Saggi Storici di Andrea Vitali

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Il Mondo

 

La carta del Mondo nei Tarocchi Visconti-Sforza (figura 1) mostra la Gerusalemme Celeste posta all'interno di un tondo sorretto da due angeli putti. Tale raffigurazione è conforme alla spiegazione che di questo trionfo ne dà l'autore del Sermones de Ludo, ovvero "El mondo che è Dio Padre". Se nella mistica cristiana il quadrato corrisponde al mondo terreno e a ciò che è materiale, il cerchio rappresenta la divinità poiché non ha inizio né fine.

 

Nella visione cosmologica aristotelica medievale l'immagine di un tondo con all'interno una progressione di diversi cerchi concentrici rappresenta la creazione divina. Gli esempi in questo senso sono innumerevoli. Si veda ad esempio la "Prima Causa" nei cosiddetti Tarocchi del Mantegna (figura 2). Nella chiesa romanica di S. Clemente a Tahull in Catalogna un affresco mostra la mano del Creatore che dal centro del cerchio infrange in modo "trascendente" i cerchi esterni creando l'universo tangibile.

 

Nella carta dei Tarocchi di Ercole I d’Este (figura 3), come nella carta dei Tarocchi Dick (figura 4) e Rosenwald un angelo sovrasta un tondo ove è raffigurato un paesaggio quale rappresentazione del mondo tangibile che Dio in sé contiene.


Nei Tarocchi di Carlo VI (figura 5) e di Alessandro Sforza (figura 6) una figura femminile recante in mano lo scettro e il globo aureo, simboli del comando (come nel caso dell'Imperatore del primo mazzo), sovrasta l’immagine del mondo racchiusa in un tondo. Rappresentare un personaggio sopra un tondo raffigurante la terra, quale attributo di autorità o protezione, fu una metodologia ricorrente nel Rinascimento. Si veda a questo proposito l'immagine di scuola fiorentina di Sant'Agostino quale appare in una xilografia del 1460/1470 ora alla Biblioteca Classense di Ravenna (figura 7).

 

A tal proposito, Claudia Cieri-Via ritiene che la carta di Carlo VI "sembra ispirata all'iconografia della Gloria o della Fama, mentre la stessa immagine è stata confusa anche con la fortuna, alla quale in ogni caso è ancora riferito il Mondo nel quale la Fortuna determina le sorti" (1).

 

Sempre nella carta dei Tarocchi di Carlo VI, la figura femminile ha il capo circondato da un’aureola ottagonale, secondo una caratteristica che ritroviamo nelle tre virtù dello stesso mazzo. In tal senso potrebbe rappresentare la Sapienza, cioè la Saggezza, la virtù che San Tommaso lodata ancor più della Prudenza: “È chiaro quindi che la prudenza è la sapienza delle cose umane, ma non è sapienza in senso assoluto: poiché non ha di mira la causa suprema in senso assoluto, ma riguarda il bene dell'uomo, che non è la realtà più eccellente” (2). Nell'Antico Testamento la Saggezza è impersonata da una figura femminile come Sophia (in greco significa ‘Saggezza’), di cui si diceva, tra molti altri detti, che "Ella stende la sua potenza da un’estremità all’altra del mondo e regge l’universo in modo benefico" (Sap. 8: 1). Inoltre: "Se nella vita le ricchezze sono il bene più bramato, ma che cos’è più ricco della Sapienza che dona l’energia a tutti gli esseri?" (Sap. 8: 5)

 

La più antica carta conosciuta del Mondo è quella dei Tarocchi Visconti ora all'Università di Yale (figura 8). Sarebbe stato arduo indentificarla in tal modo se non si avesse avuto la conoscenza delle successive iconografie dell’omonima carta. La identifica come il Mondo la scena nella parte inferiore della carta, dove troviamo un paesaggio costellato di castelli, con un fiume e navi in mare. Questo paesaggio non è incorniciato in un tondo come nelle carte successive, ma in un arco nello stile degli antichi archi trionfali romani, cioè un rettangolo il cui limite superiore è stato sostituito da un semicerchio a rappresentare la rotondità del globo terrestre. Sopra l'arco una figura femminile tiene una tromba in una mano e una corona nell'altra. La tromba, che non si trova nella carta Charles VI, chiaramente la identifica come Fama, con la quale si diffonde la notizia. La Fama è anche uno dei sei Trionfi del Petrarca. Nella scena sottostante un cavaliere, posizionato centralmente, con in mano una bandiera rappresenta probabilmente il beneficiario della Fama o colui che ricerca la stessa.

