Saggi di Andrea Vitali

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Il Sole

 

"Quindi vanno al Sole, & dicono la dignità, la potestà, la moltitudine degli effetti, l’uniformità del moto di quello; chiamandolo occhio del mondo, giocondità del giorno, virtù delle cose nascenti, principio della luce, Re della natura, splendore dell’Olimpo, direttore del mondo, perfettione delle stelle, moderatore del firmamento & signore di tutti i pianeti universale" (1).



                                                       Sole e Luna

                                                                                           Sole e Luna (pietra incisa)
                                                Torre di Ceparano, sec. X, Confine Modigliana-Brisighella (Romagna) 
                                    

Nella carta miniata dei Trionfi di Francesco Sforza (figura 1 - Pierpont Morgan Library, New York) il Sole viene rappresentato come un fanciullo alato con in mano l'astro splendente. Daniela Pagliai, docente all’Università di Roma scrive che è “vicinissima peraltro a quella della carta dell’Iliaco nella ‘Serie E’ dei Tarocchi del Mantegna” (figura 2) II fanciullo è praticamente nudo e porta al collo una collanina di corallo. La studiosa scrive che si tratta “forse di un riferimento al temperamento ‘sanguigno’ e quindi “connesso, secondo la teoria degli umori, al caldo secco solare” (2). Collanine identiche si trovano nell'arte medievale e rinascimentale al collo o ai polsi di bambini quali talismani contro la peste (3), potere anticamente attribuito ad Apollo, un effetto curativo che poteva risparmiare anche coloro che lo favorivano (4). Nel Cristianesimo, il rosso divenne il colore del sangue di Cristo: indossare corallo rosso significava quindi essere protetti dal diavolo. Dipinti di Cristo bambino prima del 1500 spesso gli mostravano indossare una collana di corallo, presagendo la sua crocifissione, che è una vittoria sul diavolo. Per quanto riguarda la sua nudità, gli dei e gli esseri celesti erano tipicamente mostrati nudi, come nell'antica Grecia e Roma, evocando così, nell'arte del XV secolo, tale raffigurazione.

 

 Nei cosiddetti Tarocchi del Mantegna la carte del Sole ci riconduce all'episodio mitologico della caduta di Fetonte (figura 3) che ottenuto da suo padre Elios il permesso di guidare il Carro del Sole per un giorno, non sapendo reggere i focosi cavalli, uscì di strada bruciando cielo e terra. Zeus lo punì rovesciando l'incauto auriga con un colpo di fulmine e precipitandolo nell'Eridano, fiume che appare nella parte inferiore della carta.

 

Nella carta dei Tarocchi di Carlo VI (figura 4 - Biblioteca Nazionale, Parigi), come in quella di un antico tarocco italiano (figura 5 - Il Sole, da ‘Foglio Rothschild’ della stessa biblioteca, di probabile fattura bolognese), il Sole splende alto illuminando una fanciulla che sta filando. Si fa qui riferimento alle Moire (le latine Parche) che sovrintendevano al dipanarsi della vita umana e il cui mito fu strettamente collegato al sole in quanto esse svolgevano la stessa funzione, dispensando la vita e distribuendola a tutti gli esseri fino alla loro morte. Le tre Moire, Cloto, Lachesi e Atropo, fanno girare il fuso che produce il filo del destino di ogni essere umano, che si svolge e che al termine viene tagliato. Diversi scrittori classici hanno assegnato il lavoro di filatura, che vediamo sulla carta, a uno o l'altro o tutti e tre.

 

Nella carta del Tarocco di Ercole I d'Este (figura 6 - Università di Yale) è rappresentato il filosofo cinico Diogene seduto all'interno della propria botte nell'atto di dialogare con il giovane Alessandro Magno. La leggenda ha diverse versioni. Quella di Diogene Laerzio riporta: «Mentre egli stava prendendo il sole nel Craneo, Alessandro Magno gli si pose in piedi davanti e gli disse: “Chiedimi quello che vuoi”. E quello rispose: “Non farmi ombra”» (5). Diogene quindi indica il suo disprezzo per tutto ciò che Alessandro poteva offrire, così come ogni timore di rappresaglia per il suo franco discorso. Viene espresso anche il suggerimento che la sollecitudine di Alessandro si oppone effettivamente alla vita vissuta in accordo con la natura e alla luce della ragione. Nella frase immediatamente precedente a questo aneddoto, Diogene Laerzio scrive del filosofo, “Affermava di contrapporre il coraggio alla sorte, la natura alla norma, la ragione alla passione”. Nel contesto giudeo-cristiano, l'immagine fa riferimento all'insegnamento biblico citato nell'Ecclesiaste (2: 15-17) e cioè che tutto ciò che avviene sotto il sole è vanità, anche il pensiero dei sapienti

