Saggi di Andrea Vitali

L'Ordine dei Trionfi

In mazzi di tarocchi antichi e in documenti del sec. XVI

 

In questo articolo tratteremo dell’elenco dei Trionfi come descritti in alcuni dei più importanti documenti del Cinquecento, manoscritti e opere a stampa, e come ritroviamo in quattro specifici mazzi antichi: il Tarocco di Carlo VI, il Tarocco Bolognese, quello Toscano e i Tarocchi Rosenwald.

 
Il problema dell’attribuzione è a nostro avviso ancor lungi da essere risolto per quanto riguarda i cosiddetti Tarocchi di Carlo VI (1). Non essendo lo scrivente uno storico dell’arte, deve affidarsi alle valutazioni degli esperti le cui conclusioni sono tuttavia discordanti. Si ritiene comunque di poter esprimere un proprio parere in base ad alcune considerazioni dettate dalla convinzione dell’origine bolognese dei tarocchi (si veda a questo proposito gli articoli Il Principe e Bologna e l’invenzione dei Trionfi).


In primo luogo occorre valutare che una stessa versione iconografica presente in due o più distinti mazzi non indica necessariamente un medesimo luogo di provenienza. Scrive Giuliana Algeri (2): “Se da un lato infatti, come è stato concordemente sottolineato, le carte trovano precisi riscontri strutturali e formali soprattutto con la serie di Catania (3) dall’altro presentano notevoli affinità iconografiche e compositive proprio con i Tarocchi  della Cary Collection di New Haven (4) il cui rapporto con la corte ferrarese è attestato dalla presenza dello stemma della famiglia d’Este sugli scudi della regina  e del cavallo di Bastoni e su quello della regina di Spade. Le corrispondenze iconografiche più puntuali riguardano in particolare la figura del Matto, rappresentato in entrambi i mazzi come un buffone deriso da un gruppo di bambini. Il rapporto tra le due figure risulta ancor più evidente se si considera la totale diversità  di questa iconografia rispetto alla tradizione lombarda in cui il Matto ha piuttosto l’aspetto di un mendicante gozzuto. Anche le figure del Papa, della Temperanza e del Mondo, appaiono ispirate agli stessi schemi compositivi delle carte di New Haven, così come l’immagine dei due astronomi che studiano la luna si ricollega direttamente allo schema iconografico adottato nelle carte d’Este per la figura della Stella. Se si accetta quindi l’ipotesi di un’origine ferrarese per le carte della famiglia d’Este, non si può non concludere che anche i Tarocchi di Carlo VI furono eseguiti nella medesima città. Un riflesso della pittura ferrarese si può d’altronde cogliere – indipendentemente dai rapporti con le carte d’Este – nelle figure dell’Innamorato e del Carro, riconducibili entrambe ai festanti cortei del Saloni dei Mesi nel Palazzo Schifanoia”.


Su quanto scritto dall’Algeri si può dibattere che una medesima struttura iconografica non presuppone necessariamente una stessa provenienza: molti potrebbero essere i motivi della  similitudine, ad iniziare da un atteggiamento puramente imitativo. La figura del Folle attorniato da fanciulli si trova ad esempio in diverse Bibbie del sec. XVI (si veda il saggio iconologico riferito a questo Trionfo). Inoltre il Salone dei Mesi in Schifanoia acquistò tale fama da considerarsi plausibile che se ne traessero spunti per abiti e figurazioni. Pur attribuendo ai mazzi sopracitati specifiche finalità commemorative (ad esempio il mazzo di Ercole I d’Este venne realizzato per commemorare il matrimonio del Duca Ercole con Eleonora d’Aragona come si evince dallo stemma degli Este impresso sulla regina di Spade, sulla regina e sul cavallo di Bastone  mentre  quello degli Aragona si trova sul re e sul cavalo di Spade), è difficile stabilirne l’autore. Come abbiamo fatto osservare (Bologna e l’invenzione dei Trionfi) la corte d’Este si rivolse in più occasioni alla competenza dei fabbricanti di carte di Bologna per mazzi da utilizzarsi a corte e per gli artisti bolognesi doveva essere più che normale realizzare abiti e situazioni in stile ferrarese, se la committenza lo avesse richiesto. Tuttavia esiste un altro e più importante elemento che induce a pensare che il mazzo di Carlo VI non sia stato realizzato per la corte Estense ma al contrario per Bologna, e cioè l’ordine dei Trionfi di tipo bolognese che vede nella carta dell’Angelo il trionfo più alto distinguendosi dall’ordine ferrarese che contempla invece il Mondo quale trionfo superiore (5). Per quale motivo un artista ferrarese avrebbe dovuto dare un ordine bolognese ad un mazzo di carte da utilizzarsi dagli Este? Altra possibilità: potrebbe essere stato un artista ferrarese a realizzare quel mazzo su ordine di un signore di Bologna. Dovrebbe essere escluso un intervento fiorentino: data la distanza che separa le due città, sarebbe stato più logico affidarsi ai Bolognesi che erano fra l'altro molto esperti.

