Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

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Un sonnambolo che giocava a tarocchi - sec. XVIII

Come descritto nel “Discorso sopra un sonnambolo meraviglioso"

 

Saggio di Andrea Vitali, gennaio 2021

 

 

Il libretto della Norma di Bellini, così come pubblicato per una sua rappresentazione a Torino nel carnevale del 1834 (1) descrive minuziosamente anche i due balli che solitamente si rappresentavano prima di dar inizio ai drammi e al loro termine. L’argomento di uno di questi, dal titolo La vera sonnambula (2), parla di una ragazza di nome Teresa affetta da sonnambulismo. Nel riassumere brevemente la vicenda, diremo che Teresa, promessa sposa a Edemondo figlio di un ricco fattore, in stato di sonnambulismo si recò in vestaglia presso l’abitazione del Colonnello Roberto, che il padre di Edemondo serviva. Geltrude, che amava segretamente Edemondo e che non digeriva il suo matrimonio con Teresa, seguitala nottetempo, avvisò i paesani che Teresa era andata dal Colonnello. Ella venne sorpresa presso la sua abitazione, cosicché Edemondo, nonostante il Colonnello gli esprimesse sinceramente la propria innocenza avvisandolo che Teresa, che nel frattempo si era svegliata, si era recata da lui in stato di sonnambulismo, non credendogli, la ripudiò con somma soddisfazione di Geltrude. Quando in seguito Teresa venne vista sonnambula camminare sui tetti di una casa, tutti si accorsero che il Colonnello aveva detto la verità ed Edemondo riabbracciò Teresa, disperata per quanto le era accaduto, convolando con lei a giuste nozze. Stessa trama che con nomi diversi Bellini musicò per l’opera La Sonnambula.

 

Quanto sopra descritto è per sottolineare la condizione di sonnambulismo che, al di là del balletto e del dramma belliniano, fu oggetto di indagini in epoca settecentesca da parte di un Padre domenicano, docente di filosofia, che in un suo studio, pubblicato nel 1730 (3), riportò diversi casi di incredibili azioni svolte da persone in situazioni non vigili.

 

Nel descritto argomento del ballo, l’autore del libretto si sofferma nel descrivere cosa fosse il sonnambulismo portando due esempi celebri del tempo come descritti dal su indicato religioso. In particolare, uno risulta pressoché incredibile dato che, in stato di sonnambulismo, un giovane frate riusciva a preparare cibi, fra cui anche la cioccolata, fare operazioni aritmetiche, cantare arie facendosi accompagnare da strumentisti e, dulcis in fundo, giocare a tarocchi.

 

"Sonniloqui si dicon quelli che parlano in sogno, e sonnambuli quelli che camminano sognando; l'una cosa con l'altra frequentemente è congiunta. Celebri in ambidue si son renduti nel 1770 un giovine Domenicano di cui ci ha dato descrizione il P. M. Domenicano Pini dello stesso ordine, e nel 1780 un giovine speziale (1) di cui il padre Soave pubblico lettore di Filosofia ne ha data relazione (2). L'uno e l'altro sebbene fossero addormentati a segno, che fatica grandissima si durava a svegliarli, pure così dormendo camminavano francamente nei luoghi a loro familiari, parlavano distintamente a chi sapesse opportunamente entrare ne' lor discorsi, e nelle loro idee; rispondevano a tenore, e seco pure interteneansi lunghi ragionamenti; leggevano, e scrivevano come può fare un uomo desto. Il primo seppe anche cuocere ed apprestare dormendo la cioccolata, e giocare ai tarocchi, far delle operazioni d'aritmetica, cantare delle arie accompagnate da altri. Il secondo legger ricette, riconoscere gli errori in quelle che erano state espressamente alterate, osservare i caratteri botanici dell'erbe col confronto dei libri che ne trattano, far mille operazioni di farmacia esattissimamente" (4)

 

(1) Gaetano Castelli, giovane d’anni 22.

(2) Codesta relazione trovasi unita ad altri opuscoli metafisici nel tomo 5 del corso di Filosofia del citato Autore.

 

Per quanto riguarda il giocare a tarocchi da parte di uno dei due personaggi citati, riportiamo di seguito il resoconto del religioso che ne studiava i comportamenti. Diremo solo che il giovane domenicano da sonnambolo, una volta alzatosi dal letto, invitò a giocare con lui a tarocchi alcuni personaggi che la sua fantasia aveva creato, ponendosi quindi al tavolo da gioco e iniziando una partita dove i suoi compagni in realtà erano presenti solo nella sua testa. Al riguardo, con arguta battuta, l’autore del resoconto scrisse “s' invitò a giuocare con alcuni altri finti Signori una partita in quattro a tarocchi come suol dirsi, coll’ombre”. Infatti, se ‘ombre’ significa ‘uomo’ in spagnolo, era anche il nome di un gioco di carte nato in Spagna alla fine del XVI secolo in cui si era introdotta la regola della contrattazione a inizio partita per la decisione del seme di briscola. Ma c’è di più, poiché con quell’espressione lo scrittore volle evidenziare che il ragazzo giocava con le ombre, cioè con personaggi fittizi, non esistenti. La cosa incredibile è che il ragazzo, nell’immaginarsi una reale partita a tarocchi, se vinceva sugli avversari con un Trionfo superiore a quelli degli altri, dimostrava allegrezza e allo stesso modo tristezza se perdeva. Inoltre, stava molto attento allorquando le sue allucinazioni gli facevano intendere che altri gettavano sul tavolo un Trionfo particolare e quando lo ritraevano per utilizzarlo in seguito. Ancora, contava i punti al termine della partita con somma maestria, facendo ogni cosa nel più perfetto dei modi.