 

Lo stesso insegnamento si ritrova nella carta del Sole del Tarocco Parigino di anonimo del sec. XVII, dove una donna si guarda ad uno specchio tenuto in mano da una scimmia (figura 7  - Biblioteca Nazionale, Parigi). Quando manca la consapevolezza che l’eccessiva ricerca della bellezza è vana cosa, la natura umana si abbassa fino al livello di quella animale "poiché, tutto va verso lo stesso luogo, tutto viene dalla polvere e tutto torna in polvere" (Ecclesiaste 3, 20, versione di Re Giacomo).

 

La carta del Sole nel Tarocco Vieville (figura 8  - Biblioteca Nazional, Parigi) mostra un uomo a cavallo recante una bandiera. II cavallo, fra i suoi diversi attributi, è considerato animale solare: il carro del sole è tirato da cavalli che sono a essi consacrati. II cavallo bianco per il Cristianesimo diventa simbolo di maestà ed è montato da Cristo, da colui cioè che è chiamato ‘Fedele e Veritiero’ (Riv. 19: 11). In questo senso Cristo appare sopra un cavallo bianco in un affresco della Cattedrale di Auxerre recante in mano un bastone quale scettro regale, simbolo di potere su tutte le nazioni. I colori rosso e nero della bandiera non contengono alcun aspetto simbolico in quanto ricorrenti nelle figure dell'intero mazzo. 

 

Nel Foglio Cary (figura 9 - Università di Yale) dell’inizio del sec. XVI, la carta del Sole, mancante della metà sinistra, mostra un fanciullo in una posa che, seppur non chiaramente decifrabile con sicurezza, potrebbe suggerire una variante da porsi tra la carta Sforza e la Vieville. Procedendo a un confronto con l'iconografia esistente del tempo, appare intrigante l’idea che si possa trattare di un ragazzo che sventola uno stendardo cavalcando un cavallo giocattolo da passeggio sotto un Sole alto centrale da cui si dipartono gocce solari (figura 10 - Composizione realizzata da Marco Ponzi su Tarot History Forum). La fonte di tale ricostruzione è da individuarsi in un’incisione astrologica tedesca del XVI secolo dove le divinità planetarie vengono raffigurate intente a osservare dall’alto di un’arena il fanciullo che si trova sulla terra (figura 11 - Parigi, Biblioteca Nazionale, Allemand 106, fol. 198r in una sezione che risale al 1490, secondo le note in francese su una delle prime pagine bianche del libro). 

 

La figura che si trova tra il Sole e Venere, con una croce alle sue spalle, attento alla lettura di un libro (probabilmente i Vangeli) è San Michele, come riporta la scritta sotto l'immagine, per noi parzialmente così tradotta da Lothar Teikemeier: “Wan die 7 Planeten alle zusamen kument in ein Huß, so (?) Laufen (?) zu Kinder zu Sankt Michel, Der helfft uns mit allen Engelen unser armen Selen” cioè "Quando i 7 pianeti si riuniscono tutti in una casa, i bambini corrono (?) a San Michele, che con tutti i suoi angeli ci aiuta povere anime". Nella scritto superiore appaiono le parole "coniunctio planeten", "futur" e "contrarii", o qualcosa di simile. Si fa qui un probabile riferimento all'Apocalisse, come il tempo in cui tutti i pianeti si uniranno, e in cui San Michele e i suoi angeli combatteranno il Diavolo e le sue legioni.

 

L'immagine del bambino, a parte il riferimento alle ‘nostre povere anime’, potrebbe quindi essere vista come un'invocazione ai bambini affinché si affidino a San Michele e a tutti gli angeli per la protezione delle loro anime. Ma nel contesto della frase come decifrata, servirebbe anche ricordare a tutti, di qualunque età, che le nostre anime, per essere salvate, dovranno essere purificate da ogni pretesa, affinché divengano come quelle dei bambini piccoli. Potremmo pensare quindi al detto di Cristo in Matteo (18: 2-4) «Ma egli, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro, e disse: “In verità vi dico, che se voi non vi muterete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chi pertanto si fa piccolo come questo bambino, questi è il più grande nel regno dei cieli”».