Dalla figura 1 si possono comparare gli ordini delle carte di Carlo VI e del Tarocco Bolognese, molto simili a quello  delle carte Rosenwald (6). Queste ultime sono stampate su tre fogli non tagliati: nel primo sono presenti tutti i Trionfi,  con esclusione del Matto, e tre figure (regina di Denari, regina di Spade, regina di Coppe); gli altri due fogli contengono  uno dodici figure e l’altro trentasei carte numerali. L’Algeri sostiene che mentre la struttura iconografica dei Trionfi appare mutuata dai Tarocchi di Carlo VI, le restanti carte appaiono di elaborazione successiva. Di contrario avviso è il Depaulis che vede in questo mazzo una sorta di “proto-minchiate” fiorentine. Fra l'altro, da una comparazione che egli compie fra l'ordine di queste carte, i Tarocchi di Carlo VI e quelle indicate nello Strambotto de' Trionfi dei primi del sec. XVI, ne risulta una forte similarità, giungendo così ad affermare che  anche i Tarocchi di Carlo VI  sarebbero stati prodotti in Toscana.

Nell'ordine di tutti i mazzi presi in esame sono presenti minime varianti,  prodotte a mio avviso sia da una diversità del gioco che poteva differenziarsi da città a città, più che da regione a regione, sia da una variante temporale, cioè dal diverso periodo di creazione dei mazzi. I Tarocchi di Carlo VI furono infatti realizzati nella seconda metà del sec. XV, come affermano gli storici dell'arte, mentre sia lo Strambotto che i Tarocchi Rosenwald sono di epoca leggermente più tarda. In quel periodo dieci anni potevano influire moltissimo (figura 2 - Ordine del Tarocco Bolognese e dei Tarocchi Toscani - figura 3 Una sezione del primo foglio del Tarocco Rosenwald).

 

Per quanto riguarda la varia tipologia di ordini, lo storico Michael Dummett ha individuato tre distinti gruppi da lui identificati con le lettere A, B e C: “Le carte che variano più capricciosamente da un ordine all’altro all’interno della sequenza sono le tre virtù. Lasciando da parte le virtù, possiamo dire che la sequenza dei rimanenti trionfi può essere divisa in tre segmenti distinti, uno iniziale, uno intermedio, uno finale, e che tutte le variazioni di ordine si verificano solo all’interno di ciascuno di questi segmenti” (7).


- Il primo segmento comprende il Bagatto, l’Imperatrice  l’Imperatore, la Papessa, il Papa.
- Nel secondo troviamo l’Amore, il Carro, la Ruota, l’Eremita, l’Impiccato.
- Nel terzo la Morte, il Diavolo, la Torre, la Stella, la Luna, il Sole, l’Angelo e il Mondo.

I vari ordini si differenziano in base alla posizione delle virtù e dell’Angelo (Giudizio):

- nell’ordine di Tipo A il trionfo più alto è l’Angelo seguito dal Mondo con le tre virtù vicine solitamente poste al di sopra della carta più bassa del segmento intermedio.

- all’ordine di Tipo B appartiene la maggior documentazione precedente al Settecento: qui la carta del Mondo è la più alta seguita dalla Giustizia e dall’Angelo. In quest’ordine le tre virtù sono posizionate sempre in basso, ma non consecutivamente.

