come fanno gli apocrifi della Gnosi Antitacta.  

 

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Ebraismo, Cristianesimo e Gnosticismo

 

Attingendo agli antichi vangeli ebraici ed ermetici, respinti dalla canonizzazione del Vecchio e del Nuovo Testamento, e dunque rimasti apocrifi, come quelli di Cainiti, Sethiani, Barbelialiti e Ofiti, ci si accorge della sfida lanciata alle spiegazioni giudaico-cristiane ufficiali, monoteistiche, d’un Dio Padre, d’un’escatologia relativa al destino dell'anima, e d’una cosmogonia che prova a giustificare le origini umane.

 

Sepher Yetzirah, Sepher Ha-Razim, l’Haggadah, conservata nella Mishna babilonese, il Talmud palestinese, le Odi di Salomone, le rivelazioni apocalittiche ed enochiane, Filone d’Alessandria, gli Pseudepigrapha del Vecchio Testamento, ecc. erano le Sacre Scritture di Esseni, Terapeuti,Zelati, Sadochiti o Sadducei, e altri ebrei messianici del periodo in cui predicava Gesù. Sentivano, insomma, gli gnostici ebrei, prima dei cristiani, che per riunire l'umanità alla divinità era opportuno trovare un percorso diretto, che escludesse quell'interferenza ingombrante di clero o gerarchie sacerdotali.

 

In particolare, si sarebbero preoccupati della Sapienza di Dio, HKMH (חוכמה), Sophia, Nostra Signora lo Spirito Santo, che in principio (come asserito nella Genesi) sarebbe stata co-creatrice dell’universo, insieme con il Padre. E difatti, il ruolo delle donne, nelle loro società, riflette perfettamente questo maggiore rispetto per il principio femminile. Basti pensare che i cristiani tout court avrebbero tradotto HKMH (חוכמה) al maschile, Logos.

 

Come Stuart Kaplan e, più recentemente Lewis Keizer, ci ricordano, i Tarocchi mostrano, tra i primi Trionfi, una donna vestita in abiti ecclesiastici, denominata "La Papessa". Nei tarocchi del Mantegna, della metà del 1400, e nel Foglio "Rosenwald", di figure xilografate e non separate nei singoli disegni (tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, oggi alla National Gallery di Washington), quest’immagine femminile rappresenta una persona posta in cima alla serie  delle "stazioni dell'uomo", e quindi più vicina a Dio, in quanto rappresentante del massimo sviluppo dell'umanità!

 

Il cammino spirituale dello gnosticismo ha una storia ben più lunga di quella del cristianesimo, investendo un territorio così vasto da comprendere Nord Africa, Medio Oriente, gran parte dell'Europa, occidentale e orientale, sino a Russia, India, Cina. A causa del coinvolgimento, in oltre duemila anni, di così tante diverse culture e linguaggi, l’inevitabile proliferazione, morte e rinascita d’innumerevoli versioni, varianti, propaggini, e forme esotiche, diventa perfino  difficile definirlo senza accettare altrettanto incalcolabili concetti, idee, e descrizioni di pratiche tra loro in competizione.

 

Nei primi tre, quattro, secoli di storia del cristianesimo, ogni vescovo (o épiscopos, custode vigile), preposto al governo d’una piccola comunità, fu indipendente, libero di studiare, insegnare e scrivere ciò in cui credeva, e molti erano quelli profondamente influenzati dal pensiero gnostico. Una volta impostato però lo standard canonico della Chiesa, ormai divenuta religione di Stato, è subentrata la necessità postuma, o a volte in atto, di scomunicare come eretici molti dei suoi primi pastori più rispettati e influenti.

 

Per gli gnostici che si consideravano seguaci del Rabbi Gesù, questo esercizio di censura interna ha rappresentato una presa d’atto del vero carattere della nuova istituzione denominata “cattolicesimo romano”. L'approccio organizzativo “paramilitare” d’un’entità di tipo “aziendale”, in specie nei confronti dei suoi membri "irregolari", non addolciva la convivenza di quanti erano solamente cristiani, o anche gnostici, che a volte usavano fare riferimento alle stesse Scritture e si ritrovavano a pregare insieme dinanzi allo stesso altare.

 

La differenza tra cristiani gnostici, o “gnostici cristiani”, che in definitiva sono un piccolo gruppo all'interno d’un ambito gnostico ben più grande, e “cattolici formalisti”, si basava sull’interpretazione del significato della vita umana, delle forze spirituali operanti in questo mondo, e del ruolo rivestito dal principio femminile nella panoplia delle potenze superiori.

 

Un Vangelo “muto”

 

Da un certo punto di vista, ogni carta dei Tarocchi potrebbe essere considerata una raffigurazione gnostica. Non si tratta dell’introduzione d’un elemento paradossale, ma dell’insistenza sulla distinzione tra i due tipi di letture della Genesi, cristiano-gnostica e cristiano-cattolica, e la differenza sta ancora nell’interpretazione. Questa ambiguità è stata usata proprio a vantaggio delle raffigurazioni sulle carte. Così, per esempio, l'immagine della Papessa, che potrebbe, agli occhi d’un cristiano credente, e letteralmente “osservante”, essere vista come un'allegoria della "Madre Chiesa", lo gnostico la guarda come l’effettiva rappresentazione d’un papa al femminile, un concetto meramente eretico, se non proprio blasfemo, per il primo “osservatore” bigotto. Cosicché, in tutta verosimiglianza, e appunto in questa modalità equivoca, lo gnosticismo dei Tarocchi sarebbe stato celato, eppure “in bella vista", come gran parte del contenuto esoterico implicito all'arte e al simbolismo.

 

Questa situazione complessa sembra che, con il trascorrere dei secoli, si sia andata lentamente districando, giungendo al risultato attuale d’un anonimato, non più richiesto dalla necessità, per esprimere un “libero pensiero” o creare dell’arte anticonformista. Siamo oggi infatti nelle condizioni di poter riconoscere, senza insuperabili difficoltà, le affiliazioni segrete dei mistici che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo dei mazzi di Tarocchi.