 

Nel Foglio Cary, i pianeti sono ridotti a uno, il Sole, dove il bambino rappresenta l'anima umile, ora divenuta sempre giovane, così come gli antichi in effetti caratterizzavano quel corpo celeste, come vedremo in seguito. Una tale interpretazione potrebbe anche essere stata applicata alla carta Visconti-Sforza, una delle sei dipinte in uno stile successivo rispetto a quelle del corpo principale del mazzo. In questo modo la carta del Foglio Cary rappresenterebbe una variante dell'immagine dipinta a mano nella carta Visconti-Sforza. Quindi in entrambe le carte, quella Sforza e quella del Foglio Cary, il bambino potrebbe essere visto come l'anima ridotta allo status di  bambino piccolo. Quando l'anima è così trasformata, trionfa in paradiso, e il bambino può afferrare la pienezza della Luce (il Sole) e far volare la bandiera della vittoria. Per lo stesso motivo, tale visione implica un modo di vedere i bambini piccoli nella loro prerogativa di essere incorrotti dal mondo, non familiari con le sue difficoltà e ancora pieni dello spirito di quel regno da cui sono venuti di recente. La carta può essere pertanto vista come quella di un bambino simile che riceve ancora i raggi dall'alto.

 

Nella carta Viéville, realizzata più di cento anni dopo, il cavallo da passeggio è stato trasformato in un vero cavallo, e il bambino in uomo adulto. Poiché il cavallo e il cavaliere sono raffigurati mentre si spostano da destra a sinistra, secondo il modo diurno del percorso del sole, il personaggio sul cavallo piuttosto che l'anima purificata probabilmente rappresenta la seconda venuta del Cristo. Cristo come sole che sorge, che supera l'oscurità dell'Apocalisse annunciando il Giudizio Universale, evento impresso sulla carta successiva al Sole nell’ordine milanese.  

 

L’autore del Vièville, non influenzato dalla tradizione del XVI secolo, avrebbe pertanto interpretato l'immagine del Foglio Cary come una visione del Cristo nella sua seconda venuta.

 

Questa prospettiva ci riconduce anche al mito neoplatonico riguardante la generazione e il ritorno delle anime, a cui abbiamo fatto riferimento per quanto riguarda le carte della Stella e della Luna. L'anima subisce due morti, dice Plutarco "[…] la prima ha luogo sulla terra regno di Demetra, la seconda sulla luna dominio di Persefone […]. Demetra separa l’anima dal corpo rapidamente, con violenza; Persefone l’intelletto dall’anima dolcemente e in un arco lungo di tempo, onde l’appellativo di ‘nata unica’: perché la parte più nobile dell’uomo diventa unica quando grazie a lei si distacca” (6). In questo senso il bambino nella carta del Foglio Cary rappresenterebbe la mente dopo la sua separazione dall'anima, preparandosi ad ascendere al sole, dove sperimenterà ancora una terza morte.

 

Da questo punto il processo si ripete al contrario, come suggerisce la frase "nata unica". Il sole genera la mente (o l'intelletto) di un individuo che invia alla luna, a cui questa aggiunge l'anima per la seconda nascita; poi la luna manda tale combinazione sulla terra affinché nasca in un corpo. Scrive Plutarco al riguardo: "Poi quando il sole con la sua forza vitale nuovamente la feconda con del seme dell’intelletto, la luna produce nuove anime e la terra interviene ad offrire il corpo” (7). In questo senso il bambino potrebbe rappresentare la mente di una nuova anima, pronta per essere aggiunta all'anima sulla luna.