- l’ordine di Tipo C è quello oggi comunemente conosciuto e che corrisponde -  seppur con varianti per cui sarebbe preferibile parlare di diverse varietà di Tipo C -  ai tarocchi di Marsiglia e ai tarocchi Lombardi e Piemontesi: il Mondo risulta essere il trionfo più alto seguito dall’Angelo, la Temperanza si trova fra la Morte e il Diavolo, la Fortezza precede la Giustizia. Differenziazioni si trovano, come sopra espresso, nell’ordine Tipo C del Tarocco di Marsiglia e in due elenchi antichi di trionfi dove la Giustizia si trova al settimo posto sopra l’Amore mentre in un elenco troviamo la Fortezza all’ottavo e nell’altro al nono, sopra il Carro. Nel Tarocco di Marsiglia e nel Tarocco Piemontese la Giustizia si trova al nono posto e la Fortezza all’undicesimo, mentre la Ruota è posta in posizione superiore all’Eremita, mentre nei due documenti antichi il segmento intermedio segue l’ordine tipico, a parte l’inserimento delle virtù (8).  

 

Tutto ciò denota accomodamenti che nel tempo furono adottati più per motivi di carattere ludico che dottrinale. Infatti, considerando la disamina del sottoscritto riguardante l’ordine dei tarocchi strutturati in base alla Scala Mistica, occorre valutare come la più antica lista di trionfi conosciuta, descritta nel manoscritto Sermo perutilis de ludo (figura 4) della fine del sec. XV, rispecchi fedelmente la Scala. I significati dei trionfi riportati dal monaco che scrisse il documento, risultano dettati da una campagna religiosa tesa a condannare i tarocchi come gioco d'azzardo. In quel periodo, il legame che univa i 22 trionfi alla Scala, era stato quasi completamente dimenticato, o meglio, non più riconosciuto da un popolo che in queste carte vedeva solo uno strumento di divertimento. Ovviamente la Chiesa si sentì in dovere di intervenire, affermando fra l'altro che i tarocchi erano stati inventati dal demonio per dannare l'umanità, così come scrive anche il buon monaco. Ci si può rendere conto di quanto i significati attribuiti alle carte dal religioso fossero coerenti con questa presa di posizione, osservando ciò che scrive nei riguardi della Papessa (coloro che rinnegano la fede cristiana), attribuzione che si pone in netto contrasto con il significato  allora universalmente conosciuto di "Fede Cattolica", così come dipinta, ad esempio, da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova.  Ciò che risulta importante è quindi il loro ordine che riflette pedissequamente l'insegnamento espresso dalla Scala  (Si legga in proposito i saggi La Storia dei Tarocchi e La Scala Mistica).

Dal primo ordine di Trionfi conosciuto, risalente all’inizio del Cinquecento, risulta evidente che si trattava di un gioco a sfondo etico. Il Giocoliere (Bagatto) raffigura l’uomo comune a cui sono state date guide temporali, l’Imperatrice e l’Imperatore e guide spirituali, il Papa e la Papessa (la Fede). Gli istinti umani devono essere mitigati dalle virtù: l’Amore dalla Temperanza e il desiderio di potere, ossia il Carro, dalla Forza (la cristiana virtù  “Fortitudo”). La Ruota della Fortuna insegna che ogni successo è effimero e che anche i potenti sono destinati a diventare polvere. L’Eremita, che segue la Ruota, rappresenta il tempo al quale ogni essere deve sottostare e la necessità per ciascun uomo di meditare sul valore reale dell’esistenza, mentre l’Appeso (il Traditore) denuncia il pericolo di cadere nella tentazione e nel peccato prima che la Morte sopraggiunga.


Anche l’Aldilà è rappresentato secondo la tipica concezione medievale: l’Inferno e quindi il Diavolo, è posto sotto la crosta terrestre sopra la quale si estendono le sfere celesti. Come nel cosmo aristotelico, la sfera terrestre è circondata dal cerchio dei “fuochi celesti”, raffigurati da fulmini che colpiscono una Torre. Le sfere planetarie sono sintetizzate dai tre astri principali: Venere, la Stella per eccellenza, la Luna e il Sole. La sfera più alta è l’Empireo, sede degli Angeli che nel giorno del Giudizio saranno chiamati a risvegliare i morti dalle loro tombe. In quel giorno la Giustizia divina trionferà, pesando le anime e dividendo i buoni dai malvagi. Sopra tutti sta il Mondo, cioè “El Dio Padre”, così come definisce questa carta il monaco autore del Sermone. Lo stesso religioso pone il Folle dopo il Mondo, come ad indicare la sua estraneità ad ogni regola e insegnamento in quanto, difettandogli la ragione, non era in grado di comprendere le verità rivelate.