 

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Etteilla

 

Fin dai tempi di Jean-Baptiste Alliette, meglio noto come Etteilla (1738 – 1791), nella metà del ‘700, a mettere mano alle immagini delle carte sono stati adepti alle varie fratellanze di Rosacroce, Templari, Illuminati, Eletti Cohen, Martinisti, semplici Massoni, o qualche altra consorteria iniziatica. Etteilla fu invitato al secondo “Convento” dei Filaleti, l’esclusivo ordine paramassonico (o della “massoneria di frangia”) fondato, nel 1775, da Charles-Pierre-Paul, marquis de Savalette de Langes (1745-1797). Ma, come spiega Alliette stesso, in un "Petit avant-propos pour le denier du pauvre", posta alla fine di “Sept nuances de l'œuvre philosophique-hermétique” (1786), non sarebbe mai stato un “vero” massone per non aver dimostrato "pour tout ce qui est de vraie Maçonnerie, autant de respect que puisse en avoir un Frère", avendo preso in giro "toutes les petites dénominations de Loges et de grades", che a lui sembravano annunciare "plus la folie que la sagesse".

 

Vi aggiunge però la confessione d’essere discepolo diretto del leggendario R+C Conte di Saint-Germain (1698-1784?), alias  Marchese d’Aymar, Monsieur de Belmar, o Monsieur de Surmont (per gli olandesi), o Conte di Welldone (per i russi).

 

"Al pari di Prometeo, egli rubò il fuoco/ per cui il Mondo esiste e tutto respira,/ La Natura al suo comando obbedisce e si muove:/ Se non è dio egli stesso, un dio possente l'ispira".

 

Sicuramente, “Vomes Sanctae Fraternitatis”, suo nome iniziatico, si faceva chiamare Saint-Germain in omaggio ai nobili fedeli agli Stuart, i Giacobiti, che proprio a Saint-Germain si erano rifugiati sotto la protezione francese. Si dice che a Eckernforde, nel castello del Principe Carlo d’Assia-Cassel (“Eques a Leone Resurgente” nella Stretta Osservanza), avesse inscenato una finta morte, perché sembra abbia successivamente partecipato al Convento di Wilhelmsbad, indetto dalla Stretta Osservanza Templare, nel 1782, quele conseguenza delle deliberazioni approvate nel precedente Convento di Lione.

 

Anche in questo caso, occorre evidenziare che voler interpretare le biografie degli adepti con i criteri ordinari della storiografia, e dunque in termini fin troppo “umani”, si rischia di cadere nel ridicolo o nel nonsense.

 

Curioso scrutatore della natura intera,/ ho conosciuto dell’universo il principio e la fine,/ ho visto l’oro in potenza in fondo alla sua miniera, / ho carpito la sua natura e sorpreso il suo fermento.//  … Spiegai per quale processo l’anima nel grembo di una madre,/ fa la sua casa, la trascina, e come un seme di vite/ messo vicino a un chicco di grano, sotto l’umida polvere;/ l’uno pianta e l’altro ceppo, sono il pane e il vino. // Niente c’era, Dio volle, niente diviene qualche cosa,/ ne dubitavo, cercai su cosa l’universo posasse,/ nulla conservò l’equilibrio e servì da sostegno.// Infine, con il peso dell’elogio e del biasimo,/ Io pesai l’Eterno, Egli chiamò la mia anima/ Io morii, L’adorai, non seppi più nulla”.

 

La "parola perduta”

 

Tra i possibili indicatori di filiazione gnostica, oltre a sottili indizi nascosti nel disegno, il migliore consisterebbe nel relativo vigore di reazione della Chiesa a quell’opera, al suo artista, al committente, o alla località in cui è stato prodotto.

 

Da questo punto di vista, i Tarocchi potrebbero essere inquadrati da vero e proprio “mutus liber” apocrifo dei vangeli, più che come testamento spirituale, dal quale intraprendere il lavoro di riconnessione di queste immagini con la Parola divina andata nel frattempo smarrita.

 

Il mito della "parola perduta", fu coltivato, sin dalle sue origini, “storicamente” documentabili agli inizi del Settecento, ma in realtà ben più antiche, dagli adepti della Massoneria. La credenza consiste nel supporre che, all'inizio dei tempi, l'umanità possedesse un unico linguaggio e una sola religione, le cui tracce più evidenti si conserverebbero nella religione egizia, considerata la più remota del mondo, e in quella ebraica, la prima ad aver ereditato il monoteismo dell’altra, verosimilmente da Akhenaton o Ekhnaton.

 

Secondo la Bibbia, quest’unità primordiale sarebbe andata “perduta” a causa della confusione delle lingue, operata come punizione dell’hybris di quell'umanità impegnata nella costruzione della torre di Babele (Genesi 10:1-9).

 

L'altra vicenda biblica, fondamentale per la tradizione massonica, riguarda il primitivo tempio di Gerusalemme, emblema di quel rapporto privilegiato tra Israele e il suo Dio, IHVH, la divinità suprema divenuta ben presto unica. Re Salomone volle fortissimamente tale tempio, e per edificarlo chiese aiuto al re di Tiro, Hiram, (1 Re 5:15- 31), il quale gli inviò un maestro artigiano, anch'egli “chiamato” con il “titolo” di Hiram, "figlio d’una vedova di Neftali".

 

La Vedova e i suoi Figli

 

Quando, nell'ottavo volume di “Monde primitif”, Antoine Court de Gébelin (1725-1784) affermò d’avere identificato il leggendario Libro di Thoth, contenente "la più pura dottrina degli egizi", nei Tarocchi, s’astenne dal ricercare riferimenti diretti al simbolismo massonico.

 

Etteilla, invece, nella sua rielaborazione delle figure, ne modificò alcune proprio per mettere maggiormente in evidenza l’esistenza d’un rapporto diretto tra esse e l’antica corporazione latomistica. Così, per esempio, al posto del sole, nella carta numero 2, mise una stella fiammeggiante, simbolo massonico dell'intelligenza e della scienza, capace d’innalzare l’umanità alla perfezione, grazie a quella luce che, dal centro supremo, s’irradia sulla pietra “grezza” per renderla “squadrata”.