Plutarco mette in relazione le sue tre fasi del Sole, della Luna e della Terra, ognuna con il proprio tipo di morte e nascita, ai tre destini della mitologia greco-romana (8). Scrive infatti: "Delle tre Moire Atropo insidiata nel sole dà il primo impulso alla nascita; Cloto muovendosi sulla luna unisce e mescola; sulla terra coopera infine Lachesi, che più di tutte partecipa della sorte” (9). La potenza mediana, come abbiamo visto, è Cloto, che nel mito era raffigurata come il Destino con la conocchia, la quale ricevendo l'Intelletto dal Sole lo mischiava con l'Anima attraverso la Luna. Cloto separa anche, per le anime che vengono dalla terra, l’anima dall'intelletto, restituendo l'anima alla Luna e preparando l'Intelletto per il suo ritorno al Sole. A questo ruolo centrale di Cloto, la filatrice, con le sue azioni di far scendere e salire, si deve probabilmente il motivo per cui nelle  carte dei Tarocchi di Carlo VI  e Rothschild troviamo una donna con la rocca sotto un sole splendente. Ciò non esclude tuttavia che possa essere stata posta per rappresentare semplicemente la stessa forza vitale, il filo della vita, che il sole rappresenta.

 

Occorre sottolineare la funzione di trasmissione divina che in ambito cristiano queste gocce solari, presenti già nel foglio Cary, hanno sempre svolto e che trovano riscontro in un'ampia agiografia. Un esempio significativo è rappresentato da una xilografia del Liber Chronicarum del 1493 che illustra la conversione di S. Paolo Apostolo, avvenuta sulla via di Damasco: il futuro santo, a cavallo, è colpito dal cielo da gocce celesti dalla divina funzione di illuminare il cuore e la mente alla fede in Cristo (figura 12).

 

Riguardo il concetto di "sole sempre giovane" che avevano gli antichi, occorre considerare che essi raffigurarono assieme Apollo e Bacco fanciulli, quali emblemi del sole e della sua giovinezza. Bacco era appunto considerato "il medesimo, che il Sole": "Questo [il Sole] fecero gli antichi giovine in viso senza barba, onde volendo l'Alciato ne suoi Emblemi porre la Giovinezza, dipinse Apollo, e Bacco, come che à questi due più, che à gli altri, sia tocco di essere giovani sempre, onde Tibullo così disse

 

Che Bacco solo, e Febo sono eternamente

Giovani sono, & hanno il capo ornato

Ambi di bella chioma risplendente” (10).

 

L'illustrazione (figura 13) dell'emblema C. In Iuventam nell'opera dell'Alciati (11), mostra assieme i due fanciulli "Natus uterque Jovis tener atque imberbis uterque, quem Latona tulit, quem tulit et Semele, salvete, eterna simul et florete iuventa, numine sit vestro qua diuturna mihi" (Entrambi figli di Giove, giovani e imberbi ambedue, l'uno portato in grembo da Latona, l'altro - anche - da Semele; salve a voi, fiorite insieme di eterna giovinezza e sia questa per me, per vostro volere, più lunga possibile).

 

Ho trovato espresso più volte questa concetto della giovinezza del sole anche nell'opera Antiquae Tabulae Marmoreae Solis Effige di Hieronimo Aleandro (12), da cui riporto alcuni passi: "Sol semper juvenis [...] quia occidendo (inquit Fulgentius primo Mythol.) et renascendo semper est iunior, sive quod nunquam in sua virtute deficiat [...] at nihil facilius Mythologi affirmant, quam unum, enodunque, cum Sole esse Apollinem, quem ideo adolescentulum fingi solitum dixerunt, quod Sol (inquit Isidor. VII Orig.) quotidie oriatur et nova luce nascatur" (O Sole sempre giovane poiché tramontando - dice Fulgenzio nel Primo libro della Mitologia - e risorgendo, sempre è giovane; o per meglio dire perché mai viene meno nella sua efficacia [..]. d'altra parte i Mitologi nulla affermano in maniera più sicura del fatto che Apollo sia unica e medesima cosa col Sole, e per questo motivo sostennero che solitamente veniva rappresentato come un giovinetto, infatti il Sole - dice Isidoro nel VII Libro delle Origini - sorge ogni giorno e nasce con nuova luce).

 

A questo proposito scrive il Cartari: "La cui giovinezza [del sole] ci dà ad intendere, che la virtù sua, e quel calore, che dà vita alle cose create, è sempre il medesimo, & non invecchia mai, si che divenga debole" (13).

