Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

'L’Almiro', Scena Teatrale di Jacopo Rossi - 1681

‘Contro le Spade sue sono un Tarocco’ ovvero ‘Non valgo nulla’

 

Saggio di Andrea Vitali, settembre 2021

 

 

Jacopo Rossi, lucchese, vissuto nel sec. XVII, fu autore di numerose opere, ovvero Scene Teatrali divise quest’ultime in Divine, Soprannaturali, Sante, Morali, Politiche e di argomento vario. Fra le Scene Eroiche, ricordiamo L’Ismeria, il Tommaso Moro, L’Almiro, L’Issifile, La Grazia e Santa Zita. Numerose sue scene teatrali non vennero mai stampate. La maggior parte di esse venne rappresentata nel Seminario di Lucca di cui fu rettore dal 1671 al 1716. Cesare Lucchesini, Socio della Reale Accademia di Lucca, così parla dei suoi lavori come di quelli dei tanti altri autori di azioni sceniche del tempo: “Ma se i poeti di questo genere furono molti; tenuissimo è il loro merito. Vedesi in essi stile basso ed incolto, misto ad espressioni liriche, ed alle solite metafore ed iperbole strane, troppo comuni in quel secolo, sconvenevole unione di tragico e di comico, di eroi e di buffoni, irregolare condotta e stravagante. Ma che vo io noverando i difetti di quegli infelici componimenti, se tutto in essi era pessimo? Qui, come altrove, nelle cose teatrali la poesia contavasi per nulla, e tutto il pensiero era rivolto alla musica, ed alla magnificenza dello spettacolo” (1).

 

Riteniamo che una critica così feroce non abbia tenuto in considerazione la finalità dei testi. Sarebbe come cercare alta poesia nei libretti delle opere di Verdi. L’importante, per quegli autori, era infatti che le parole servissero alla musica. Si consideri inoltre che l’aspetto scenico era fondamentale per gli spettatori. Una cosa è ascoltare l’Aida di Verdi nella propria abitazione, e un’altra cosa è vederla dal vivo alla Scala o all’Arena di Verona. L’Artenga nella sua opera Rivoluzione del Teatro (2) nell’edizione del 1785, scrive come il pubblico si fosse entusiasmato alla visione delle scene allestite in un’occasione del genere: “Può servire d’esempio il Dario di Francesco Beverini, rappresentato a Venezia, il quale in soli tre atti cangiò [scena] fino a quattrodici volte. Si vide il campo di Dario cogli elefanti, che portavano sul dosso torri piene di soldati armati, una gran valle fra due montagne, la piazza di Babilonia, le tende militari del campo persiano, magnifico cortile d’un gran palazzo, il quartiere dell’armata colle macchine da guerra, la sala reale del palazzo babilonese, il padiglione del Re, il Mausoleo di Nino, la cavalleria e la fanteria schierate in ordine di battaglia, prigione di tetrissimo aspetto, rovine d’un antico castello, e il palazzo intiero di Babilonia”.

 

Nell’opera scenica L’Almiro (3) troviamo un riferimento al significato di Tarocco come persona senza valore, così come da noi individuato in moltissimi altri testi (4).

 

Questi i personaggi:

 

Almiro Re d’Ungheria.

Calomanno suo Fratello.

Elisabetta Sorella.

Ernesto Palatino del Regno.

Piccicone Aio (1) d’Almiro, e di Calomanno.

Nocciolona sua Sorella.

Scarabotto Servo di Corte.

Salomeno Romito, già Re d’Ungheria.

 

(1) Aio = La persona che nelle famiglie signorili attendeva all’educazione dei giovani.

 

Nella Scena V del Secondo Atto, alla richiesta di Piccicone a Scarabotto di scrivere un sonetto da indirizzare a suo nome a Elisabetta, sua futura sposa, il servo invita Piccicone a scrivere il titolo:

 

Alla Serenissima Principessa Elisabetta il Prencipe Piccicone suo Consorte”

 

proseguendo nel dettare altre rime, riportate nel dialogo, con la richiesta tuttavia dell’amico di modificare certe espressioni a suo parere non confacenti.

 

Così il dialogo si snoda fra i suggerimenti di Scarabotto, i desideri di cambiamento di Piccicone e la valutazione da parte di entrambi del motivo della scelta di certe parole, fino a giungere al verso:

 

Con la Regina d’Amor m’ha dato scacco.