 

La versione del Libro di Thoth di Etteilla risale alla fine dell'Ottocento e attribuiva a diverse carte alcuni titoli massonici: Massoneria d'Hiram (2), Ordine dei Mopsi (3), Tempio di Salomone (9), Aaronne (15).

 

Aronne, Asclepio o Tiresia

 

Solitamente, al Diavolo s’associa il pianeta Saturno, mentre Aronne lo si intravede più nell’Eremita, le cui parole d’ordine sono descrizione e silenzio. Le rughe sulla fronte fanno pensare al tempo (Κρόνος), come la barba lunga che gli attribuisce l’aria del patriarca biblico; e il bastone è il legno da trasformare in serpente.

 

Al bastone dell’Eremita, se del caso, si può immaginare attorcigliato il colubro di Asclepio, e di conseguenza si associa: bastone, serpente, conoscenza, saggezza, veleno, farmaco, guarigione. Ma, se i serpenti sono quelli incontrati, ogni sette anni, da Tiresia, nell’atto di copulare, e che gli consentirono di provare in prima persona i piaceri di entrambi i sessi, si deve dedurre che la “cecità” dello sguardo vada di pari passo con la preveggenza del “terzo occhio”.

 

Gnosi ofitica

 

Solo nel pensiero gnostico dei Naasseni (dall’ebraico nâhâsh, serpente) s’espone un'interpretazione positiva, e “ottimistica”, del tentatore nel giardino dell’Eden. La figura che surroga l'Appeso, nel mazzo di Eteilla, tralascia l'idea giudaico-cristiana della colpa, della conseguente espiazione, mediante un supremo sacrificio, riconducibile a quella "caduta".

 

La carta sostitutiva, di nuovo la Dea, in possesso d’una bacchetta a forma di "T", o caduceo, con un serpente attorcigliato ai suoi piedi, viene chiamata la Prudenza, in evidente omaggio a quel passo (10,16) del Vangelo di Matteo: “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”). Lei temerariamente però sta compiendo un rituale “anasyrma”, sollevando le vesti di fronte al rettile, come per adescarlo, accompagnando l’atto seduttivo con un sorriso sulle labbra, tanto enigmatico, quanto compiaciuto.

 

Il gesto apotropaico non andrebbe considerato dissimile dall’istruzione data a Mosè (“Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita" – Numeri: 21), ripresa da Giovanni (3, 14): “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo”, non più su d’una semplice asta, bensì sulla croce, una croce a forma di T.

 

Ma la "T" si riferisce all'ultima lettera dell'abjad (l’alfabeto consonantico della tradizione semitica) ebraico, Tav, corrispondente all’omega greco, assegnata al sentiero che conduce a Malkuth, la stazione più a valle dell’albero cabalistico delle Sephiroth, e nome alternativo per la "Dea Terrestre". Graficamente (ת) più simile all’omega che al Tau latino, ricorda quell’ elemento, strutturale e decorativo del giardino o dell'orto, che sostiene l’Appeso.

In “The Secret Teachings”, Manly P. Hall accomuna, in un medesimo insieme, Tav, Kabbalah, Tetractys e Caduceo!

 

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Nostra Signora lo Spirito Santo

 

Una prima controversia tra cristiani, cristiani gnostici e gnostici ermetici la si potrebbe cogliere nelle traduzioni arbitrarie dell’ebraico HKMH (חוכמה), maschile per gli uni, poiché arbitrariamente tradotto in Logos, femminile per gli altri in quanto sapienza, Sophia.

 

Il Padre di Tutti (Primo Uomo) emanò il Figlio (il Pensiero, Logos), o Secondo Uomo. Poi, comparve l'Agape (Nostra Signora lo Spirito Santo), o Prima Donna. Questa terna generò Cristo (o l'Adam Kadmon) e sua sorella gemella Sophia (la Saggezza). Anche Sophia ebbe, a sua volta, degli eredi, uno dei quali, il Demiurgo, Ialdabaoth, si ribellò all'autorità di questa gerarchia e creò il mondo materiale. Da dio veterotestamentario rinchiuse i progenitori dell’umanità terrena, in modo da essere venerato soltanto lui da loro. Sophia inviò pertanto il Serpente a indurli a mangiare il frutto proibito al fine di risvegliare così (Et eritis sicut dii!) quella conoscenza, persino superiore a quella dello stesso Ialdabaoth.

 

Dalla storia del simbolismo ben sappiamo che, da lunga data, il serpente è allegoria di vitalità, forza rigeneratrice, o quello che i cinesi chiamano "chi". Nel larario dei romani coincideva con la potenzialità riproduttiva familiare. Nel vangelo di Matteo è metafora di prudenza. Non sempre quindi è stato utilizzato come simbolo del male o dell’inganno, come si sarebbe stati costretti a vederlo in seguito.

 

Gli Gnostici ritenevano che la sua presenza nel paradiso terrestre avesse un compito educativo, di maestro di vita, prim’ancora che d’umanità, con l’incombenza d’aprire gli occhi ingenui della coppia primordiale ai misteri sessuali. Questo medesimo tema è stato esplorato, dai Tarocchi del Mantegna, nella vecchia immagine della Prudenza, dove il serpente si sta avvolgendo intorno allo specchio verso il quale la protagonista Prudenza rivolge lo sguardo.

 

Lo specchio è un altro simbolo di saggezza, come lo sono le due facce recto e verso, avanti e dietro, che ci fanno ritornare all'idea gnostica di Eva, Shekhina, Sophia, iniziatrice dell'umanità ai Misteri, alla tradizione sapienziale, proprio grazie alla sua “riflessione” mentale, curiosità, e naturale magnetismo.