 

Uno stesso modo di rappresentare l'energia sempre identica e giovane del Sole, si ritrova nella raffigurazione del dio Mitra. Strabone, il geografo, in un’opera pubblicata per la prima volta in Latino nel 1469, affermava che i Persiani veneravano il sole con il nome di Mitra (14); la parola in lingua persiana tarda Mihr significava appunto Sole. Mitra, demiurgo e padrone della generazione, compare a volte come kosmokrator, cioè signore e animatore del cosmo. Nell’Inno dell'Avesta dedicato a Mitra, cavalli bianchi, trainano il carro del Dio che ha una ruota d'oro, simbolo del Carro del Sole. Un rilievo su una roccia scolpito al tempo del Sassanide Ardashir II, del IV secolo dopo Cristo, ritrae Mitra con un aureola di raggi.

 

Nelle Annotazioni alle Imagini del Cartari Lorenzo Pignoria racconta di aver visto a Roma in Campidoglio nell'anno 1606 un marmo raffigurante appunto Mitra con le parole "Deo Sol invict... Mitrhe" e che fra le altre cose "v'erano due figure in pietra, una per parte, ma rovinate" (15). Quelle due figure erano Caute e Cautopate, i due fanciulli tedofori, cioè portatori di torcia quali si trovano nelle rappresentazioni complete del Dio. Una di queste, assai famosa, si trova a Roma nella grotta mitraica sotto la Chiesa di S. Clemente.

 

Lo Pseudo-Dionigi Areopagita parla infatti di Mitra ‘Triplasios’ (16), cioè dalla triplice forma, affermazione della sostanziale identità del Dio e dei due tedofori quale rappresentazione del Sole nascente, del Sole di mezzogiorno e del Sole calante. Caute, il fanciullo che si trova alla sinistra del Dio è raffigurato con una torcia alzata a rappresentare la nascita del Sole. Mitra, Sole di mezzogiorno, è ritratto nell'atto di uccidere un toro (rappresentazione della vittoria dello spirito sull'essenza terrena). II fanciullo posto alla destra del Dio, Cautopate, tiene la torcia abbassata a significare il tramonto dell'astro (figura 14 - Mitra Triplasios, Museo Civico, Bologna).

 

A volte accanto a Caute appare un gallo e a tal proposito il Cartari racconta, citando Pausania, che in Grecia "[...] riverivano il Gallo come uccello di Apollo, perché cantando annuncia la mattina il ritorno del Sole" (17). Cautopate ha talvolta vicino una civetta, uccello che si mostra appunto dopo il tramonto. Caute e Cautopate divennero rispettivamente la rappresentazione di Lucifero, la stella che appare al mattino e di Espero, la stella della sera. L'immagine di Mitra quale Sole splendente e trino è ben rappresentato in un sarcofago di età romana presente presso il Palazzo Piccolomini di Pienza con l'Astro posto centralmente e con a destra e a sinistra i due tedofori (figura 15).

 

Nel Tarocco di Marsiglia, gocce solari cadono dall'astro sopra una coppia di persone, inizialmente un uomo e una donna adulti (figura 16 - Tarocco Noblet, c. 1660, Parigi) e in seguito su due maschi (figura 17 - Tarocco Conver, 1760, Marsiglia) secondo una postura da associare al segno zodiacale dei Gemelli, di natura maschile o femminile (18) o in entrambi maschile (19). Poiché nei Tarocchi di Marsiglia Conver, i due personaggi sono raffigurati come bambini è possibile ipotizzare che il disegnatore possa essersi ispirato al culto di Mitra, rappresentando il Dio come sole alto centrale e i due fanciulli come Caute e Cautopate ovvero il sole nascente e il sole calante.

 

Un' ulteriore connessione astrologica è rappresentata dalle illustrazioni dei "Figli dei Pianeti" molto popolari nei secoli XV-XVII. Sotto ogni pianeta vennero raffigurate diverse attività e professioni a essi associate (figura 18). Quelle fisiche erano incluse sotto l’immagine del Sole, tra cui vediamo due ragazzi in lotta fra loro, in una posa molto simile a quella dei due fanciulli che ritroviamo nel segno zodiacale e nei Tarocchi di Marsiglia del XVIII secolo.

 

Non si deve infatti dimenticare che durante tutto il Rinascimento le immagini degli Dei antichi suscitarono nell'osservatore il ricordo dei miti classici ai quali veniva attribuito un grande valore etico e morale e che i relativi trattati servirono da riferimento per rappresentare allegorie e simbolismi di carattere cristiano e successivamente esoterico. 

 

Da rilevare che Apollo, inteso come Sol-Apollo, era considerato essere il nume tutelare dei Gemelli. A tal proposito si faccia riferimento alle divinità del pantheon greco in trionfo a Schifanoia (20).