Il pensiero della Scolastica, che mirava ad avvalorare le verità di fede attraverso l’uso della ragione (Cogito, ergo Deus est), accumunò nella categoria dei folli tutti coloro che non credevano in Dio. Nei tarocchi la presenza del Folle acquista pertanto un ulteriore e profondo significato: seppur in possesso di ragione, sarebbe dovuto divenire, attraverso gli insegnamenti espressi dalla Scala Mistica, "Folle di Dio" come lo divenne il santo più popolare, cioè Francesco, che fu chiamato “Lo Sancto Jullare e il Sancto Folle di Dio”.


Cercare nei documenti del tempo scritti che attestano il concetto della Scala in riferimento ai tarocchi sarebbe cosa vana: la conoscenza della teologica, compresi i valori mistico-sacrali dei  numeri, si demandava ai grandi trattati sull'argomento, come la Summa Teologica di San Tommaso. Ad esempio, nessuno si sarebbe mai sognato di informare la popolazione scrivendo il perché il battistero della propria città fosse stato costruito in forma ottagonale (si veda in proposito il saggio Le Stelle). Allo stesso modo  per il significato del Folle si rimandava alla lettura del Salmo 52 della Bibbia, laddove lo si identificava come "il non credente" (Si legga il saggio Il Matto) (9).

Le seguenti figure presentano gli ordini riportati da documenti del sec. XVI (figura 5 - figura 6 - figura 7 - figura 8). Nell’ordine del Lotto festevole, fatto in Villa, fra una nobil schiera di Cavalieri & di Dame, / con i Trionfi de Tarrochi, esplicati in / lode delle dette Damedi Giulio Cesare Croce (1602), la mancanza del Papa e della Papessa (figura 9) appare determinata da un adeguamento al numero delle dame a cui sono dedicati i vari sonetti.


                                                                                                 ADDENDA


Un' ipotesi sul Primo Ordine dei Trionfi



Sono sempre più convinto che il gioco dei Trionfi sia stato ideato in origine dal Principe Fibbia, mentre viveva a Bologna “sub Capella Sancti Prosperi”: a parte aver avvalorato attraverso documenti la sua esistenza e la sua presenza a Bologna proprio negli anni indicati nel celebre quadro seicentesco occorre valutare attentamente la disamina che abbiamo compiuto nel saggio Il Principe e che qui riporto: “Innanzitutto chi commissionò il quadro non conosceva l’epoca precisa di quando i tarocchi fossero stati inventati come non lo sapevano gli uomini che ne trattarono sia nel Cinquecento sia nei secoli successivi. Nel quadro è scritto che Francesco Fibbia fu l’inventore dei tarocchini, quando noi sappiamo che questi rappresentano una variante cinquecentesca del gioco dei tarocchi già esistenti a Bologna fin dal 1442 con il termine di Trionfi. Ciò significa che l’autore delle scritte, additando un personaggio vissuto a cavallo fra il Trecento e il Quattrocento quale inventore dei tarocchini, non conosceva la reale data della loro ideazione, ritenendoli la forma originaria e non una successiva variante (10). Nonostante questo, le date indicate nel quadro risultano essere molto vicine a quelle ipotizzate per la nascita del gioco dei Trionfi, e questo non può che sorprendere. Se l’autore delle scritte avesse menzionato una data più tarda rispetto a quella che noi conosciamo come ipotetica di nascita dei Trionfi - inizio del Quattrocento - avremmo subito compreso che si sarebbe trattato di un tipo di operazione concepita per mettere in forte evidenza il ruolo di questa Famiglia, dato che le carte dei tarocchi erano a Bologna alquanto amate e utilizzate a tutti i livelli sociali. È stato per un puro caso che l’autore delle scritte abbia indicato date così vicine alla realtà, un “azzeccarci” inconsapevole, volendo promuovere l’immagine della propria famiglia o forse è più plausibile che egli sia venuto in possesso di un documento antico che ha riportato, consapevole che ciò avrebbe arrecato anche prestigio alla famiglia? Personalmente ritengo assai più realistica questa seconda ipotesi”.


Una domanda sorge spontanea: il Principe Fibbia ha ideato i Trionfi come oggi noi li conosciamo nel numero e nell’ordine oppure si trattava un gioco dal carattere ancora embrionale? Lothar Teikemeier ha messo molto bene in evidenza che le carte dei Trionfi antichi sopravissuti constavano di 14 carte, per poi divenire 16 e infine 22 (si veda al link Collaborazioni).