 

Nella carta di Tarocco Parigino di anonimo del sec. XVII appare invece la dea Fortuna, nella sua funzione di dominatrice del mondo (Imperatrix Mundi), nuda, in piedi sul tondo terrestre del quale gestisce le sorti (figura 9). La vela parzialmente aperta al vento mostra il suo lato utile, ma anche la sua capacità di attirarci con le speranze che non soddisferà. Possiamo ricordare qui l'esposizione di Cesare Ripa dei venti come la rappresentazione dei nostri pensieri e della vela come il potere di agire su di loro. Ripa scrive a proposito di un'immagine della Volontà: “La vela gonfiata mostra, che i venti de' pensieri nostri, quando stimolano la volontà, fanno, che la Nave, cioè tutto l'uomo interiore, e esteriore, si muova, e camini dove ella lo tiri" (3).

 

Sulla carta è lei che controlla la vela, tenendola vicino a sé. La sua posizione sopra il globo crucigero significa che la Fortuna dirocca anche gli imperi dei potenti del mondo, senza guardare in faccia a nessuno. Infatti guarda impietosamente dritto, andando avanti per la sua strada senza curarsi di ciò che le crolla sotto i piedi. La forma della croce non è originale, ma riprende la tipologia, già presente nell'oreficeria medievale, che esalta con gemme le estremità delle braccia della croce e il centro delle stesse.

 

Nell’ immagine del Mondo di un tarocco italiano del sec. XVI, di cui sono rimaste poche carte, ora al Museo del Castello Sforzesco di Milano (figura 10), troviamo quella variante iconografica che si stabilizzerà successivamente nei Tarocchi di Marsiglia (figura 11) e in tutti i mazzi successivi: una fanciulla pressoché nuda o un delicato giovane è raffigurata all'interno di una mandorla, circondata dalle figure in forma animale dei quattro evangelisti (Tetramorfo). Si tratta dell'Anima Mundi, rappresentata già da una figura femminile nel manoscritto latino Clavis Physicae composto da Onorio di Autun nel sec. XII, presente presso la Biblioteca Nazionale di Parigi (figura 12 - Cod. 485-IV, c. 32r.). Questo insieme di disegni e di schemi rappresenta "una delle più perfette espressioni dell'attività immaginativa degli uomini del secolo XII e nel contempo la traduzione fedele di una rappresentazione del mondo legata al sistema platonico, o platonizzato, come l'avevano interpretato i padri greci e il loro discepolo del sec. IX, Giovanni Scoto" (4).

 

Nel pensiero di Plotino e di Porfirio, così come per Platone prima di loro (Timeo: 30a-37c), la funzione di unificare la materia rendendola armoniosa è affidata all’Anima del Mondo, il principio demiurgico che è sia ricettacolo del corpo del mondo sia il principio che mantiene unito l’universo.

 

L'Anima Mundi raffigurata nel manoscritto Clavis Physicae, a differenza della figura sulla carta dei Tarocchi di Marsiglia, non è nuda, una raffinatezza simbolica successiva. Sulla nudità della fanciulla come raffigurata nella carta troviamo nella tradizione biblica che la nudità di Adamo ed Eva “è simbolo di uno stato in cui tutto è manifesto, senza veli. Per i gnostici, come per Porfirio, la nudità è simbolo di un ideale da perseguire: è la nudità dell’anima che rifiuta il corpo, veste e prigione, per raggiungere il proprio stato originario e risalire alle radici divine. Essa, simbolicamente, è morte al mondo profano, preludio alla rinascita iniziatica ed è quindi purificazione. Nudo è l’iniziato ai misteri e nuda l’anima ascende al divino” (5).

