Saggi di Andrea Vitali

L'Imperatrice

 
Una regina incoronata con in una mano uno scudo e nell'altra il bastone del comando caratterizza l'immagine di questo trionfo nei Tarocchi Visconti Sforza (figura 1) dove la presenza di tre anelli con punta di diamante ricorrenti nell'abito la individuano in Bianca Maria Sforza, come attesta Giuliana Algeri (Gli Zavattari, una famiglia di pittori e la cultura longobardica in Lombardia, 1981, pp. 61-64). Ella, infatti, desiderava sempre che nelle monete ducali e in ogni intestazione le venisse attribuita la qualifica di "Cremonae Domina, Ducissa Mediolani".
Gli anelli araldici infatti costituivano uno degli emblemi degli Sforza che questi si attribuirono dopo la vittoria (c. 1420) su Cabrino Fondulo, Signore di Cremona, a cui tale simbolo apparteneva. Gli altri emblemi presenti nell'abito dell'Imperatrice, la palma e l'alloro, appartenevano già da tempo al patrimonio araldico di quella casata. L'emblema dei tre anelli quale simbolo degli Sforza è attestato in numerosi manoscritti fra cui l'Urbinate Latino 899 della Biblioteca Vaticana in cui sono narrate le Nozze di Costanzo Sforza con Camilla d'Aragona.
Sullo scudo dell'Imperatrice è raffigurata un'aquila che forse è l'animale più rappresentato in araldica fin dai tempi antichi. Essa divenne simbolo delle legioni romane, insegna dell'impero bizantino, emblema della dinastia regale degli Hohenstaufen e simbolo, adottato da Carlo Magno, del Sacro Romano Impero, volendo con ciò perpetuare quel potere che aveva avuto in Augusto il suo primo rappresentante.
Sul perché fosse stato scelto questo rapace per simboleggiare il potere occorre rifarsi alla tradizione. Scrive Dionigi Areopagita: "L'aspetto delle aquile fa intendere il loro carattere regale e lo slancio verso l'alto e il volo rapido e l'acutezza e la sobrietà e l'agilità e l'ingegnosità per accogliere l'alimento che le rende forti, e uno sguardo, diritto inflessibilmente e senza ostacoli, volto verso il raggio abbondante e luminoso dell'emissione solare tearchica nelle estensioni robustissime delle virtù visive" (Tutte le opere, traduzione di P. Scazzoso, 1981, p.133). Prerogative che ovviamente ben si adattavano ad essere fatte proprie dai detentori del potere.
Anche il mondo cristiano ricorse all'aquila, ponendola a significazione del Cristo. Nel Liber formularum spiritalis intelligentiae di Sant'Eucherio di Lione, che fu una delle figure più autorevoli della Chiesa gallicana del V secolo, si legge a tal proposito: «Le Aquile sono i santi; nel Vangelo (Matteo 24,28) è scritto: "Dovunque vi sarà il cadavere, qui si raduneranno le aquile". Perché le sante anime, quando escono dal corpo, si riuniscono a Cristo, che morendo si fece cadavere per loro. L'aquila significa anche Cristo, come in Salomone (Proverbi 30,19), cioè l'ascensione di Cristo».
Nel Theobaldi Physiologus dell'XI secolo (II) i versi iniziali sull'aquila affermano: "Esse ferunt aquilam super omne volatile primam, / quae se sic renovat , quando senecta gravat: / fons ubi sit, quaerit, qui numquam surgere desit; / it super hunc coelo fitque propinqua Deo" (Dicono che l'aquila sia superiore a tutti gli esseri che volano, che si rinnova quando la grava la vecchiezza: cerca dove sia la fonte che non cessa mai di zampillare; vola sopra questa e arriva vicino a Dio). Versi da interpretare anche allegoricamente come capacità di ogni buon imperante, ovviamente superiore ad ogni altro uomo, di ben governare nonostante la vecchiaia, grazie alla continua ricerca e al ricorso di coloro in grado di offrire i loro saggi consigli, avvicinandosi in tal modo, attraverso le giuste scelte di comando, alla volontà di quel Dio da cui aveva ricevuto lo scettro del potere.
L'iconografia di questo trionfo rimase praticamente invariata nella produzione successiva sino ai tarocchi occultistici. In particolar modo in quelli del Wirth alcuni elementi avvicinano la figura dell'Imperatrice alla Vergine dell'Apocalisse (figura 2): la Luna sotto i piedi, che indica il dominio sulle cose sublunari, cioè terrene; le dodici stelle intorno al capo e infine le ali, che erano già apparse nel Tarocco Marsigliese (figura 3) e che le servirono per ascendere velocemente per salvare il bambino insidiato dal dragone, bestia immonda divenuta anch'essa attributo della Vergine dell'Apocalisse: "...apparve nel cielo una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle" (Apocalisse XII, 1).

 
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