 

Nella serie di quegli affreschi, il mese di maggio con il segno dei Gemelli, è raffigurato da due ragazzini nudi in basso al centro (figura 19 - Affresco di Francesco del Cossa, c.1468-70), e con Apollo come divinità dominante. Le correlazioni tra i mesi, le divinità e i segni zodiacali vennero determinati attraverso attribuzioni dell'astrologo Manilio del primo secolo, nella sua Astronomica. La sequenza inizia con il mese di marzo (21):

 

Pallade protegge il portatore di lana [l'Ariete], Venere il Toro,
Apollo i graziosi Gemelli; tu, Mercurio, governi il Cancro;
E tu, Giove, il Leone, insieme alla Madre degli Dei;
La Vergine, portatrice di spighe, è di Cerere; la Bilancia
Costruita da Vulcano; lo Scorpione aggressivo attiene a Marte;
a Diana quel cacciatore che in parte è un cavallo [il Sagittario].
Vesta sostiene le deboli stelle del Capricorno.
Opposto a Giove, si trova l'Aquario, segno di Giunone.
Nettuno protegge i suoi Pesci nel profondo.

 

(Lanigerum Pallas, Taurum Cytherea tuetur,

famosos Phoebus Geminos; Cyllenie, Cancrum,Iuppiter, et cum matre deum regis ipse Leonem,

spicifera est Virgo Cereris fabricataque Libra

Vulcani; pugnax Mavorti Scorpios haeret;

venantem Diana virum, sed partis equinae,

atque angusta fovet Capricorni sidera Vesta;

et Iovis adverso Iunonis Aquarius astrum est.

agnoscitque suos Neptunus in aethere pisces)

 

Come si può vedere, le attribuzioni non sono in accordo con la pratica astrologica consueta. Ciononostante rimane una possibile influenza sulla carta dei Tarocchi di Marsiglia.

 

Macrobio a proposito della Porta del Cancro, attraverso cui le anime scendono nella generazione, afferma che essa è da identificarsi con quel segno zodiacale, in quanto punto di intersezione tra Via Lattea e zodiaco (22). Per avvalorare la tesi che nella carta siano stati posti i Gemelli in relazione alla discesa delle anime nella generazione, occorre pensare a una generalizzazione del mito in quanto la Porta del Cancro è collegata alla Luna e non al Sole (23).

 

Se si considera che nei tardi Tarocchi di Marsiglia i due giovani siano stati posti indipendentemente dal raffigurare il segno dei Gemelli, la presenza di due fanciulli debba essere messa in relazione con il concetto di "sole sempre giovane" che avevano gli antichi o quali emblemi delle giovani anime secondo quanto sopra esposto.

 

Come si è potuto notare per diverse analisi iconografiche, alcune raffigurazioni dei Trionfi sono connotate da polisemie simboliche (dal greco polýsêmos, `che ha molti significati`, composto di polýs = molto e sêma = significato) dovute alla confluenza di più tradizioni. La presenza di un solo fanciullo potrebbe significare l'energia sempre giovane del sole e anche il Cristo. Due bambini le tre forme di Mitra, una visione trinitaria del Dio, il segno zodiacale dei Gemelli o i figli del sole, come abbiamo dimostrato.

 

Note

 

1 - Thomaso Garzoni da Bagnacavallo, De’ Cervelloni universali, & ingegnosi - Discorso XXXIIII in "Il Theatro de’ vari e diversi cervelli mondani", Reggio, Appresso Fabio, & Agostin Zoppini, fratelli,1585, p. 158.

2 - Daniela Pagliai, Il Sole, in “Le Carte di Corte. I Tarocchi. Gioco e Magia alla Corte degli Estensi”, a cura di Andrea Vitali e Giordano Berti,  Bologna, Nuova Alfa Editoriale, 1987, p. 179. Pagliai si riferisce al temperamento sanguigno come associato in particolare all'adolescenza. Ma l'associazione può estendersi a qualsiasi periodo della gioventù, compreso quello raffigurato sulla carta Sforza.

3 - Per i vari usi del corallo contro la peste si legga: Marsilio Ficino, Contro alla Peste, In Fiorenza, Appresso i Giunti, MDLXXVI [1576], p. 18.  In origine scritto in latino nel 1481.