 

Anasyrma

 

Nella sua immagine della "Prudenza", con quel suo sorriso, tra il timido e l’ambiguo, e le vesti rialzate, Eteilla ci sta mostrando un’interpretazione positiva dell'esperienza del Matronit (Shekinah, e per alcuni anche "Parousia"). Attraverso una raffigurazione allusiva, sta cercando di comunicarci, che è molto più “prudente” studiare questa immensa forza, nelle sue varie manifestazioni, per essere ricettivi a quanto di selvaggio, e rivitalizzante, ci offre la natura, al di là della demonizzazione avvenuta con il paradigma giudaico-cristiano.

 

L'interesse per la complessità di questo immaginario difficile, in cui antichi mitologemi vengono distorti nella loro trasmissione storica e proiettati per giungere ad altri significati, potrebbe risiedere nella curiosa decifrazione dei compiti della Consorte di Dio, Matronit, o Shekinah, nella sua specifica funzione di Shakti.

 

“Vieni, o sposa”

 

Se Matronit assume la forma di "sposa" dei suoi figli, gli ebrei, s’unisce a loro ogni Venerdì al crepuscolo, e s’identifica con il Sabato. Per cui, nella liturgia israelitica, lo Shabath (שבת) diventa  "la Vergine", "la Sposa", "la Regina".  Così, come sostiene Shimeon ben Yohai, la giornata del Sabato, ha richiesto per sé come compagno il popolo di Israele, che alla sera della vigilia lo accoglie con l’invito: "Vieni, o sposa".

 

Nel saluto "Shabbat Shalom" (שבת שלום), "Shabbat" torna a valere quale nome di Dio e l'espressione di saluto "Shalom", proveniente dalla radice shin-lamed-mem (ש.ל.ם), sta a significare "siamo in tre...": chi s’incontra e Dio, eternamente presente. Il termine ebraico per "tre" è infatti Shalosh, come per esempio in Shalosh Regalim, le tre ricorrenze di pellegrinaggio (Pesach, Shavuot e Sukkot), e la lettera Mem che sostituisce il secondo e ultimo Shin, ne confermerebbe un uso cerimonioso, nel senso della completezza. Durante la vigilia dello Shabbat (Erev Shabbat), per tradizione, si canta "Shalom aleikhem" (שלום עליכם), prima della recitazione del Kiddush (קידוש) per la “santificazione” del vino della cena.

 

Dio, il Re, s’accoppia con Matronit una volta alla settimana, dunque, alla mezzanotte del Venerdì. Tale congiungimento genera un'anima che può entrare nell’embrione concepito in quel momento da una coppia terrena. Per questo, il Talmud consiglia di mangiare, alla vigilia del Sabato, dell’aglio, a cui corrispondono le proprietà d’aumentare lo sperma, eludere la gelosia, suscitare amore, rendere felici.

 

In questa concezione arcaica, la felicità di tutta la creazione dipende interamente dalla beatitudine dell'unione sessuale tra Dio e Matronit, tanto che periodicamente, per esempio proprio ogni settimana, a tutte le coppie israelite veniva richiesto di replicare, in casa propria, questa felice unione, in onore del sacro vincolo matrimoniale, e allo scopo di contribuire a riportare la gioia orgasmica nella creazione.

 

Il diavolo si nasconde nel dettaglio

 

"Yet another version,  - riferisce Raphael Patai (1910-1996) - still preoccupied with the times of divine copulation, speaks not of a weekly, but of an annual cycle”.

 

In un'altra ambientazione, Matronit potrebbe essere lei l'incarnazione di Knesseth Yisrael, la comunità ebraica, questa volta di genere femminile, legata dal santo vincolo del matrimonio con il Signore Iddio. Ma questa moglie, be'ulah (בְּעוּלָה), è stata spesso infedele con altri dei, rovinando il rapporto con il legittimo marito.

 

Ogni anno, ci viene detto come il popolo di Israele corra il rischio di ricadere in una tragica fatalità, quella di consentire a Samael, Azazel, Satana (insomma l’aspetto sessuale, ma negativo, del Diavolo), di piegare Matronit alla sua turpe volontà. Sotto forma d’un serpente, o con la complicità rettiliana, rimane nascosto in prossimità delle parti intime della Dea, nel costante tentativo di penetrarla. La possibilità di riuscire a gratificare i suoi osceni desideri dipende in tutto e per tutto dai comportamenti del popolo di Israele. Finché questi resta virtuoso, la lussuria di Samael è destinata a rimanere frustrata, ma non appena i peccati d’Israele s’accumulano, il potere di Samael s’incrementa, e "with the adhesive force of resin”, s’incolla al corpo della Dea e la contamina.

 

Quando ciò accade, il legittimo consorte della Matronit s’allontana, ritirandosi nella solitudine della sua dimora celeste. E tanto si perpetua sino al Giorno dell'Espiazione, in cui il sacrificio del “capro espiatorio” destinato ad Azazal non l’attira, costringendolo a liberare la Matronit, che potrà allora ascendere al cielo, per ricongiungersi al suo vero Sposo.

 

Kundalini

 

Se, in base alla visione gnostica, il rettile non è un tentatore, né il male, bensì l'educatore degli “ottimisti”, la forza di Kundalini, o serpente di fuoco dalla primordiale vitalità, potrebbe essere inquadrata nel suo periodico risveglio, in una riedizione di prudenza ofidica, semplicità e candore di quel piccione sacro alla Dea, che pure condivide la grande gioia della brulicante sua co-creazione, prodiga di potenzialità.

 

Il Re ne viene fuori, invece, in una foggia punitiva e quasi abbandonica, per via di quello scarto della moglie proprio mentre lei viene “iniziata” nella più selvaggia, passionale, e disinibita espressione della sua stessa naturale vitalità. La tazza intorno alla quale s’avvolge il colubro di Igeia procedette, seguendo una comprensione distorta, nel calice (San G-real) del successivo sacramento eucaristico, mentre l’originale luogo sacro del Sangue reale (San-g real) dei Misteri, che degenerarono in sacrificio animale, sembra “The Waste Land” (1922) di Thomas Stearns Eliot (1888- 1965).

 

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Mopsi o Mopsé (Mosé?)