 

L'Anima Mundi di Onorio, ha due medaglioni posti ai lati del suo capo che racchiudono il Sole e la Luna nelle vesti di un uomo e di una donna che portano una torcia. Essa tiene nelle braccia una banderuola sulla quale è scritto "Vegetabilis in arboribus, sensibilis in pecoribus, rationabilis in hominibus" (Vegetabile negli alberi, sensibile negli animali, razionale negli uomini). Ai quattro lati sono posti dei medaglioni, sorretti ciascuno da tre mani, raffiguranti i quattro elementi. All'interno, ogni medaglione porta scritto le qualità di ciascun elemento. Ai piedi della donna vi è un'altra iscrizione che ricorda le tre facoltà che Platone concede all'uomo: "Rationabilitas, Concupiscibilitas et Irascibilitas".

 

Abelardo vedrà nello Spirito Santo l'anima del mondo, l'Anima Mundi della quale parlano anche i monaci di Chartres. Guglielmo di Conches, glossando il Timeo (34 c-35 c) afferma che l'anima del mondo è uno spirito o una forza naturale inerente alle cose, che conferisce loro il movimento e la vita. Essa è interamente e integralmente in ogni cosa, ma la sua potenza si esercita diversamente. Essa, posta nel mezzo dell'Universo, dà il movimento agli astri, la vegetazione agli alberi e alle piante, la sensibilità agli animali, la ragione agli uomini.

 

L’Anima Mundi descritta da Onorio, diversamente dalla carta del Mondo ora al Museo Sforzesco, non è posta all’interno di una mandorla, simbolo che troviamo nelle numerose rappresentazioni della Vergine in Gloria (figura 13 - Pinturicchio, Madonna in gloria fra San Gregorio e San Benedetto, Museo Civico, San Gimignano) e del Cristo Pantokrator [Onnipotente] (figura 14 - Maestro senese, sec. XIII, Pinacoteca, Siena).

 

La mandorla rappresenta il simbolo dell’interiorità nascosta dall'esteriorità, racchiudendo con ciò il mistero dell'illuminazione interiore. L'immagine di Cristo all'interno della mandorla significa che la sua natura divina era celata nella sua natura umana. Allo stesso modo l'anima del mondo non è visibile ai sensi, ma è quella forza che governa ciò che esternamente appare in forma materiale. Quando Cristo è circondato dai simboli dei quattro evangelisti, si tratta del ‘Cristo in Maestà’, ma anche l'anima del mondo, come Logos divino, o principio ordinatore, attraverso il quale secondo il Vangelo di Giovanni "tutto è stato fatto” (Gv 1: 3). Di conseguenza nel tarocco di Jacques Viéville, invece di una figura femminile appare chiaramente una figura maschile (figura 15). Forse Cristo stesso?

 

Nella sopra citata carta del Mondo, sono riportati ai quattro lati della mandorla gli Evangelisti in forma animale (Tetramorfo), come descritti nell'Apocalisse di San Giovanni (4:7) e quali appaiono nelle visioni del Cristo Pantokrator. Francesco Piscina scrisse nel 1565 un ormai famoso trattato dal titolo Discorso sopra l'ordine delle figure de Tarocchi. A proposito di questa carta egli scrive "Hora la figura del mondo in mezo questi quattro Santi Evangelisti l'Autore ha posto, per insegnarci che il mondo non può star senza religione, i precetti della quale hanno scritto questi Santissimi Evangelisti, essendo ella il principal fondamento della quiete e conservatione de stati e della felicità de popoli, e senza la quale - si come gia habbiamo in molti luoghi accennato - noi non potremmo salvar l'anima nostra, nata solo per servir al Grandissimo Signore Dio Nostro" (6).

 

Nessuna carta di tarocchi conosciuti si adatta perfettamente alla descrizione del Piscina di un’"immagine del mondo in mezzo a questi quattro santi evangelici". Tuttavia se consideriamo che la parola ‘mondo’ in italiano significa anche ‘universo’ e si riferisce al nostro globo terrestre, allora la cinquantesima (e ultima) immagine della versione della serie S dei Tarocchi di Mantegna, realizzata dopo la Serie E, ben si adatta a questa descrizione (figura 16). Possiamo anche ipotizzare che l’immagine avrebbe potuto raffigurare anche un tondo con colline e castelli, come ritroviamo in altre carte delle prime rappresentazioni del Mondo oppure qualcos'altro.