4 - Il più famoso esempio, all'inizio dell'Iliade (libro I, vv. 8-12), si riferisce ad Apollo che inviò la peste ai Greci a causa del disonore mostrato da Agamennone al sacerdote di Apollo Chrysis.

5 - Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei piu celebri filosofi, Testo greco a fronte, a cura di Giovanni Reale con la collaborazione di Giuseppi Girgenti e Ilaria Ramelli, Milano, Bompiani, 2005, p. 645. Originariamente scritto in greco, 3° secolo a.d.

6 - Plutarco, Il Volto della Luna (Titolo originale latino: De facie quae in orbe lunae apparet da testo greco del I secolo), Introduzione di Dario del Corno, Traduzione e note di Luigi Lehnus, Milano, Adelphi, 1991, Sezione 28, p. 108.

7 - Ibidem, Sezione 30, p. 114.

8 - Per come le carte, dalla Morte alla Stella, si adattino a questo processo, si veda: Michael S. Howard, Il viaggio astrale dell'anima, al link  http://www.letarot.it/page.aspx?id=454&lng=ITA

Per come le carte, dalla Morte alla Stella, si adattino a questo processo, si veda: Michael S. Howard, Il viaggio astrale dell'anima, al link  http://www.letarot.it/page.aspx?id=454&lng=ITA. Questo saggio spiega in modo rilevante come per tutte le carte su indicate si adatti il racconto di Plutarco sia per quanto riguarda il loro immaginario che per la loro posizione all’interno della sequenza al fine di apprezzare le loro immagini, dall’epoca del Tarocco di "Carlo VI" al XVIII secolo e probabilmente fino a oggi.

9 - Plutarco, op. cit.,  Sezione 30, p. 114.

10  - Vincenzo Cartari, Le Imagini de i Dei de gli Antichi, In Venetia, appresso Giordano Ziletti, e compagni, M.D.LXXI (1571), p. 58. Si tratta di una versione ampliata rispetto alla prima edizione del 1556.

11 - Andreae Alciati, Emblemata, Padua, Petrro Paulo Tozzi, 1621. p. 418.

12 -  Hieronimo Aleandro, Antiquae Tabulae Marmoreae Solis Effige…, Romae, Ex Typographia Batholomaei Zanetti, M.D.CXVI. [1616], pp. 17-18.

13 - Cartari, op. cit, p. 58.

14 - La Prima Parte della Geografia di Strabone, di Greco tradotta in Volgare Italiano da M. Alfonso Buonaccivoli, In Venetia, Appresso Vincenzo Senese, MDLXII [1562], p. 224.

15 - Lorenzo Pignoria, Annotationi  all’Imagini del Cartari, in Vincenzo Cartari, “Imagini de gli Dei delli Antichi”, In Venetia, Presso il Tomasini. M.DC.XLVII. [1647], p. 293.

16 - Epistrophè, 7, 2.

17 - Cartari, op. cit., p. 65.

18 - In questo caso, secondo la prospettiva di Plutarco, uno rappresenta l’anima (femminile) e l’altro lo spirito o l’intelletto (maschile). I due si lasceranno dopo una lunga e riuscita collaborazione. Si veda al riguardo: Michael S. Howard, The Astral Journey of the Soul, sezione intitolata “Plutarch on the Separation of Mind from Soul as a Preconditon for the Journey to the Sun”, attualmente solo in lingua inglese al link http://www.letarot.it/page.aspx?id=454&lng=ENG

19 - Per numerosi esempi di immagini di Gemelli si veda:

http://ica.themorgan.org/search/search.asp?zoom_sort=0&zoom_query=Gemini&zoom_per_page=10&zoom_and=0;

In particolare i numeri 3, 6, 9 e 10 della seconda decina in seconda pagina. Si tratta di manoscritti medievali presenti presso la Pierpont Morgan Library di New York.

20 - Cfr: Marco Bertozzi, La Tirannia degli Astri. Gli affreschi astrologici di Palazzo Schifanoia, Livorno, Sillabe, 1999.

21 - Manilius, Astronomica, Liber II, v. 439-447.

22 - Macrobius, In Somnum Scipionis, 1,12,5.

23 - Per maggiori informazioni sul pensiero di Macrobio a questo riguardo, si legga Michael S. Howard, The Astral Journey of the Soul, op. cit.

 

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