 

a cui, dopo breve, segue:

 

Contro le spade sue sono un Tarocco

 

a significare che contro le spade (dardi) dell’amore Piccicone non valeva nulla. Il tema della spada viene poi ripreso successivamente, laddove Scarabotto suggerisce versi che evidenziano al meglio il significato di tarocco: la vita di Piccicone sarebbe stata a tal punto distrutta da traboccare fatalmente nella tomba, dato che era perdutamente innamorato.

 

              Amor più fier d’un Trace, e d’un Polacco

                  Mi trincia con la scialba, e con lo stocco:

                  E mentre mette la mia vita a sacco

                  Nella tomba fatale homai trabocco.

 

Di seguito i versi della Scena V di nostro interesse:

 

ATTO SECONDO

Scena V

 

Interlocutori

Piccicone e Scarabotto

 

 

SONETTO

 

Signora, dietro a voi son fatto un bracco,

Amore il piè m'impéna, e il suol non tocco.

 

 

 

Pic. Il principio non mi par bello: si potrebbe far meglio.

Scar. Facciamolo più poetico e più chiaro.

         Corro qual dietro a Cerva ardito bracco.

Pic. L’esser bracco mi dà fastidio; par, che io sia un cane crudele infuriato contro una fiera.

Scar. L’esser bracco, non mi pare, che vi dovesse dar fastidio; se fossete Cervo, anco, anco. Ma via sù, per darvi gusto, mutiamo questo principio.

          Il core all'Idol mio per voto attacco.

Pic. Quell'attacco mi par parola vile.

Scar. E' però propria. Voi non sete Piccicone? Attaccare, e appiccicare è l’istesso.

Pic. Bene, bene, ma mutiamolo un poco:

Scar.            Con la Regina Amor m'ha dato scacco.

Pic. Quest'è buono.

Scar.            Nè difender mi puo Cavallo, ò Rocco.

Pic. Bene.

Scar.           Mi ferisce giocando, io non ho giacco.

Pic. Bravo.

Scar.           Contro le Spade sue sono un Tarocco.

Pic. O questo poi no; non è secondo l’honor mio.

Scar. Ma è secondo l'allegoria del giuoco. Non si può mutare.

Pic. Ma in occasione di sposalizi si può passar d’un allegoria in un altra.

Scar. Sarebbe contro l'arte. Tiriamo innanzi.

             Già son ridotto in polve di Tabacco.

Pic. Quella voce polve va bene, perche per amore à poco à poco, mi riduco in polvere; ma perche di tabacco?

Scar. Non considerate la forza del concetto?

Pic. Non l'arrivo.

Scar. Eh l’arrivate voi; ma non la volete dire.

Pic. Non la dico, perche non l'arrivo.

Scar. Sta benissimo il paragone tra voi, e la polvere del tabacco; perche se alla Principessa fossero andati alla testa i fumi di non volervi per sposo, voi, che sete ridotto in polve di tabacco, le scaricherete la testa; conoscerà il vostro merito, vi piglierà più volentieri.

Pic. Buona ragione. Sentiamo il resto.

 

Scar.       Già son ridotto in polve di tabacco,

                     E vivo astratto simile a un Alocco;

                     Faccio sempre il Lunario, e l’Almanacco,

                     E se un Zefiro aspetto, è poi Scirocco.

 

Pic. Questo stile è troppo basso. Seguitiamo l’allegoria delle spade nella prima Quartina.

Scar. Facciamo, come volete voi: vo da darvi gusto. 

 

              Amor più fier d’un Trace, e d’un Polacco

                     Mi trincia con la scialba, e con lo stocco:

                     E mentre mette la mia vita a sacco

                     Nella tomba fatale homai trabocco.

 

Così si spippola. Che ne dite?

Pic. Non si può far più: è grave, sostenuto, e proprio (5). 

 

Note

 

1 - Cesare Lucchesini, Memorie e Documenti per servire all’Istoria del Ducato di Lucca, Tomo IX, Lucca, presso Francesco Bertini, MDCCCXXV [1825], p. 55.

2 -  Idem.

3 - L’Almiro, Opera Scenica del Sig: Jacopo Rossi, Rappresentata nel Seminario di Lucca, In Lucca, per i Marescandoli, s.d. [Data presunta 1681].

4 - Si veda al riguardo il saggio Tarocco sta per Matto.

5 - L’Almiro, op. cit., pp.56-57.

 

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