 

All’Ordine femminile (ma in realtà misto) dei Mopsi (le cui esponenti donne furono considerate alla stregua di Terziarie weishauptiste, in riferimento agli Illuminati di Baviera, o settarie cromwelliane, per il governo “riformato” inglese) s’attribuì la prosecuzione del perverso rituale templare dell’Osculum Obscenum. Alle sue affiliate alludono le tre damigelle del Flauto Magico di Mozart; tre, per esigenze sceniche, ma cinque, in ossequio al principio femminile, che, proprio per questo, non può guidare Tamino al tempio di Sarastro, cioè alla sede simbolica della Massoneria tradizionale maschile, compito questo invece dei Tre Fanciulli.

 

Si tratta, dunque, d’una “Co-Freemasonry”, o Massoneria d’adozione, non in tre, bensì in dieci gradi, l’ultimo dei quali si chiama Principessa della Corona, e qui il riferimento  è a Malkuth. 

 

Dogme et rituel de la haute magie

 

In epoca successiva, però, Eliphas Lévi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant (1811-1875), avrebbe rettificato molte di queste interpretazioni esoteriche dei Tarocchi. In “Dogme et rituel de la haute magie” (1855-56), ha riconnesso i Tarocchi marsigliesi alla tradizione ebraica, confermando come dall’epoca della distruzione del Tempio di Salomone, "i misteri dell’Ephod e dei Teraphim”, tracciati dapprima sull’avorio, poi su pergamena, sarebbero stati infine conservati, da qualche saggio cabalista, riportandoli proprio nelle carte dei Tarocchi.

 

Batya

 

Il legame simbolico più evidente dei Tarocchi con la Massoneria, secondo Levi, si rintraccerebbe nella figura del Papa: "il Gran lerofante, assiso fra le due colonne di Ermete e di Salomone”. Ma, nella massoneria d’adozione, non può che essere una Mopsé, versione femminea di Mosè, o Batya (Bath-Yah, Figlia di Dio), alla stessa stregua di Aronne, o Tiresia, e perciò una “papessa”.

 

Del resto, Shekhina, che dimorava (shakhan), nella nube sopra il Tabernacolo (Mishkhan), allo scopo di salvare (“trarre fuori”) dalle acque il neonato Mosè, assunse le mentite spoglie della “figlia” del Faraone (Dio), chiamata appunto Batya. Alla morte di Mosè, Shekhina s’è impadronita della sua anima, baciandolo sulle labbra. Per cui l’etimologia che fa assumere al nome il significato di “trar fuori”, si ripete ben tre volte, quando al principio venne salvato dal Nilo, quando Mosè liberò il popolo attraverso i flutti del Mar Rosso, e infine quando Shekhina gli estrasse l’anima dalla bocca.

 

Osculum

 

L’Osculum templare, o massonico, è un bacio familiare, di rispetto. I baci libidinosi, erotici, sono “Savia” e  "Basia" quelli affettuosi e amorosi. Il saluto mediante i baci era un gesto già istituzionalizzato tra i Persiani: baciare sulla guancia indicava lieve differenza sociale, baciare sulla bocca poteva essere consentito solo fra pari. In quest’ultimo caso, replicare un gesto egualitario annulla ogni differenza, in un ambito di reale fratellanza e libertà.

 

La Papessa

 

Il principale indizio di influenze gnostiche nei Tarocchi è, allora, naturalmente il ricorso alla figura femminile del papa. In qualsiasi contesto cristiano, e ancor più in quello cattolico, ciò sarebbe considerato blasfemo, prim’ancora che eretico, eppure lo incontriamo, fin dagli albori della storia di queste carte, sia nel mazzo Visconti-Sforza che nella versione del Mantegna, fino alla revisione moderna di Knapp e Manly P. Hall.

 

Anche se il suo titolo primitivo e la forma originale era quella d’un Papa al femminile, successivamente, la forza dirompente del suo sacerdozio è stata, diciamo, quasi diluita in una meno minacciosa, carnascialesca, e quasi goliardica "Papessa". Eppure un ierofante donna non può che rappresentare una prova lampante di continuità in credenze spirituali d’un certo genere, da parte d’un qualsiasi artista rinascimentale, autore d’un mazzo di Tarocchi in un periodo storico di mecenatismo, eppure politicamente quanto meno rischioso.

 

Quindi, "Sul sagrato del Tempio di Salomone dove s'innalzano le due colonne Jakin e Boaz", custode della scienza iniziatica affidata ai "figli della vedova", è pure rappresentata la Papessa (II); ma, se vogliamo, anche "i due alberi”, e quindi la Taw ebraica (ת), tra i quali è disegnata la figura dell'Impiccato corrispondono alle due colonne del Tempio massonico.

 

La Consultante di Luis Pena Longo

 

La Consultante, che prende il posto della papessa, nel mazzo di Luis Pena Longo, sembra incarnare contemporaneamente sia il serpente, sia la colomba (Matteo 10,16) della Grande Madre di tutte le tradizioni mediorientali. Ritratta come Eva nel giardino dell’Eden, con il colubro sostituito da un vortice, una bobina circolare d’energia, si confronta appunto con quella forte aura tellurica che l’avvolge. L’albero (T, o ת) fa da ponte tra Cielo e Terra, attirando verso il basso e nel mondo, la coscienza superiore, in sintonia con tutta la creazione, la natura e i suoi figli.

 

El Gran Tarot Esoterico

 

El Gran Tarot Esoterico, disegnato da  Luis Pena Longo (1979), ricorre all’immagine d’una sacerdotessa della Luna con in mano un melograno, in una sorta di deriva dalla tradizione orale dei misteri eleusini agli antichi documenti gnostici e infine alle raffigurazioni sugli Arcani.