Come sappiamo, i Trionfi  divennero 22 dopo un certo periodo di tempo, quando risultò necessario adattare il numero delle carte al percorso mistico. Scrive infatti Mons. Lorenzo Dattrino, docente di Patristica all’Università Lateranense: «Riguardo il numero 22 così si esprime Origine, sommo Padre della Chiesa: "Nella disposizione numerale, i numeri singoli contengono certa quale forza e potere sulle cose e di tale potere e forza s'è valso il Creatore dell'universo, talora per la costituzione dell'universo stes­so, talora a significare la natura delle cose singole cosi come esse ci appariscono. Ne segue allora che, in base alle Scritture, occorre osservare e derivare quegli aspetti che singolar­mente appartengono ai numeri stessi. E in realtà occorre non ignorare che i libri stessi dell'Antico Testamento, come gli Ebrei li hanno trasmessi, sono Ventidue, e ad essi a ugua­le il numero degli elementi ebraici; e questo non senza motivo. Come infatti Ventidue lette­re sembrano essere l'introduzione alla sapienza e alla dottrina impressa con queste figure negli uomini, cosi pure i Ventidue Libri della Scrittura costituiscono il fondamento e l'introdu­zione alla sapienza di Dio a alla conoscenza del mondo" (Select. in Ps l - PG 12, 1084). In altre parole, Origene "riferendosi ai 22 libri ispirati dalla Bibbia scorge nelle Ventidue lettere che compongono l'alfabeto ebraico, una introduzione alla sapienza e agli insegnamenti divini impressi negli uomini" (A. Quacquarelli, s.v. Numeri, in DPAC, pp.2447-2448)» (estratto da La Storia dei Tarocchi).


I Trionfi furono portati quindi a 22 quando si rese necessario orientare i contenuti del gioco su valori etici. Ma per quale motivo? Perchè non esiste miglior metodo didattico che insegnare facendo giocare (Ludendo intelligo). La trasmissione dei contenuti della mistica attraverso le carte fu azione che la Chiesa accettò volentieri. Fu la stessa Chiesa a modificare il mazzo oppure altri, ad esempio qualche giocatore? Non possiamo dirlo con certezza. Qualcuno sostiene che se fosse stata iniziativa della Chiesa probabilmente ne sarebbe rimasta qualche traccia nei documenti, ma come gli storici ben sanno la mancanza di testimonianze scritte non nega la possibilità di un evento, in quanto i documenti (o il documento) potrebbero essere andati dispersi oppure non ancora trovati. Se ipotizziamo invece che sia stato un giocatore o più giocatori a modificarne il numero, deve essere stato qualcuno che conosceva bene il concetto della Scala. E qui possiamo individuare due possibili motivazioni in grado di giustificare tale operazione: o per mero atteggiamento religioso oppure per poter continuare a giocare a un passatempo tanto amato senza sentirsi alitare sul collo il respiro dal carattere pressoché inquisitoriale della Chiesa. Se questa seconda ipotesi apparisse azzardata, una più attenta valutazione sarà in grado di giustificarla: infatti conferire al gioco un aspetto etico significava distogliere da esso l'attenzione delle autorità ecclesiastiche, permettendo ai giocatori di divertirsi senza pensieri. Invero le ordinanze contro il gioco d’azzardo promulgate dalla Chiesa per tutto il Quattrocento non presero in considerazione il Ludus Triumphorum (11). 

Ritornando  ora al nostro Principe Francesco Antelminelli Castracani Fibbia, come abbiamo scritto egli discendeva dal celebre condottiero Castruccio Castracani, il quale venne scomunicato nel 1327 da Papa Giovanni XXII per la sua avversione al potere temporale della Chiesa. Per questo motivo si può ipotizzare che difficilmente egli avrebbe pensato di ideare un gioco sulla mistica della religiosità cristiana  del tempo. Il gioco che inventò potrebbe essere stato composto da 14 Trionfi così come troviamo nelle prime carte miniate o da un numero inferiore di Trionfi (forse 8) semmai abbinati a numeri fino a raggiungere le quattordici carte. Ma sono solo ipotesi. Certamente, vista la scomunica comminata alla sua famiglia, il gioco poteva presentarsi come una parodia del Papato (ricordiamo che proprio in quegli anni, cioè nel 1411, vi fu un'insurrezione a Bologna contro l'autorità papale, soffocata nel sangue) o, se vogliamo evitare tale congettura, essere incentrato su ogni altro diverso aspetto (12).