 

Il Cristianesimo derivò la figura femminile dell'Anima del Mondo dalle religioni degli antichi. Iside fu stimata essere l'Anima del Mondo da Macrobio (7) mentre Apuleio fa parlare Iside nei seguenti termini: "Io sono la natura madre di tutte le cose, padrona degli elementi, principio dei secoli, sovrana degli Dei Mani, la prima delle nature celesti, la faccia uniforme degli Dei e delle Dee" (Rerum naturae parens, elementorum omnium domina, saeculorum progenies initialis, summa numinum, regina manium, prima caelitum, deorum dearumque facies uniformis) (8). Più strettamente associata al cristianesimo primitivo era la sapienza ebraica di Dio, una personificazione femminile che "la dona l’energia a tutti gli esseri" e che "regge l’universo in modo benefico”, come precedentemente citato. Queste descrizioni suggeriscono la finalizzazione del testo in un ambiente platonizzante.

 

Riguardo raffigurazioni di figure femminili all’interno di una mandorla, il Van Rijmberg in una sua opera del 1947 cita un piatto di maternità fiorentina del sec. XV, ora al Louvre, dove una donna è rappresentata completamente nuda in cielo entro una mandorla mentre sotto di lei, sulla terra, appaiono alcuni uomini (9). L'artista ha tratteggiato il percorso dello sguardo di questi ultimi che si vengono ad incentrare tutti sul sesso della dea (figura 17). Se per il Van Rijmberg la figura della donna diviene rappresentazione dell’eterno femminino e il connubio donna-mandorla una vulva simbolica, lo schema di una Cteis, rappresentando quindi l’Amore, per l’iconologa Claudia Cieri Via l’immagine raffigurerebbe Venere nell’atto di “dispensare i suoi poteri sull’umanità sottostante”, inspirando e informando tale raffigurazione, tramite un più ampio significato di principio di vita, come  “un’immagine simbolica del mondo” (10).

 

Con uno scopo simile, un'immagine riportata dal Cartari ci mostra Apollo nudo, quale rappresentazione dell'Anima Mundi, secondo quanto già espresso riguardo la carta del Sole. In questo senso un'immagine nel libro Imagini de gli Dei delli Antichi di Vincenzo Cartari (figura 18 - Ed. 1626, immagine aggiunta da Lorenzo Pignoria) ci mostra una combinazione di Apollo-Giove nudi, la frusta del guidatore in una mano e i fulmini nell'altra, come rappresentazione dell'Anima Mundi.

 

Quanto segue è ciò che il Cartari scrive: “Nondimeno Macrobio riferisce, che in certa altra parte dell’Assiria, ove fù creduto il Sole, & Giove, che mostra l’anima del mondo, essere una medesima cosa, era un simulacro dorato senza barba, il quale stando con il braccio alto teneva nella destra mano una sferza in guisa di auriga, & portava nella sinistra il fulmine, & alcune spiche, le quali cose mostravano il potere del Sole, & di Giove essere insieme giunto” (11).

 

Per il Cartari, quindi, Giove rappresentava l’anima del mondo, riprendendo l’argomento nella parte iniziale laddove, parlando di Giove, scrive: “Et dal giovare dicesi, che ei fu chiamato Giove da’ Latini, sì come appresso de’ Greci hebbe un nome, qual mostrava, che da lui venisse la vita a tutte le cose. Et perciò lo posero i Platonici per l’anima del Mondo […]” (12).

 

Tuttavia, Cartari descrive anche Apollo in un modo molto simile a come Platone descrive l'anima del mondo. Egli per primo caratterizza le Muse come inventori delle arti liberali attraverso una scena immaginata: “[…] dipingevano le Muse […] che tenendosi per mano l’una con l’altra, menavano bella danza in giro, & Apollo, ch’è ò le guidava, essendo egli quel lume superiore, il quale illustra l’humano intelletto, overo che stava loro nel mezo. Et è dato il luoco di mezo ad Apollo non solamente quivi, ma nell’universo ancora, & perché egli diffonde per tutto la virtù sua; onde fu chiamato core del Cielo: & per mostrare ch’egli haveva potere quivi, & in terra ancora, & fino in inferno. Gli antichi gli posero in mano la Lira, intendendo per questa la celeste armonia […] (13).