 

L’illustratore ha ricreato le carte tradizionali marsigliesi, attribuendo loro maggiore luminosità, e facendo ricorso a colori primari su d’uno sfondo bianco a bordi neri. I Trionfi seguono la numerazione romana e (tranne la Morte) titoli in lingua spagnola. Simboli astrologici e lettere ebraiche vengono assegnate pure alle carte di corte. Mentre gli arcani minori, senza titoli, presentano i consueti ordinali. Anche i simboli sono del tutto familiari. Ogni seme possiede un tema comune: pentacoli (terra e piante), bastoni (fuoco e animali), spade (acqua e la vita in mare), tazze (fiori, uccelli, farfalle).

 

Il Laberinto di Ghisi

 

Un altro gioco di immagini, e non di carte da tarocco, chiamato Laberinto, ovvero l'esercizio dell'ozio, ideato da Andrea Ghisi (1607), mostra i progenitori nel paradiso terrestre e tra di loro il serpente sull'albero della vita.

 

Wits Laberynth or the exercise of Idlenesse” (London 1610) è una raccolta di 21 tavole, una per ciascuna lettera dell’alfabeto latino, ognuna delle quali copre due pagine. Ogni tavola presenta le stesse 60 immagini, mescolate in modi sempre diversi, suddivise in quattro riquadri di 15 figure ciascuno, per un totale di 1260 xilografie. La sua struttura sarebbe talmente enigmatica da non consentire di primo acchito il riconoscimento d’una sua qualche valenza esoterica, bensì quella d’un gioco di logica, in anticipo su Leonhard Euler (1707-1783), nel quale al solutore viene proposta una particolare griglia, secondo lo schema del “quadrato latino” o del più recente "Number Place" (1979) di Howard Garns (1905-1989). Le immagini, ispirate ai Tarocchi di Mantegna, infatti potrebbero non rivestire un ruolo d’assoluta insostituibilità, dal momento che la prima rara edizione del 1607 riportava un gruppo di figure completamente differente. Nove anni più tardi, il rinnovato interesse nell’alchimia ed ermetismo avrebbe suggerito una terza ristampa d’un’opera che s’era già arricchita d’un’edizione inglese.

 

Ermetismo, gioco, inganno (che però nasconde un reale mistero esoterico!)

 

Anche nell'ambito delle carte dei Tarocchi, le interpretazioni non sempre sono univoche. Secondo Joseph Paul Oswald Wirth (1860-1943), le figure dei Trionfi rappresentano gradini d’un'iniziazione individuale e, al tempo stesso, sono tappe che portano fino alla realizzazione dell'ideale massonico, in buona sostanza consistente, come ci spiega in relazione alla Lama del Giudizio (XX), nell'instaurare, in rapporto alla profezia di Gioacchino da Fiore (c.1130-1202), “il regno dello spirito Santo, che realizzerà l'unità religiosa fondata sull'esoterismo comune a tutte le religioni”.

Gli antichi costruttori del vecchio Tempio sono rappresentati dagli antenati risorgenti dalle tombe, mentre il soggetto della Grande Opera, il Figlio della Vedova, è l'iniziando che subisce le prove per acquisire il ruolo di Maestro, nuovo interprete di quella tradizione incominciata con il leggendario Hiram, ben (in ebraico), bar (in aramaico), huiòs (in greco), di Naphtali.

 

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Gnostici e non solo

 

Secondo le religioni del Libro, quelle  basate sul Vecchio Testamento, alla gente comune non poteva essere accessibile una diretta esperienza mistica, o spirituale. Mentre il Credo degli gnostici era invece proprio quello di realizzare, ove ciò fosse possibile, un'esperienza diretta del Mistero; ogni gruppo pertanto era alla continua ricerca di intime esperienze personali con il divino, in effetti molto simili a quelle disponibili attraverso le antiche e tradizionali Scuole dei Misteri.

 

Il pensiero gnostico dimostra una grande varietà, cosicché possiamo parlare di gnostici “egiziani”, gnostici “pre-islamici”, arabi, gnostici che rimasero culturalmente ebrei, zoroastriani ed “ermetici”. Non tutti hanno in comune le stesse credenze, anche se poi tutte queste antiche culture basano le loro storie collettive sugli stessi primi cinque libri di Mosè. Perché ovviamente non si trattava di scritture esclusivamente ebraiche, molte delle storie codificate da Mosè possono essere fatte risalire al  periodo babilonese, alla tradizione orale accadica e a quella dei sumeri. Pur tuttavia, non tutti si trovavano d'accordo con delle differenti declinazioni d’una medesima narrazione esposta nello stesso testo Mosaico. Uno gnosticismo “occulto” ha preservato queste modalità di coniugare racconti concorrenti in una visione alternativa della natura umana e del destino, ma indistintamente tutti respinti dalle varie "ortodossie", di Ebraismo, Islam e Cristianesimo.

 

Del tutto probabile è anche il fatto che l'espulsione di musulmani, zingari ed ebrei dalla Spagna avrebbe contribuito a diffondere, in ogni altra parte d'Europa, il messaggio nascosto in seno ai Tarocchi nella forma attuale di mazzo di carte. Le società iniziatiche europee fornivano agli esuli spiritualmente più dotati un posto ove fosse possibile una riunione delle menti di coloro che venivano emarginati e costretti a vivere in sordina, o sotto mentite spoglie, per eludere le pericolose polemiche di quei tempi.

 

I tarocchi, molto presumibilmente, costituirebbero una prova implicita che le società segrete hanno consentito quella partecipazione al liberale esercizio mistico di ebrei, eretici, gnostici ed ermetisti, di continuare a divulgare le loro concezioni alla luce del giorno, anche se sotto forma di carte divinatorie o da gioco.

 

Il principio femminile del divino

 

Una prima cosa che lo gnosticismo rappresenta, e proprio nella seconda lama dei Tarocchi, è una sorta di ribellione nei confronti del mosaico religioso basato sul Vecchio Testamento, che avrebbe deliberatamente sconvolto tutti quei residui dei più antichi misteri dell’antichità, basati sull’esistenza di dee madri, o lunari o ctonie, oppure su aspetti femminili dell’unica divinità.

 

Tali critiche avevano avuto inizio in epoca precristiana, quando nel II secolo a. C., si accusò gli estensori del Pentateuco d’aver distorto le storie relative alla creazione, eliminando ogni altra presenza (Shekinah) del lato femminile del divino agli eventi narrati.