Note

1 -
Seconda metà del XV secolo, Parigi, Biblioteca Nazionale, Gabinetto delle Stampe. 
2 - Giuliana Algeri, Un gioco per le corti: i tarocchi miniati, in "Le Carte di Corte. I Tarocchi. Gioco e Magia alla Corte degli Estensi", a cura di Giordano Berti e Andrea Vitali, 1987, pag. 34.
3 - Tarocchi di Alessandro Sforza, Ferrara, ca. 1450-1460.
4 - Tarocchi di Ercole I d'Este, Ferrara, dopo il 1473.
5 - L’ordine che contraddistingue queste carte, a cui furono abbinate poco dopo numeri romani, risulta essere quello del Tarocco Bolognese, con la carta dell'Angelo a sovrastare quella del Mondo e con minime varianti nella numerazione delle carte del Carro, della Forza e della Temperanza.
6 - National Gallery of Art, Rosenwald Collection, Washington. L'ordine è il seguente: Angelo, Mondo, Sole, Luna, Stella, Torre, Diavolo, Morte, Eremita, Ruota, Carro, Fortezza, Giustizia, Temperanza,  Amore, Papa, Imperatore, Imperatrice, Papessa, Bagatto, Matto. 
7 - Michael Dummett, Il Mondo e l'Angelo, Napoli, 1993, pag. 173.
8 - Una descrizione molto approfondita sulle varianti si trova in Michael Dummett, op. cit., pag. 174 e sgg. 
9 -  La dottrina della Scala (suoi concetti e numerologia) appartiene alla teologia ascetica e mistica cristiana. Considerare la successione dei 22 Trionfi come rispondente a tale dottrina, è quindi affermazione che non deve essere intesa come una formulazione esoterica o di altra corrente. E' un vero peccato che il Prof. Michael Dummett, a cui tutti noi dobbiamo moltissimo per i suoi studi sulla storia dei tarocchi, non abbia mai approfondito l'aspetto simbolico e dottrinale del loro insieme, argomento avulso dai suoi principali interessi.
10 - Il fatto che i Bolognesi avessero dimenticato il termine tarocchi e il suo gioco composto da 78 carte, non deve stupire. A questo proposito scrive Michael Dummett: "Anche se ancora esistenti nel 1588, la vecchia forma e il mazzo completo erano stati completamente dimenticati alla metà del XVII secolo, benché persistesse il nome di Tarocchino".  Michael Dummett, Il Mondo e l'Angelo, Napoli, 1993, pag. 224.
11 - Al riguardo si veda la nota 4 all'articolo San Bernardino e le Carte da Gioco
12 - Il Principe Fibbia, la cui data di morte più attendibile,  il 1419, è  documentata dalla scritta riportata sul quadro (in altro documento molto più tardo è indicata come il 1399), ideò senz'altro il gioco a Quattrocento iniziato. Fu quello un periodo molto turbolento della storia pontificia, con la presenza di papi nepotisti e antipapi. Poiché i documenti più antichi fino ad oggi reperiti riguardanti il gioco dei Trionfi risalgono al 1440 (Anghiari) e al 1442 (Ferrara), per congettura storica si deve far risalire la loro creazione ad un periodo  precedente non inferiore ai venti/venticinque anni, epoca che corrisponde alla presenza del Principe a Bologna. Tale congettura, in riferimento alla pratica d’uso, è comunemente avvalorata dagli storici del medioevo. Nello specifico, è concorde con lo scrivente il Prof. Rolando Dondarini, docente di storia medievale all’Università di Bologna e dal prof. Paolo Aldo Rossi, docente di storia del pensiero scientifico all'Università di Genova. Occorre infatti considerare il tempo necessario affinché questo gioco acquisisse una tale popolarità da divenire oggetto di realizzazione artistica miniata presso le corti. Inoltre il loro contenuto deve essere messo  in relazione con i contesti culturali del tempo, un contenuto che, nello specifico, viene fatto risalire dal prof. Franco Cardini alla fine del Trecento o inizi Quattrocento. Nella medesima epoca in cui apparvero i primi trionfi miniati, carte simili ma di fattura popolare erano d'altronde già utilizzate a Bologna dalla gente comune, testimoniando una pratica presente da tempo. La mancata sopravvivenza di carte popolari si deve alla loro fattura, poiché la carta e il cartone con cui erano realizzate si deterioravano facilmente.


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