 

Una descrizione da paragonarsi a quanto scrive Platone sull’anima del mondo:

 

“Et l’anima nel mezo di quello [dell’universo] locando, per tutto la distese, & di quella ancora esso corpo esternamente scoperse intorno […]. Adunque poi che tutta la constitutione dell'anima, secondo la mente del creatore fu fornita, doppo questo, tutto quello, che era corporale, dentro di essa fabrico, & il mezo alla meza accomodando, acconciamente adattò. Ma quella dal mezo per tutto fino all'estremità del cielo distendendosi, & intorno à quello esternamente spargendosi, & se in se medesima rivolgendo, così della sempiterna, & saggia vita, per tutto il tempo diede il divino principio. Onde il corpo del cielo visibile è fatto, & l'anima veramente è invisibile, di ragione, & di armonia partecipe, ottima fatta di tutte le cose generate dal suo fattore ottimo di tutte le nature intelligili, & che sempre sono” (14).

 

La figura femminile presente nella carta del Mondo dei Tarocchi di Marsiglia, tipicamente tiene una gamba sollevata dando l’idea del movimento, forse del ballo. In tal senso, l’atteggiamento potrebbe essere stato ispirato dalla scena delle Muse danzanti attorno ad Apollo, simile all'anima del mondo "che si rigira in se stessa". Dürer ha realizzato una xilografia con la più appropriata delle Muse, Urania (la musa dell'astronomia e in Greco "del cielo"), la quale tiene la sfera celeste in un modo da ricordare sia Platone che la carta dei Tarocchi di Marsiglia (figura 19 - Albrecht Dürer, Urania, 1502). Mentre l'Urania di Dürer non è racchiusa in una mandorla, Claudia Cieri-Via nota che a volte Urania era, come la Vergine, Iside e Venere, un onore motivato “dalla presenza in alcuni casi del compasso in mano alla figura femminile" (15).

 

Nel testo alchemico Quinta Essentia del 1570, del Leonhardt Thurneyesser Zum Thurn, una donna nuda è posta al centro di varie mandorle di grandezza progressiva, completamente circondata da raggi che da lei si dipartono (figura 20). Ella è chiamata Anima Mercurii, espressione latina per ‘Anima di Mercurio’.

 

Secondo C. G. Jung, nel suo studio Lo Spirito Mercurio questo Mercurio rappresentava l'equivalente alchemico dell'anima del mondo platonica. Egli cita un testo del Mainz del 1679, il Coelum Sephiroticum Haebraeorum di Johann Steebe, secondo cui Mercurio è lo "spirito supercelestico che è congiunto alla luce, e che giustamente potrebbe essere chiamato l'anima mundi" (16). Anche Mercurius, scrive Jung nello stesso saggio, è chiamato spiritus vegetatus, ovvero ‘spirito di vita’ nel Tractatus Aureus, pubblicato nel 1678, ma scritto molto precedentemente (17), così come coelem, che significa ‘cielo’ nel senso del ‘paradiso’, nel Tractatus Micresis, pubblicato nel 1660 ma da datarsi per Jung al XIV secolo (18). Egli conclude che "È evidente da un numero infinito di testi che gli alchimisti si riferivano al concetto dell'anima mundi, da un lato all'anima del mondo del Timeo di Platone e dall'altro allo Spirito Santo, che era presente nella Creazione e che ha svolto il ruolo di procreatore" (19). Una relazione con lo Spirito Santo del tutto simile a quanto abbiamo visto in Abelardo.

 

In un lavoro precedente, realizzato con appunti presi da suoi studenti, Jung avrebbe caratterizzato questa stessa Anima Mundi come “Quinta Essentia”, così chiamata perché trascende e governa i quattro elementi; in quanto tale il suo conseguimento come "microcosmo redento" divenne simbolo dell'Opera Compiuta (20).

 

È interessante osservare la similitudine iconografica fra la fanciulla danzante nella carta del Mondo dei Tarocchi di Marsiglia e la raffigurazione di Shiva Nataraja (Signore della Danza) (figura 21 - Bronzo, India, Stato del Tamil Nadu, Dinastia Chola, c. 990 d. C.), dove la danza del Dio, posto nel mezzo di un cerchio di fuoco, assumendo una valenza cosmogonica, diviene simbolo della creazione e della trasformazione del mondo.