 

Nei tempi più antichi, tutti i popoli semitici avevano riverito una Dea come parte in causa nella cosmogenesi, quale co-creatrice alla pari con un co-creatore. E queste rimembranze non si sarebbero mai completamente assopite, nonostante la monoteista insistenza ebraica su un unico, “vero”, Dio, individuato in Geova (IHVH).

 

Matronit

 

La tradizione ebraica conserva, quindi, l’esistenza d’una misteriosa "figlia di Dio" (Bath-Yah), dalla Cabbala chiamata Matronit, le cui radici sarebbero state più volte piantate, ripiantate e trapiantare, nella letteratura mistica, dall’epoca talmudica fino al V secolo d. C., ricorrendo a diverse denominazioni, da Shekhina a Malkuth, da Donna Superna (Madonna) a Pietra angolare scartata” [“una pietra provata… preziosa, un fondamento solido…” (Isaia 28,16); “… La pietra che i costruttori avevano disprezzata…” (Salmi 118:22)].

 

Croce del Verbo

 

Quattro squadre i cui vertici sono rivolti verso il centro, con i loro lati in parallelo (Croce del Verbo), riprendono il carattere cinese hing, relativo ai cinque agenti naturali, o elementi (l’acqua a nord, il fuoco a sud, il legno a est, il metallo a ovest, e la terra al centro), ovvero ai quattro punti cardinali (fang, o squadre), riuniti intorno a una “quinta” regione centrale, vuota, per alludere al mondo materiale. Quando però le quattro squadre di questo Gammadion non sono disposte col vertice rivolto verso il centro, bensì verso l’esterno, i quattro angoli costituiscono un quadrato che avvolge una croce centrale, “proiezione orizzontale d’un edificio sul suo piano di base: – suggerisce Abd al-Wahid Yahya, al secolo René Jean-Marie-Joseph Guénon (1886- 1951), in “Symboles fondamentaux de la science sacrée” (1962) – le quattro squadre corrispondono allora alle quattro pietre di base dei quattro angoli, e la croce alla pietra angolare del colmo”.

 

Se Matronit è la Matrona, la Signora, la Regina, la Donna Divina, il Tempio ne costituisce il fondamento terreno, e Metatron (l’Angelo enochiano) la prole. Il Figlio, o Cristo, attorniato dai simboli teriomorfi della visione di Ezechiele, dell’Apocalisse e degli Evangelisti, come Horus in mezzo ad Hamset, Hapi, Kebehsenef e Duamutef: quattro squadre, quattro angoli, quattro pietre di fondamento del Tempio. Ed Er-Rûh (lo Spirito), rukn el-arkân (vertice dell’angolo), sulla soglia che separa el-Khalq (la creazione) da El-Haqq (la verità), il "luogo" stesso attraverso il quale soltanto può effettuarsi l’uscita dal Cosmo.

 

Guénon riporta questa tradizione musulmana d’un simbolo equivalente al Metatron, Er-rûh, in cui il nome del Profeta, identificato come Rukn el-arkân, viene posto al centro, cinto ai quattro angoli dai primi Kholafâ (Califfi). Agli arkân (angoli) terrestri corrispondono altrettanti arkân celesti (Jibrîl, Rufaîl, Mikaîl e Isrâfîl), mentre il quinto Er-rûh non è che Metatron.

 

Isrâfîl è considerato equivalente a Uriel, oppure a Seraph Saraphiel, Angelo della Morte, nella tradizione ebraica dell'Antico Testamento. Ma l’assonanza con Israele è fin troppo sospetta!

 

In questa antica concezione, Dio Padre, e la sua consorte, Dea Madre, esistono in una condizione talmente rarefatta, rispetto alla possibilità d’essere concepita da parte dell'umanità (el-Khalq), che la coscienza umana non può esercitare alcun tentativo per arrivare a convivere con una loro qualche realtà (El-Haqq). Il figlio e la figlia di questa Sacra Famiglia s’estendono, tuttavia, alla stessa stregua della “proiezione orizzontale d’un edificio sul suo piano di base”, come ombre dei loro genitori su questo mondo decaduto, che in certo modo, grazie a loro, mantiene in collegamento con dimensioni superiori (El-Haqq), sia l'umanità sia la stessa degradata creazione (el-Khalq).

 

Giunto al Cristianesimo, questo tema mitico, gnostico, proveniente dal giudaismo, accolto dall’islamismo, ha fatto assumere alla seconda santa coppia la ridenominazione di Sophia e Cristo.

 

Asherah

 

In “The Hebrew Goddess” (1967), Raphael (Ervin György) Patai (1910-1996), sostiene (“there is a detailed similarity between the life history, character, deeds and feelings attributed by Jewish mysticism to the Matronit, and what ancient Near Eastern mythologies have to say about their goddesses who occupy positions in their pantheons”) l’impressionante somiglianza tra la storia di vita, azioni, carattere e sentimenti, attribuiti dal misticismo ebraico a Matronit, Malkhut, le mitologie del Vicino Oriente antico circa le loro dee, presenti nel  pantheon di Byblos (Astarte), o in Addad (Ishtar), e l’Asherah, o Ashtoreth, di Solomone, successivamente demonizzata, declinandone al maschile il nome, in Astarotte, principe dei calunniatori.

 

Gli attributi cardinali di questa divinità femminile sono contraddittori, la castità affiancata alla promiscuità, la maternità alla sete di sangue. Archetipo dunque di ben quattro antichi ruoli femminili sostenuti insieme nel tradizionale rapporto con gli uomini: sorella, amante, madre, e misericordiosa assassina (“s'accabadóra”). Proprio per tale definizione, che le attribuisce un volto ombroso (dark) e un gusto amaro (bitter), alternato all’opposto ("at times tastes the other, bitter side, and then her face is dark"), Matronit [(Malkhut, secondo He (ה) del nome (Ha Shem) del Tetragramma (IHVH, יהוה)] viene paragonata all'indù Kalì, dalla faccia scura, solita dilettarsi con la morte.