 

“Un'altra sera dopo aver molto operato dormendo, s' invitò a giuocare con alcuni altri finti Signori una partita in quattro a tarocchi come suol dirsi, coll’ombre. Si assise a scranna e si pose a giuocare con quella perfezione ord’avrebbe giuocato vegliando. Egli era però piacevole insieme e maravigliosa cosa l'udirlo contare sotto voce i tarocchi, vederlo ridere graziosamente se vinceva agli avversarj qualche carta di considerazione, scuotere il capo, e accigliarsi se la perdeva, notare i rifiuti, contare i punti, mischiare le carte, e numerarle giustamente per distribuirnele a’ suoi compagni; anzi avendo un Padre con destrezza ripreso dal tavoliere nell’attual giuoco il quattordici (1) de’ tarocchi, e tornatolo dopo qualche tempo a far comparire in scena se ne avvide tosto il Sonnambolo, e disse in suono burlevole tentennando la testa: Questo quattordici va bene innanzi e indietro di spesso. In somma giuocò tre partite, (o vogliamo dice tre mani) con somma attenzione e aggiustatezza. Tutto questo dimostra che il Sonnambolo alcune volte vede assai bene anche dormendo, ed essere fuor di dubbio ciò che disse Aristotile: Sunt qui dormientes surgant, & ambulent, videntes eo modo, quo qui vigilant. De Generat. Animal. lib. V. cap. 1. (2)” (5).

 

(1) quattordici = La Temperanza

(2) Esistono persone che si alzano ancora dormienti e camminano comportandosi allo stesso modo di coloro che sono svegli. De generatione animalium, libro V, capitolo 1.

 

Ora, se quanto descritto pare incredibile, lo fu anche per molti contemporanei. Il religioso ribatté alle loro insinuazioni di essere un credulone di fronte a un giovane che senza dubbio fingeva di essere sonnambulo, descrivendo altre situazioni viste da tutti e cioè che il giovane, una volta addormentato e bendato, in stato di sonnambulismo correva sue giù per le scale, apriva le porte con le chiavi senza dover prima cercare la serratura, come era logico se fosse stato, da sveglio, bendato, oltre ad altre straordinarie situazioni che provavano chiaramente il suo stato di non veglia.  

 

“Una sola cosa mi resta da dire, che in varie Città d'Italia, a cui è pervenuto il mio Discorso sopra il nostro Sonnambolo, da molti non si vuol dar fede alla storia, ed io vengo spacciato per impostore, o per farmi grazia, per un uomo di dolce pasta che mi lasci ingannar da finzioni. Compatisco chi parla cosi, mettecchè conviene che poco o nulla abbia letto su questa materia, e ne sia molto digiuno. Il nostro Sonnambolo è raro, ma non è unico; e quantunque in complesso sia mirabile assai, anche altri sono stati singolarissimi. A que’ che s'avvisano che il nostro Studente possa fingere di fare il Sonnambulo, e ingannar un centinaio di testimonj che non sono alla fin delle fini tanti bambocci, ma filosofi anzi che no, converrebbe, dico, a questi tali bendare perfettamente gli occhi e poi dir loro che camminassero pe’ dormentorj, aprissero con chiave gli usçi, passasser correndo le porte, e andasser veloci su e giù per le scale; come appunto ad occhi bendati lo fa con maravigliosa franchezza lo Studente di cui ho parlato. Potrebb’essere che costoro dando fortemente col capo di cozzo in qualche muraglia, si ricredessero della fantastica loro incredulità. Se a leggere le cose mirabili che fa il nostro Sonnambolo, sembra a taluni impossibile che le faccia dormendo, se lo vedessero co' proprj occhi, sembrerebbe loro impossibile che fingesse di farle vegliando” (6).

 

Note

 

1 - Norma. Tragedia Lirica di Felice Romani da rappresentarsi nel Regio teatro di Torino nel Carnovale del 1834 alla presenza delle LL. SS. RR: MM., Torino, Presso Onorato Derossi Stampatore e Librajo del R. Teatro, s.d.

2 - Ballo di mezzo carattere in tre atti. Coreografo: Cortesi Antonio.

3 - Domenico Pino, Discorso sopra un sonnambolo meraviglioso, che fa dormendo una gran parte delle operazioni che dovrebbe fare vegliando. Con osservazioni patologiche, Milano, 1770.

4 - Norma, op. cit., pp. 58-59.

5 - Domenico Pino, Appendice al Discorso sopra un sonnambolo meraviglioso, In Milano, Per Giuseppe Mazzucchelli nella Stamperia Malatesta, 1771, pp. 4-5.

6 - Ibidem, pp. 7-8.

 

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