 

Note

 

1 - Claudia Cieri Via, Il Mondo, in G. Berti - A. Vitali (a cura), “Le carte di Corte: I Tarocchi, Gioco e Magia alla Corte degli Estensi”, Bologna, Nuova Alfa Editoriale, p. 180. Si ringrazia Michael S. Howard per il restante paragrafo riguardante la Saggezza.

2 - Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, II-II.47.2.1.

3 - Cesare Ripa, Iconologia, overo Descrittione di diverse Imagini cauate dall'antichità & di propria inuentione, Trovate, & dichiarate, da Cesare Ripa Perugino, Cavaliere de Santi Mauritio & Lazaro, Di nouo reuista & dal medesimo ampliata di 400 e più immagini. Appresso Lepido Favij, in Roma, MDCIII [1603], p. 520.

4 - M. Ch. D'Alverny, Le Cosmos symbolique du XII siecle, in "Archives d'histoire doctrinale et littéraire du Moyen Age", XX, 1953. 

5 - Laura Simonini, a cura di, Porfirio, L'Antro delle Ninfe, Milano, 1986, pp. 239-240. Di seguito è riportato il passaggio completo, inclusi i riferimenti forniti dalla studiosa:

 “Per i gnostici, come per Porfirio, la nudità è simbolo di un ideale da perseguire: è la nudità dell’anima che rifiuta il corpo, veste e prigione, per raggiungere il proprio stato originario e risalire alle radici divine (Acta Thomae, 21; 27). Essa, simbolicamente, è morte al mondo profano, preludio alla rinascita iniziatica (cfr. EINM [M. Eliade, La nascita mistica, Brescia, 1980], pp. 48-55) ed è quindi purificazione. Nudo è l’iniziato ai misteri (Plotino, Ennead., I, 6, 7; referito forse ai misteri di Iside) e nuda l’anima ascende al divino (Orac. Cald. Fr. 116, 2 Des Places, cfr, Arisfane, Nub., 498 sgg. - Misteri orfici)”.

6 - Discorso dil S. Fran. Piscina da Carmagnuola sopra l’ordine delle figure de Tarocchi, In Monte Regale, Appresso Lionardo Torrentino, MDLXV [1565], p. 22.

7 - Saturnali, I, c. 20 - 21.

8 - Metamorfosi 11, 5.

9 - Gérard Van Rijnberg, Le Tarot. Histoire, Iconographie, Esoterisme, Guy Trédaniel Édition de la Maisnie, Paris, 1981, p. 186.

10 -  Claudia Cieri Via, op. cit., p. 181.

11 - Vincenzo Cartari, Imagini de gli Dei delli Antichi, In Padova, Nella Stamparia di Pietro Paolo Tozzi, M.DC.XXVI [1626], p. 41

12 - Ibidem, p. 113.

13 - Ibidem, p.46

14 - Il Dialogo di Platone, intitolato il Timeo, overo della natura del Mondo, Tradotto di lingua Greca in Italiana da M. Sebastiano Brizzo, In Venetia, Per Comin da Trino, MDLVIII [1558], pp. 9r e 10r.

15 -Cieri-Via, op. cit., p. 180. Si ringrazia Michael S. Howard per gli ultimi quattro paragrafi.

16 - C. G. Jung, The Spirit Mercurius, in “Alchemical Studies”, vol. 13 dei Collected Works, trad. R. F. C. Hull, Princeton University Press, Princeton, New Jersey, 1967, p. 214. Originariamente presentato come una lezione nel 1942, pubblicato come Der Geist Mercurius in “Eranos Jahrbuch1942”, Zurich, 1943, e ristampato nel 1948.

17 Ibidem, p. 213.

18 - Ibidem, p. 219.

19 - Ibidem, p. 214. Si ringrazia Michael S. Howard per le informazioni su Jung riguardanti questo paragrafo.

20 - Nietzsche’s Zarathustra: notes of the seminar given in 1934-1939, vol. 2, Princeton University Press, Princeton, New Jersey 1988, p. 1401. L’edizione originale in inglese venne realizzata tramite note prese da letture di Carl Gustav Jung il 9 Novembre 1938. Una simile connessione venne svolta da Giordano Berti nel saggio Il Libro di Thot, ovvero, l’interpretazione esoterica del Tarocco, in G. Berti e A. Vitali, op. cit., pp. 209-210.

 

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