 

Nel ricercare degli utili indizi che confermino la persistenza sui Tarocchi di questa arcaica divinità  femminile, quadruplice, li ritroviamo abbastanza palesemente nelle “carte di corte”, e precisamente le quattro Regine: di bastoni, o fiori (castità, sorella), di danari, o quadri (promiscuità, amante), di coppe, o cuori (procreazione e accudimento, madre), spade, o picche (sete di sangue, misericordiosa assassina, morte).

 

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Malkuth

 

Interessante il dettaglio che corona la moneta sull’Asso di Denari del mazzo di August J. Knapp, “Revised New Art Tarot Cards”, del 1929, successivamente ripubblicato come Knapp-Hall, quando è stato ristampato, nel 1934, per la Philosophical Research Society, da Mihran K. Serailian (1867-1957) e Manly Palmer Hall, autore di “The Secret Teachings of All Ages: An Encyclopedic Outline of Masonic, Hermetic, Qabbalistic and Rosicrucian Symbolical Philosophy” (1928), che sembra debba aver molto influenzato Carl G. Jung nella personale esplorazione dell’alchimia e della psicologia del profondo.

 

Illustratore d’incredibile talento, nel progettare i suoi tarocchi, Knapp si sarebbe fatto ispirare dalla seconda moglie, sposata quando aveva ormai superato la sessantina, Laura C. Brickley. Si trattava d’un’occultista che praticava una forma di "Aeclectic Medicine", che oggi definiremmo più appropriatamente medicina alternativa, ispirata alle filosofie orientali.

 

Quest’asso di denari incoronato starebbe a rappresentare Malkuth, uno degli aspetti di Shekhina, o Matronit, e, tra i mistici della Merkabah che esercitavano lo gnosticismo ebraico già prima dei cabalisti, uno speciale simbolo della Dea nel mondo.

 

Del resto, anche l’Arcano del Mondo (definito da entrambi i numeri 21 e 22), in sé e per sé, raffigura pur sempre la Dea in trono, regnante sulla materia, e in particolare sulla terra che compie il suo movimento di rotazione sotto i suoi piedi, con i quattro elementi a farle la loro specifica offerta, come nel Rukn el-arkân, o nelle diverse versioni della “Croce del Verbo”. Il Mondo è designato con doppia numerazione (21 e 22), presumibilmente poiché da esso (el-Khalq, in quanto creazione) si può uscire, o  rientrare “nella gloria della verità” (El-Haqq), dopo aver superato il Giudizio, o essere tornati ingenui, come il Matto.

 

Ciò che contraddistingue Arcani maggiori e minori di Knapp sono dei simboli aggiuntivi, inesistenti negli altri mazzi, a mo’ di scudi araldici, prevalentemente agli angoli superiori di destra d’ogni carta, tranne l’Arcane sans nombre (Le Fou). Questi è bendato e un alligatore emerge dall’acqua per ghermirlo; la bacchetta del “Bateleur” è un caduceo; le carte di corte vengono indicate con K (King, re), Q (con coda sinuosa, simile a una “g insulare”, Queen, regina), W (Warrior, Guerriero), e S (Slave, schiavo); i semi sono Spade, Scettri, Coppe e Denari (pentacoli). Su tutte, come una rappresentazione di “immagine nell’immagine” (Pip), dei triangoli, quadrati, mandorle, croci, stelle. Sul retro (“verso”) due pannelli verticali azzurri con figure di faraoni ripetute quattro volte, simmetricamente e specularmente invertite, riprendono un dettaglio iconografico della Mensa Isiaca, o Tavola del cardinale Bembo, allo scopo di incorniciare anagrammi del termine Tarot: Taro, Arot, Rota, Otar, alla maniera del quadrato magico del Sator.

 

L’anagramma (taro) della parola «rota» fa esplicito riferimento a «Rota Mundi», ruota dell'universo. Il termine ungherese «tarok» (mazzo di carte) deriva direttamente dal sanscrito «taru» e, per assimilazione, «tara», l’incarnazione della saggezza nella tradizione tibetana. Il Tarot lo si è poi collegato anche con «tar ro» (che nell’antica lingua egizia significherebbe “via reale”), con l'arabo «tariqa» (sentiero, inteso anche come “via iniziatica”), oppure all’ebraico Torah (תורה), l’insegnamento delle scritture. E ciò nulla toglie all’etimologia più attendibile richiamata dall’Arcane sans nombre "matto, idiota, imbecille” (tarochus, nella “Maccheronea” di Bassano da Mantova).

 

Nel seme dei pentacoli, o delle monete, alloggiati all'interno di quadrati, vi sono anche simboli planetari. Gli emblemi del seme di spade sono impostati sull’anello della “crux ansata” egizia (più comunemente conosciuta come Ankh). Nel caso degli Scettri (bastoni), l’immagine nella figura si trova all’interno di triangoli. Nei semi di coppe, dentro una mandorla, tipo “vesica piscis”, costruita da due cerchi che si intersecano, condividendo lo stesso raggio, simbolo dell'uovo cosmico, e dai cristiani spesso associata alla Vergine Madre.

 

L’altra peculiarità abbastanza originale di queste carte consiste nel fatto di essere impostate sul metodo buddista dei Mandala (ruota di preghiera, metafora dell'universo, e cuore dell'illuminazione spirituale del Buddha), a forma circolare, i quali racchiudono altri motivi geometrici, in una sorta di alchemica “quadratura del cerchio”, che a noi occidentali è stata illustrata da C. G. Jung.

 

Principalmente lo scopo dei Mandala, durante la meditazione, è quello di aprire i recessi più profondi della mente e di sbloccare ogni ristagnante pensiero. Quindi, uno strumento ideale per stimolare la contemplazione, e di conseguenza facilitare l’interpretazione dei significati di ogni “lettura” dei tarocchi.

 

Bibliografia essenziale

 

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Alliette J.-B. Etteilla, ou la manière de se récréer avec un jeu de cartes, Lescïapart, Paris 1770

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